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La Stampa Rassegna Stampa
01.12.2019 Gli obiettivi del terrorismo islamico: imporre la legge del Corano e sterminare gli ebrei in tutto il mondo
Commento di Giordano Stabile

Testata: La Stampa
Data: 01 dicembre 2019
Pagina: 8
Autore: Giordano Stabile
Titolo: «Al Hashemi cerca vendette e vuole attacchi. In Europa centinaia di jihadisti a piede libero»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 01/12/2019, a pag.8, con il titolo "Al Hashemi cerca vendette e vuole attacchi. In Europa centinaia di jihadisti a piede libero", la cronaca di Giordano Stabile.

Il MESSAGGERO titola oggi, a pag. 9, " 'Hitler uno di noi, odiava gli ebrei': i deliri di Khan, l'aspirante martire". E' un titolo che permette di far capire al lettore come il jihadismo che vuole seminare il terrore e imporre la legge del Corano in Europa sia saldamente legato all'antisemitismo genocida. Per questo i terroristi islamisti guardano come a un modello alla Germania nazista, bene ha fatto il quotidiano romano a rimarcarlo.

Ecco l'articolo:

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Giordano Stabile


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Terrore a Londra

L'Europa rischia di ritrovarsi nelle strade centinaia di potenziali Usman Khan. E la situazione potrebbe aggravarsi con il ritorno dei foreign fighter detenuti nel Nord della Siria, sempre più probabile vista l'evoluzione politica e militare nella regione. Soltanto in Francia ci sono 70 jihadisti europei già condannati che usciranno dal carcere entro il prossimo anno. In Gran Bretagna il numero è inferiore, ma comunque stimabile a due cifre. Sono estremisti che non hanno commesso atti di sangue e hanno ricevuto pene contenute. Il rischio è che anche loro rispondano agli appelli a «colpire il Paesi della coalizione», la motivazione che l'Isis attribuisce al terrorista londinese e che viene usata quando si riferisce a lupi solitari che si sono ispirati al gruppo, senza legami diretti. È il primo attacco rivendicato dallo Stato islamico dopo la morte di Abu Bakr al-Baghdadi e l'ascesa del nuovo califfo Abu Ibrahim al-Hashemi. Il pericolo che questo bacino venga sfruttato da un Isis in cerca di vendetta è stato denunciato dal capo dell'antiterrorismo inglese Chris Phillips: «Stiamo giocando alla roulette russa con la vita delle persone, il sistema della scarcerazione automatica va cambiato». Uno studio di Oxford Analytica pubblicato il 21 novembre mostra come dei circa 600 arresti per terrorismo in Europa nel 2018, 511 siano legati all'estremismo jihadista. A questi vanno sommati quelli effettuati all'apice dell'offensiva dell'Isis sul territorio europeo, fra il 2016 e 2017, il doppio. «Nonostante il declino recente – sottolinea lo studio – la minaccia è destinata a rimanere. Al Qaeda e Stato islamico continuano a istigare attacchi in Europa. E la decisione della Turchia di deportare i foreign fighter fa aumentare i rischi». La questione è acuta in Francia. Il Centre d'analyse du terrorisme ha calcolato, sulla base di 126 sentenze, che questi soggetti sono stati condannati a una media di «6 anni di prigione» ed entro la fine del 2020 «il 60% di loro potranno essere liberati». Un minaccia tanto più grave in quanto, secondo il ministero della Giustizia transalpino, le prigioni sono «un incubatore molto preoccupante» e accolgono già «509 individui condannati per terrorismo e 1157 radicalizzati». Il numero è destinato a crescere. In Francia ci sono 810 cittadini ricercati per essersi uniti all'Isis. Anche se molti sono morti, alcune centinaia potrebbero rientrare nei prossimi mesi o anni, con il rischio di una rapida scarcerazione. È vero che questo non vale per i terroristi accusati di fatti gravi, come le 6 francesi che nel 2016 avevano cercato di far esplodere un'auto piena di bombole di gas a Notre-Dame. Hanno ricevuto pene fra i 20 e i 30 anni, a partire dalla leader, Inès Madani. Ma le sei imputate sono le uniche condannate fra le 298 francesi che si sono unite allo Stato islamico. Un'altra jihadista a processo è la sorella dei fratelli Clain, responsabili dell'organizzazione degli attentati in Europa. Non si è mai pentita, come anche molte delle vedove dei combattenti detenute nei campi di Ayn Issa e Al-Hol nel Nord della Siria. Circa 5 mila europei sono andati in Siria e Iraq. Di questi, secondo la stima dell'Egmont Institute, 400-500 adulti e 700-750 bambini sono ora nei campi. Il loro ritorno pone soprattutto il problema di come condannarli. «La maggior parte sostiene di aver svolto mansioni civili, cuochi, autisti, insegnanti – spiega Anthony Dworkin, analista all'European Council on Foreign Relations -. Per un gruppo di persone credo si possa arrivare a un'incriminazione per aver partecipato ai combattimenti. Per altri non sarà possibile». Ciò significa che nel giro di qualche anno saranno liberi, «in quanto le pene per adesione a un gruppo terroristico si aggirano attorno ai 5 anni di carcere». Le alternative sono quasi tutte «impraticabili». Parigi spinge perché una gran parte sia giudicata in Iraq, dove però il sistema giudiziario lontano dagli standard europei. Centinaia di stranieri sono già stati condannati a morte, compresi 11 francesi. È il solito dilemma fra massima sicurezza e massimo rispetto dei valori europei.

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