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La Stampa Rassegna Stampa
16.01.2020 Iran, aereo abbattuto: il regime cerca un responsabile solo per nascondere la verità: la responsabilità è della dittatura degli ayatollah
Cronaca di Giordano Stabile

Testata: La Stampa
Data: 16 gennaio 2020
Pagina: 14
Autore: Giordano Stabile
Titolo: «Rohani: i militari si scusino per il Boeing abbattuto»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 16/01/2020, a pag.14, con il titolo "Rohani: i militari si scusino per il Boeing abbattuto", la cronaca di Giordano Stabile.

Affidereste l'atomica a un Paese come l'Iran, un regime totalitario che "per errore" abbatte un aereo provocando la morte di tutti i passeggeri e dell'equipaggio? Affidereste l'atomica a una dittatura che nasconde la verità dei fatti e mente spudoratamente perfino dopo aver provocato un disastro aereo con quasi 200 vittime? Affidereste l'atomica a un regime che cerca un capro espiatorio da incolpare per l'aereo ucraino abbattuto, in modo da sviare l'attenzione dalla vera responsabilità, che risiede nella natura criminale del regime sciita stesso?

Ecco l'articolo:

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Giordano Stabile

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Hassan Rohani cerca di riguadagnare consensi fra la popolazione, esasperata dalla crisi e dalle bugie del regime sull'abbattimento del Boeing ucraino, e invita i militari a «chiedere scusa e rivelare tutto quello che è successo». E' il terzo affondo del presidente riformista contro i Pasdaran, che hanno cercato di attribuire il disastro a un incidente ma dopo 4 giorni hanno dovuto ammettere la responsabilità. Rohani ha spiegato che «bisogna informarle con onestà». E' un momento cruciale per la tenuta del regime, che martedì ha dovuto incassare le accuse di Paesi europei sulle violazioni del Trattato sul nucleare. Accuse che ieri sia Rohani che il ministro degli Esteri Javad Zarif hanno respinto.
Il fronte interno resta però quello più caldo. «Esorto le forze armate a spiegare alla gente quello che è accaduto – ha ammonito Rohani - perché capisca che non si voleva nascondere nulla». Dopo i primi arresti nell'ambito delle indagini, il comandante delle forze aerospaziali dei pasdaran, Amir Ali Hajizadeh ha visitato ieri la famiglia di una delle vittime e ha cercato di giustificarsi: «Abbiamo saputo dell'abbattimento accidentale sin dalle prime ore ma abbiamo ritardato per non mettere in pericolo la sicurezza nazionale».


Le proteste sono però continuate per il quinto giorno. Decine di persone, ha denunciato Amnesty International, sono state ferite dalle forze di sicurezza che «hanno usato proiettili di gomma e lacrimogeni per disperdere i manifestanti, prendendoli anche a calci e manganellate». In questo clima l'ala riformista cerca di salvare quel che resta del Trattato sul nucleare. Lo stesso Rohani ha respinto le accuse da parte di Germania, Francia e Gran Bretagna. E ha rigettato l'ipotesi del premier britannico Boris Johnson di una «nuova intesa» che includa limiti ai missili balistici e ogni ipotesi di dialogo con Donald Trump: «L'unica cosa che sa fare è non mantenere le promesse».
 Anche Zarif ha risposto agli europei, ha ribadito che tutti i passi intrapresi dall'Iran «restano nell'ambito del Jcpoa» e che Teheran è pronta a fare marcia indietro appena Berlino, Parigi e Londra «manterranno i loro impegni», cioè faranno funzionare a dovere il veicolo finanziario Instex per aggirare le sanzioni americane. La risposta mette però i tre Paesi europei in una posizione difficile, perché si aspettavano un passo indietro nell'arricchimento dell'uranio e sulle nuove centrifughe.

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