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La Stampa Rassegna Stampa
15.01.2020 L'Iran viola esplicitamente l'accordo sul nucleare e minaccia vendette contro Usa, Israele, Occidente
Cronaca di Giordano Stabile, Francesco Semprini intervista un capo terrorista sciita

Testata: La Stampa
Data: 15 gennaio 2020
Pagina: 9
Autore: Giordano Stabile - Francesco Semprini
Titolo: «L'Europa accusa l'Iran di violazioni: a rischio l'accordo sul nucleare - 'Lottiamo contro gli invasori. Anche gli italiani vadano via'»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 15/01/2020, a pag.9, con il titolo "L'Europa accusa l'Iran di violazioni: a rischio l'accordo sul nucleare", la cronaca di Giordano Stabile; con il titolo 'Lottiamo contro gli invasori. Anche gli italiani vadano via' l'intervista di Francesco Semprini al terrorista sciita Qais Hassan al-Khazali.

Affidereste l'atomica a un Paese simile come l'Iran, un regime totalitario che "per errore" abbatte un aereo provocando la morte di tutti i passeggeri e dell'equipaggio? La natura criminale del regime degli ayatollah, di fronte a cui spesso l'opinione pubblica occidentale politicamente corretta chiude entrambi gli occhi, dovrebbe essere ormai evidente a tutti. Le dichiarazioni del terrorista sciita intervistato da Francesco Semprini non fanno che confermarlo.

Ecco gli articoli:

Giordano Stabile: "L'Europa accusa l'Iran di violazioni: a rischio l'accordo sul nucleare"

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Giordano Stabile

I sette giorni neri per l'Iran si sono chiusi con una lettera che la dirigenza della Repubblica islamica temeva ma non si aspettava così presto. I tre Paesi europei che hanno firmato l'accordo sul nucleare del 2015 accusano Teheran di violazioni e si appellano al paragrafo 36 dell'intesa. Il che può portare a nuove sanzioni, questa volta delle Nazioni unite, nel giro di cinque settimane. Un colpo alla strategia del presidente Hassan Rohani, che puntava a dividere l'Europa dagli Stati Uniti e a resistere alla «massima pressione» americana il tempo necessario per vedere Trump fuori dalla Casa Bianca o, in caso contrario, a costruire una rete di supporto da Bruxelles a Mosca, e a Pechino. 
L'abbattimento del Boeing ucraino, all'alba di mercoledì scorso, ha dato un colpo tremendo alla fiducia nella leadership iraniana da parte della popolazione. Adesso è ancora più difficile riconquistarla. Ieri un nuovo video ha mostrato che ad abbattere il Boeing sono stati due missili sparati ad una distanza di 30 secondi l'uno dall'altro da una base iraniana a circa 12 chilometri dall'aereo. 
Ieri gli studenti hanno dato vita a nuove manifestazioni all'ingresso dei principali atenei, dove hanno sfidato i Basij, le forze fedeli alla guida suprema Ali Khamenei incaricate di mantenere l'ordine: «Fuori, ridateci il nostro il Paese», è stato il nuovo slogan. I giovani continuano a sfidare l'apparato di sicurezza, nonostante le cariche e gli arresti, ieri altri trenta. E mantengono la pressione anche dopo le promesse dello stesso Rohani che in un discorso alla tivù ha ribadito che l'abbattimento del Boeing è un «errore imperdonabile» e che «tutti i responsabili dovranno essere puniti» in piena «trasparenza». Un affondo contro l'ala oltranzista e i pasdaran. Ieri ci son stati i primi fermati nell'indagine.
Ma il tempo non lavora a favore dei riformisti. La sponda europea è sempre più debole. Il premier britannico Boris Johnson, rafforzato dal trionfo alle elezioni del 12 dicembre, è irritato per il fermo e la minacciata espulsione del suo ambasciatore. Ha chiesto una «nuova intesa» che ponga limiti anche alla minaccia dei missili balistici. Poco dopo è arrivato il comunicato di Parigi, Londra e Berlino, che accusano l'Iran di aver violato il Trattato e si appellano alla clausola delle «dispute». La mossa potrebbe innescare nuove sanzioni e addirittura portare all'uscita dei Paesi europei dall'accordo, come hanno fatto gli Usa nel maggio del 2018. Da allora Teheran ha superato i limiti nella quantità di uranio e il livello di arricchimento, oltre il limite stabilito del 3,65%, e minaccia spingersi più in là.
I Paesi europei hanno in un primo momento cercato di salvare l'intesa. Hanno creato uno strumento finanziario per aggirare le sanzioni americane, Instex, che però non è decollato. Francia, Gran Bretagna, Germania ribadiscono la volontà di salvare il Trattato ma il passo è un allineamento a Washington e Mosca lo denuncia come una «escalation». Il timore era che i pasdaran, senza questa ulteriore «pressione», riescano a sviluppare ancor più i propri missili balistici. I «cruise» si sono dimostrati efficaci nei raid contro le infrastrutture petrolifere saudite del 14 settembre, e contro la base irachena di Ayn al-Asad, il 3 gennaio. Tanto più che l'Intelligence israeliana valuta in «meno di due anni» il tempo necessario a Teheran per costruire il suo primo ordigno atomico, «se volesse».

