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La Stampa Rassegna Stampa
27.06.2020 Strage di Ustica: ecco la pista palestinese
Commento di Francesco Grignetti

Testata: La Stampa
Data: 27 giugno 2020
Pagina: 14
Autore: Francesco Grignetti
Titolo: «La strage di Ustica quarant'anni dopo. Rispunta la pista dell'attentato palestinese»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 27/06/2020, a pag.14, con il titolo "La strage di Ustica quarant'anni dopo. Rispunta la pista dell'attentato palestinese", il commento di Francesco Grignetti.

Non era casuale, come chiarisce Grignetti, la presenza di terroristi palestinesi in Italia nel 1980, al tempo della strage di Ustica. Eppure nessuno ha mai indagato a fondo su questa pista...

Ecco l'articolo:

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Francesco Grignetti

Firme false e oscuri decessi dopo la strage del DC9 di Ustica ...

Ventisette giugno 1980, quarant'anni fa. Alle ore 20:59 precipita in mare il Dc9 della compagnia Itavia, in volo di linea da Bologna a Palermo, con 77 passeggeri e 4 membri dell'equipaggio. Non si salva nessuno. È la Strage di Ustica di cui, ancora oggi, non conosciamo i colpevoli. Ventisette giugno 1980, sempre quarant'anni fa. Alle ore 10 del mattino, la sede centrale del Sismi riceve un allarme rosso dal Libano: «Habet informazioni tarda sera. L'Fplp avrebbe deciso di riprendere totale libertà di azione senza dare corso ulteriori contatti a seguito mancato accoglimento sollecito». Comincia così un telegramma cifrato che per decenni è stato coperto da segreto di Stato, inaccessibile a chiunque, magistrati compresi, e che solo dal 2014 è stato parzialmente declassificato. Attualmente vi è apposto il timbro di «segretissimo». Non è dato sapere se i magistrati di Roma, che tuttora indagano sulla Strage di Ustica, lo abbiano avuto in visione. Di sicuro nel 2016 lo hanno letto i membri della Commissione Moro II, ma senza possibilità di fotocopiarlo, e con divieto assoluto di divulgazione. Da allora, su questo documento che La Stampa è finalmente in grado di raccontare, destra e sinistra, cristallizzati in «partito della bomba» e «partito del missile», hanno preso a litigare ferocemente. Sempre per allusioni, ovvio, dato che non gli è possibile tirarlo fuori. Ma è zuffa continua. Perché l'allarme del Sismi, arrivato a Roma poche ore prima del disastro aereo, è oggettivamente inquietante. E rilancerebbe la tesi dell'attentato ad opera di una frangia filolibica del terrorismo palestinese. Il telegramma, firmato dal colonnello Stefano Giovannone, l'ottimo capocentro del Sismi che da Beirut copriva l'intero Medi Oriente e si era meritato nel Sismi il nomignolo di Maestro, era l'ultimo di una serie sempre più angosciata. In quei mesi, per via di una storia di missili palestinesi sequestrati in Abruzzo, a Ortona, l'intelligence italiana aveva dovuto sostenere l'urto delle minacce da parte dell'Fplp, l'organizzazione palestinese di fede marxista. Il governo italiano aveva promesso che avrebbe trovato un accomodamento. Che il processo in corso sarebbe stato «aggiustato» e che quanto prima sarebbe stato rimesso in libertà il referente in Italia dell'Fplp, tale Abu Anzeh Saleh. Le cose però non erano andate così. E nonostante le loro pretese di uno spostamento del processo e le promesse del nostro governo, all'Aquila l'appello era ripreso il 17 giugno. A questo punto quelli dell'Fplp erano furibondi. C'era un'ala estremista che volevano passare all'azione ed era sempre più faticosamente contenuta dal leader George Habbash. Nel 1973 aveva sottoscritto anche lui, dopo Arafat, il Lodo Moro che avrebbe dovuto tenerci al riparo da attentati. Ma nel giugno 1980 faceva sapere di non essere in grado di tenere i suoi. «Se il processo dovesse avere luogo e concludersi in senso sfavorevole - scriveva Giovannone - mi attendo reazioni particolarmente gravi in quanto Fplp ritiene essere stato ingannato e non garantisco sicurezza personale ambasciata Beirut». Impressionante è la sequenza. Nove giorni prima del 27 giugno, Giovannone aveva inviato un altro allarmatissimo telegramma cifrato: «Non si può più fare affidamento sulla sospensione delle operazioni terroristiche in Italia e contro interessi e cittadini italiani decisa dall'Fplp nel 1973, e si può ipotizzare una situazione di pericolo a breve scadenza». Aveva saputo anche di più: «Fonte fiduciaria indica due operazioni da condurre in alternativa contro obiettivi italiani: 1) dirottamento di un Dc9 Alitalia, 2) occupazione di una Ambasciata». La soffiata, insomma, riguardava un Dc9 di linea. Ma lo 007 era troppo avvertito per credervi appieno. «Non si può escludere che la notizia sia stata diffusa allo scopo di coprire i reali obiettivi e luoghi delle suddette operazioni». Allo stesso tempo avvisava che l'Olp non poteva più garantire per l'Fplp «attualmente controllato da esponenti filolibici». E infine c'era il timore che facessero «ugualmente le azioni minacciate utilizzando elementi estranei». Fin qui le carte del 1980. Capire che cosa significhino spetta alla magistratura. Per il «partito della bomba» e il «partito del missile», però, è più naturale accusarsi a vicenda di depistaggio.

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