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La Stampa Rassegna Stampa
12.12.2019 Libertà di stampa calpestata: i recond negativi mondiali vanno a Cina e Turchia, poi Eritrea, Vietnam, Iran
Commento di Giordano Stabile

Testata: La Stampa
Data: 12 dicembre 2019
Pagina: 17
Autore: Giordano Stabile
Titolo: «Stampa libera, Cina e Turchia prime nella repressione»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 12/12/2019, a pag.17, con il titolo "Stampa libera, Cina e Turchia prime nella repressione", la cronaca di Giordano Stabile.

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Giordano Stabile

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La repressione nei confronti della stampa libera fa un leggero passo indietro quest'anno ma resta un'emergenza, soprattutto in Medio Oriente e Asia. Il Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj) ha calcolato che quest'anno è la Cina al primo posto fra i Paesi con più reporter incarcerati, con almeno 48, in aumento rispetto allo scorso anno. Segue la Turchia con 47, ma in deciso calo rispetto ai 68 del 2018. In questa classifica negativa al terzo posto arrivano Arabia Saudita ed Egitto, entrambi con 26 giornalisti in prigione. In totale, almeno 250 reporter sono incarcerati in tutto il mondo a causa della loro professione. Un anno fa il Cpj aveva documentato 255 casi. Il numero rimane vicino ai 273 prigionieri registrati nel 2016, il record da quando viene pubblicata la statistica. La Turchia ha guidato la classifica negli ultimi quattro anni, prima del forte calo nel corso del 2019, un miglioramento che però secondo la ong non riflette «il successo degli sforzi del governo del presidente Recep Tayyip Erdogan per porre fine al giornalismo indipendente e critico» e che vede nel mirino soprattutto il dissenso dei curdi. Il caso più clamoroso è quello dello scrittore e giornalista Ahmet Altan, imprigionato con l'accusa di complicità nel fallito golpe del luglio 2016, rilasciato su ordine del tribunale, e poi riarrestato pochi giorni dopo.

Situazione critica in Medio Oriente Se il Medio Oriente resta la regione critica, la situazione è in peggioramento in Cina. L'aumento dei reporter incarcerati è legato soprattutto alla repressione in corso nello Xinjiang, la regione autonoma dove vive la minoranza turcofona e musulmana degli Uiguri. Secondo il Cpj «il numero dei giornalisti arrestati è aumentato costantemente sotto la presidenza di Xi Jinping e durante il consolidamento del suo potere nel Paese». Quest'anno, in particolare, la repressione nello Xinjiang «ha portato all'arresto di decine di reporter». Il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Hua Chunying, ha replicato che «le istituzioni con sede negli Stati Uniti non hanno credibilità» e che la Cina «è un Paese basato sulla stato di diritto, dove nessuno è al di sopra della legge». Fra gli altri Paesi dove la libertà di stampa è limitata ci sono l'Eritrea, con 16 giornalisti imprigionati, poi il Vietnam, 12, l'Iran, 11. Il rapporto sottolinea come «autoritarismo, instabilità, proteste» hanno portato a un aumento degli arresti in Medio Oriente. Dei 250 reporter in carcere, «l'8% sono donne», in calo dal 13% dello scorso anno. La maggior parte sono stati arrestati per i loro articoli su temi come «diritti umani e corruzione», i temi che più irritano e preoccupano i regimi autoritari.

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