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La Stampa Rassegna Stampa
21.12.2019 Libia: l'Italia non prende posizione contro Erdogan, ultimatum di Haftar
Cronaca di Francesco Semprini

Testata: La Stampa
Data: 21 dicembre 2019
Pagina: 11
Autore: Francesco Semprini
Titolo: «Ultimatum di Haftar: 'Misurata si ritiri o bombardiamo'»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 21/12/2019, a pag.11, con il titolo "Ultimatum di Haftar: 'Misurata si ritiri o bombardiamo' " l'analisi di Francesco Semprini

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Longa manus di Erdogan stringe quella di Serraj

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Francesco Semprini

Khalifa Haftar lancia l'ultimatum. Concede tre giorni, «scadenza domenica a mezzanotte», a Misurata per «ritirare le proprie milizie da Tripoli e Sirte», oppure minaccia di continuare a bombardare. Annuncia di aver preso di mira un deposito di armi inviate dalla Turchia. Il generale di Bengasi ha lanciato ieri il suo aut aut alle milizie schierate al fianco di Tripoli, e lo ha fatto col tramite di Ahmed al Mismari, il portavoce del sedicente esercito nazionale libico (Lna). «Misurata sarà il nostro obiettivo, ogni giorno senza sosta, se non ritirerà le sue milizie da Tripoli e Sirte al massimo in tre giorni, con scadenza domenica a mezzanotte», ha detto Mismari. E ha dichiarato anche che «chiunque offrirà supporto alla Turchia in Libia verrà distrutto».
Il comunicato di Haftar arriva all'indomani della lettera di Fayez al-Sarraj, presidente del Consiglio del governo di unità nazionale (Gna) di Tripoli (riconosciuto dall'Onu), che ha scritto a cinque Paesi definiti «amici» - Italia, Stati Uniti, Regno Unito, Algeria e Turchia - per chiedere di mandare aiuti militari e «attivare gli accordi di cooperazione in materia di sicurezza per respingere l'aggressione di tutti i gruppi armati che operano al di fuori della legittimità dello stato».


La strategia di Roma
 La tensione è sempre più alta, anche se Roma continua ad auspicare una soluzione politica e non mililtare. Di questo si è parlato infatti nel corso di una telefonata tra il premier Giuseppe Conte e il presidente turco Erdogan, finalizzata a impedire un'escalation e l'esplosione di una guerra per procura a tutti gli effetti. Ma se Erdogan si mostra rassicurante nelle dichiarazioni, i fatti dicono altro: circa 100 soldati turchi sono arrivati ieri mattina a Tripoli, e altri ne arriveranno. Sono sbarcati da una nave cargo, e non saranno gli unici a dare un sostegno a Sarraj. 
Il governo italiano è tornato a far pressione anche sugli americani, cercando di spiegare che l'attuale avvitarsi della crisi è la conseguenza, non la causa, di troppe ambiguità da parte degli Usa. Ma al momento la linea italiana, pur sostenuta da diversi sforzi, non sembra riuscire a frenare la crisi sul terreno.
Che Ankara e Mosca siano diventati i veri arbitri della situazione libica lo dimostra la risposta della Turchia, che «non resterà in silenzio davanti ai mercenari russi del gruppo Wagner, che in Libia starebbero appoggiando le forze fedeli al generale Haftar», ha detto Erdogan. La Russia si era detta molto preoccupata per l'arrivo dei militari turchi. Haftar, ieri, ha aggiunto: «La Turchia tenta di entrare in Libia attraverso Misurata», e ha ammonito che rigetterà «l'invasione turca». Intanto, Tripoli segnala che le «Forze di protezione di Tahruna hanno respinto le milizie di Haftar dalla zona di Al-Daoun».Sono già numerosi i feriti.

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