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La Stampa Rassegna Stampa
18.11.2019 Hong Kong: gli studenti protestano contro la Cina, battaglia in università
Cronaca di Francesco Radicioni

Testata: La Stampa
Data: 18 novembre 2019
Pagina: 15
Autore: Francesco Radicioni
Titolo: «Hong Kong, battaglia al campus. La polizia reprime la rivolta»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 18/11/2019, a pag.15, con il titolo "Hong Kong, battaglia al campus. La polizia reprime la rivolta" la cronaca di Francesco Radicioni.

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Francesco Radicioni

Notte di battaglia nei corridoi e nelle aule del Politecnico di Hong Kong dove centinaia di studenti si erano asserragliati e avevano sfidato la polizia per tutta la giornata fra lanci di frecce, molotov e armi improvvisate nel tentativo di frenare l'assedio che gli agenti anti-sommossa conducevano con cariche gas lacrimogeni e proiettili di gomma. Erano da poco passate le 4,30 della notte di Hong Kong, quando l'equilibrio precario si è spezzato. Dopo aver lanciato ripetuti richiami e fatto decine di arresti, la polizia ha infatti rotto gli indugi e fatto irruzione nel campus. Un assalto in piena regola, anticipato da uno scarno annuncio delle autorità: "Cittadini, state a casa, la situazione è in rapido deterioramento". Dopo l'irruzione si sono sentite alcune forti esplosioni. Cecchini della polizia hanno sparato gas lacrimogeni dal tetto del palazzo del museo che si trova di fronte al campus universitario mentre gli agenti anti-sommossa entravano nei corridoi del Politecnico. Per rallentare l'assalto i giovani hanno dato fuoco a un ingresso.

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Proteste contro il regime cinese a Hong Kong

Ma intere aree del campus sono andate in fiamme. La polizia ha tratto in arresto tutto il personale medico, le foto dei dottori e infermieri ammanettati e seduti per terra subito sono rimbalzate sui social, decine di studenti sono stati fermati. Un blitz in qualche modo annunciato: da cinque giorni ormai la situazione nell'ex colonia britannica era diventata insostenibile, la rivolta fuori controllo, la polizia stessa incapace di replicare ordinata alle manifestazioni di protesta. Lontane le immagini dei sit in composti di inizio estate. Tanto che tre giorni fa era stato lo stesso presidente cinese Xi Jinping a far capire che Pechino era pronta a tutto "pur di porre fine - queste le sue parole - alla violenza e ristabilire la normalità". L'escalation del PolyU ha trasformato la minaccia di Xi in realtà. Sabato per la prima volta dall'inizio delle manifestazioni alcune decine di soldati dell'Esercito Popolare di Liberazione di stanza a Hong Kong hanno lasciato la loro caserma - in pantaloncini e magliette verde-oliva - per dare una mano a un gruppo di residenti nel rimuovere le barricate sulle strade. Una mossa che secondo gli attivisti democratici rappresenta una violazione della mini-Costituzione di Hong Kong secondo cui le forze armate cinese non possono interferire negli affari locali senza una richiesta del governo dell'ex-colonia britannica. Insomma le avvisaglie che la situazione potesse precipitare nel burrone della violenza aperta erano evidenti. Gli studenti per tutta la giornata avevano replicato colpo su colpo, con la prima linea dei manifestanti pro democrazia - protetta da ombrelli, maschere antigas e scudi improvvisati -a rispondere con una pioggia di bottiglie incendiarie. Dopo esser stato avvolto dalle fiamme, anche un mezzo blindato è costretto ad arretrare. Intanto, dal tetto dell'università gli studenti vestiti di nero usavano catapulte improvvisate e archi: una freccia scoccata dai manifestanti si era conficcata nel polpaccio di un agente portato in ospedale. In una nota la polizia aveva definito gli incidenti una «rivolta»: un'accusa per cui a Hong Kong si rischiano fino a 10 anni di carcere. Con un annuncio su Facebook poi la polizia aveva minacciato per la prima volta di ricorrere alle «armi da fuoco» se gli agenti dovessero continuare a fare i conti con «le armi letali» dei manifestanti. La Polytechnic University è diventato l'ultimo bastione degli studenti, dopo giorni segnati a Hong Kong da una escalation della tensione e da un cambio di strategia di chi scende per le strade: per far crescere la pressione sul governo, le proteste - prima concentrate nei week-end e nei giorni di festa - sono diventate quotidiane. Una mossa che ha seguito la morte - in circostanze ancora tutte da chiarire - di uno studente universitario di 22 anni precipitato nel vuoto da un parcheggio multipiano non lontano da dove la polizia stava facendo operazioni di ordine pubblico.

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