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La Stampa Rassegna Stampa
14.12.2019 Memoria della Shoah: la lezione di Elie Wiesel
Il direttore Maurizio Molinari risponde a un lettore

Testata: La Stampa
Data: 14 dicembre 2019
Pagina: 22
Autore: Maurizio Molinari
Titolo: «Elie Wiesel credeva nella forza dello studio per preservare il ricordo della Shoah dopo la scomparsa dei sopravvissuti»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 14/12/2019, a pag 22, con il titolo "Elie Wiesel credeva nella forza dello studio per preservare il ricordo della Shoah dopo la scomparsa dei sopravvissuti" la risposta del direttore della Stampa Maurizio Molinari a un lettore.

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Elie Wiesel

Caro Direttore, la scomparsa di Piero Terracina, sopravvissuto alla deportazione nazista, e il valore della testimonianza di Liliana Segre, anche lei sopravvissuta, ci pongono l'interrogativo su come potremo ricordare la Shoah quando i testimoni di ciò che avvenne saranno tutti scomparsi. C'è una risposta a questa domanda? Come possiamo impedire che la morte dei testimoni possa consentire ai negazionisti di cancellare il ricordo dell'Olocausto?

ANGELO FIUME, VENEZIA

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Maurizio Molinari

Caro Fiume, alcuni anni fa ebbi modo di porre questa domanda a Elie Wiesel, il sopravvissuto alla deportazione premiato con il Nobel per la Pace per il valore della sua testimonianza, a partire da libri come "La Notte". Wiesel mi disse: "C'è un'unica risposta possibile, lo studio". Faceva riferimento alla responsabilità delle nuove generazioni di studiare cosa fu, perché e come avvenne lo sterminio di sei milioni di ebrei da parte dei nazifascisti in Europa durante la Seconda Guerra Mondiale. Wiesel credeva profondamente nel dovere di trasmettere la memoria da parte dei sopravvissuti, dei testimoni, così come nel valore dello studio e dell'apprendimento da parte di chi aveva la possibilità di ascoltarli, conoscerli. Questa idea di responsabilità personale nella trasmissione, di generazione in generazione, del ricordo di riflette, osservava Wiesel, nel testo della "Haggadà", il racconto dell'uscita degli ebrei dall'Egitto che ogni famiglia ebraica legge nella sera del "seder" durante la celebrazione della festa di "Pesach". Nell' "Haggadà" è scritto che ognuno deve leggere il testo ritenendosi egli stesso uscito dall'Egitto. Ovvero, la Storia e la memoria come concetto immanente, essenza della vita quotidiana. Un esempio di quanto il metodo della "Haggadà" possa essere d'esempio nel preservare la memoria della Shoah viene da come nella sinagoga di Temple Emanuel, a Manhattan, si celebra "Yom Ha-Shoah", proprio il giorno del ricordo dello sterminio. Sei sopravvissuti, al centro della sinagoga, iniziano, uno dopo l'altro, a raccontare come si sono salvati ma a terminare i rispettivi racconti sono dei giovani ragazzi che hanno studiato le loro vite e ne diventano a loro voltai testimoni. Nell'attimo in cui il sopravvissuto cede la parola al giovane nel raccontare la stessa, identica storia, c'è l'antidoto alla perdita della memoria. La scomparsa di Piero Terracina non è sostituibile — come nel caso di altri sopravvissuti recentemente deceduti, penso ad Alberto Sed, Lello Di Segni, Alberto Mieli e Sylvia Sabbadini— ma se giovani e studenti delle nuove generazioni sapranno diventare i testimoni di quanto subirono, avremo fra noi l'antidoto più formidabile contro la possibilità che quanto avvenne possa ripetersi.

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