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La Stampa Rassegna Stampa
17.10.2019 Trump-Mattarella: gelo su dazi, Nato e Turchia
Cronaca di Paolo Mastrolilli

Testata: La Stampa
Data: 17 ottobre 2019
Pagina: 3
Autore: Paolo Mastrolilli
Titolo: «Da Huawei agli F35, Donald apre all'Italia ma attacca l'Europa»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 17/10/2019, a pag.3 con il titolo "Da Huawei agli F35, Donald apre all'Italia ma attacca l'Europa", il commento di Paolo Mastrolilli.

Durante l'incontro con Sergio Mattarella, Donald Trump ha mostrato disponibilità sui dazi e apprezzamento per l'arrivo dei jet F35, come riporta Paolo Mastrolilli. Il Presidente Usa ha invece criticato l'Europa. Mattarella ha risposto in modo gelido, insistendo soprattutto sulla necessità, per l'Italia e l'Europa, di eliminare o almeno ridurre i dazi commerciali. Divergenze sono emerse anche sul ritiro delle truppe americane dalla Turchia, al quale Mattarella si è opposto, e sul contributo alla Nato (troppo basso quello dei Paesi europei, secondo Trump).

Ecco l'articolo:

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Paolo Mastrolilli

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Donald Trump con Sergio Mattarella
Aperture all'Italia, critiche all'Europa. Secondo uno schema ormai collaudato della sua presidenza, il capo della Casa Bianca Trump ha gestito così l'incontro di ieri con il collega del Quirinale Mattarella, cercando da una parte di rafforzare il legame con Roma, ma dall'altra di dividerla, o quanto meno marcare la differenza rispetto a Bruxelles. Il presidente italiano però non lo ha seguito su questa strada, ringraziando per le aperture di credito al nostro Paese, ma restando fermo nella difesa dell'Unione, tanto sulla questione dei dazi, quanto su quella dell'intervento turco in Siria. Trump ha avuto simpatia per Roma dal principio del suo mandato, in parte per le convergenze sovraniste all'epoca del governo gialloverde, ma soprattutto perché la considera interlocutrice più disponibile di altre potenze europee, se non addirittura strumento da usare per dividere la Ue. Questa posizione non è cambiata con la nascita del nuovo esecutivo, perché la simpatia fa perno sul rapporto personale stabilito col premier Conte, perché Washington era diffidente dei flirt russi di Salvini, e perché sulla sostanza dei dossier c'è una convergenza superiore ad altri alleati. La prima apertura di credito Trump l'ha fatta sui dazi che entreranno in vigore domani, dopo che la Wto ha autorizzato gli Usa ad imporre tariffe da 7,5 miliardi di dollari alla Ue per i sussidi ad Airbus: «Esamineremo la situazione. L'Italia dice che non c'entra nulla con Airbus e la stiamo trattando troppo duramente. Noi non vogliamo essere duri con lei, perciò vedremo cosa si può fare». Gli Usa hanno la facoltà di scegliere i prodotti europei che colpiranno con i dazi, e quindi nella fase dell'implementazione possono decidere di risparmiarci o limitare i nostri danni. La seconda apertura l'ha fatta su Huawei, cioè l'allarme lanciato in più occasioni dagli Usa sui pericoli per la nostra sicurezza nazionale e quella della Nato, se Roma affidasse ai cinesi la costruzione del sistema di comunicazioni digitali 5G: «Sono soddisfatto per le garanzie ricevute dai leader italiani. All'inizio non era così, ma ora lo sono». La terza apertura è venuta sugli F35, nonostante le critiche perché non abbiamo ancora centrato l'obiettivo sottoscritto in sede Nato di investire almeno il 2% del pil nella difesa: «L'Italia ha appena annunciato che comprerà 90 caccia, una buona notizia». Trump poi ha rimproverato il fatto che spendiamo solo 1,1% del prodotto interno lordo nel settore, con l'obiettivo di spingerci a fare di più. Mattarella gli ha ricordato che siamo il secondo fornitore di truppe per le missioni Nato, sottintendendo che questo impegno andrebbe contabilizzato in qualche modo, come quello in ambito Onu. La quarta apertura è venuta sul caso Barr, anche se questo era un assist rivolto a Conte, più che a Mattarella: «Non conosco i dettagli delle sue missioni a Roma, dovreste chiedere a lui. Però sono deciso a fare chiarezza sulla corruzione avvenuta durante le elezioni del 2016, che probabilmente arriva fino ad Obama, e gli incontri avuti da Barr erano appropriati». Le divergenze evidenti restano nel rapporto con l'Europa, che Trump ha accusato di approfittarsi degli Stati Uniti nel campo commerciale. Mattarella non si è fatto trascinare su questa strada, sfidando per certi versi il suo ospite, quando ha detto che sarebbe meglio negoziare subito una soluzione ai dazi, invece di colpirsi a vicenda quando tra pochi mesi la Wto condannerà anche i sussidi americani alla Boeing. Trump, urtato, ha risposto che «non possono esserci ritorsioni, perché ora siamo pari. La parola chiave nei commerci è reciprocità». Discorso simile sulla Turchia, dove Trump ha quasi scaricato i curdi, equiparando il Pkk all'Isis, e ha affermato che lo scontro tra Turchia e Siria non riguarda gli Usa: «Lasciamo che combattano le loro guerre. Io voglio riportare a casa i soldati». Anche qui Mattarella non ha scalfito l'unità europea, e senza entrare nelle dispute di politica interna americana create dal ritiro dalla Siria, ha ribadito la condanna dell'invasione. Trump in sostanza vuole preservare il buon rapporto con l'Italia, ma queste differenze sull'Europa lo mettono alla prova.

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