Francesco Semprini:  'Lottiamo contro gli invasori. Anche gli italiani vadano via'

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Francesco Semprini

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Qais Hassan al-Khazali

Qais Hassan al-Khazali è attualmente il leader di riferimento della galassia sciita irachena, amico fedele di Teheran, nemico giurato di Israele e degli Stati Uniti. Oggi ricopre l'incarico di segretario generale di Asaib Ahl Haq (Lega dei Giusti) che rientra nel più ampio ombrello della Unità di mobilitazione popolare. Ed è considerato il più abile stratega delle realtà paramilitari che operano nel Paese. Quando lo raggiungiamo si trova in una località imprecisata da dove, in esclusiva, risponde per iscritto alle domande de La Stampa. 

Cosa dobbiamo attenderci dopo l'attacco iraniano alla base di Ain al Assad?
«Quell'azione soddisfa solo il popolo iraniano determinato a vendicare il martirio del Generale Qassem Soleimani, ma non soddisfa gli iracheni che hanno perso un leader di grande rilievo, Abu Mahdi al-Muhandis, vice segretario generale di Kataib Hezbollah, l'uomo che con il sostegno dell'Iran ha sconfitto il terrorismo nel nostro Paese e in Medio Oriente». 

Vi accusano di essere al servizio di Teheran, cosa risponde?
«La nostra organizzazione è politica ma ha anche una ala militare alla quale appartengono sciiti e sunniti, è nata nella provincia di Salaheddine nel 2014 e ha avuto un ruolo rilevante nel combattere lo Stato Islamico. Non potremo mai dimenticare la generosità di Soleimani, quando l'Isis ha occupato due terzi dell'Iraq il generale ha messo a disposizione gli arsenali della Repubblica Islamica senza nessuna condizione. Lui e al-Muhandis sembravano un solo corpo, una forza straordinaria che ha sconfitto il terrorismo. Questo però gli Stati Uniti sembrano averlo dimenticato».

Quindi voi vendicherete anche l'Iran?
«Lotteremo fino alla fine contro l'occupazione americana dell'Iraq, e per realizzare questo obbiettivo useremo tutti i mezzi compresa la lotta armata. Vendicheremo l'uccisione di Abou Mahdi e degli altri caduti nel raid dell'aeroporto di Baghdad, oltre a tutti i martiri che hanno trovato la morte per mano degli americani. Tutti i combattenti sono stati allertati per l'imminente battaglia. Il prezzo del sangue di al-Muhandis è la fine completa della presenza militare americana in Iraq. La nostra risposta non sarà inferiore a quelle iraniana. Questa è una promessa».

Il vostro obiettivo sono solo gli Stati Uniti?
«Gli americani sono malvagi e vogliamo che se ne vadano. Ma il nostro sforzo sarà anche rivolto a realizzare le speranze e i desideri a cui ha dedicato la vita il generale Soleimani, ovvero fermare il saccheggio perpetrato da Israele e garantire la prosperità della terra di Palestina nella sua interezza».

Trump ha detto che ricorrerà alla deterrenza, sarete in grado di essere più veloci di lui?
«Mi rivolgo al popolo americano: il vostro presidente, con le sue stupide decisioni, metterà sempre più a rischio i vostri interessi e causerà solo più morti e feriti tra i vostri soldati gli stessi che lui ha promesso di riportare a casa sani e salvi. E al Congresso dico che se rimarrà in silenzio e permetterà a Trump di prendere qualsiasi decisione, sarà complice e responsabile delle conseguenze. Ai politici di Washington dico che dovranno fare i conti con una potente risposta irachena che scuoterà la terra sotto i vostri piedi e trasformerà i cieli sopra le vostre teste in un inferno».

Ci sono altri militari stranieri sul territorio, compresi gli italiani, anche loro sono un obbiettivo?
«Non penso che le altre forze si opporranno al ritiro dall'Iraq. Non abbiamo nulla contro gli italiani, anzi in alcune realtà come in Libano c'è cooperazione con i nostri fratelli per il bene della popolazione civile. In ogni caso a tutti loro rivolgo un appello: rispettate il voto del nostro parlamento sovrano che prevede il ritiro di tutte le truppe straniere dall'Iraq. Se non se ne andranno e procrastineranno la loro partenza, saranno considerate forze di occupazione e saranno trattate di conseguenza».

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