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La Stampa Rassegna Stampa
15.10.2019 Perché Israele ha sempre respinto l'idea di entrare in Europa
Cronaca di Marco Bresolin, commento di Mattia Feltri

Testata: La Stampa
Data: 15 ottobre 2019
Pagina: 8
Autore: Marco Bresolin - Mattia Feltri
Titolo: «L'Europa divisa dice no all'embargo. Sulle armi decideranno i singoli Paesi - Una pagina in più»

Riprendiamo dalla STAMPA di oggi 15/10/2019, a pag.8 con il titolo "L'Europa divisa dice no all'embargo. Sulle armi decideranno i singoli Paesi" la cronaca di Marco Bresolin; a pag. 1, con il titolo "Una pagina in più", il commento di Mattia Feltri.

Leggere gli articoli di Marco Bresolin e Mattia Feltri è utile per capire perché Israele ha sempre respinto l'idea di entrare nella Ue. Far parte della Unione europea significherebbe dover sottostare a limiti imposti da parte di Paesi che da decenni hanno una politica conciliante nei confronti delle dittature arabe (è ben noto il ricatto petrolifero in vigore dagli anni Settanta e la politica foloaraba di Craxi nel decennio successivo), più il voto nelle risoluzioni dei consessi internazionali (Onu e Ue) dove in maggioranza o astenendosi, i 28 della UE (italia compresa) si sono sempre dimostrati faziosamente anti-Israele.  In caso di una adesione,  il rischio è che l'Europa  prenda decisioni chIe comprometterebbero la sicurezza e dunque il futuro dello Stato ebraico. Una prospettiva paradossale. L'abbandono dei kurdi, inoltre, fa capire quali siano le priorità dell'Occidente.
Per questo rinnoviamo il nostro invito a non partecipare alla proposta lanciata nei giorni scorsi dal Foglio, in buona fede, certamente, ma irreale, quindi pericolosa, come l'ha sempre giudicata la stessa Israele. Per approfondire: http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=8&sez=120&id=76235

Ecco gli articoli:

Marco Bresolin: "L'Europa divisa dice no all'embargo. Sulle armi decideranno i singoli Paesi"

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Marco Bresolin

Non ci sarà un embargo europeo sulla vendita di armi alla Turchia, ma tutti gli Stati Ue si sono formalmente impegnati a introdurre delle limitazioni al loro export verso Ankara. E l'Ue avrà il compito di «coordinare ed esaminare» le varie posizioni nazionali. L'Italia, ha annunciato il ministro Luigi Di Maio, emanerà già «nelle prossime ore» un decreto per bloccare le commesse. Non quelle in corso, ma solo quelle future. Certo l'accordo trovato ieri dai ventotto ministri degli Esteri Ue a Lussemburgo non era scontato. «Prima della riunione non mi sarei aspettata delle conclusioni su questo punto» ammette Federica Mogherini. I negoziati sulla risposta da dare alla Turchia in seguito all'operazione militare in Siria sono durati più di tre ore e non è stato semplice trovare un punto d'intesa: alcuni Paesi - Regno Unito in testa - hanno cercato fino all'ultimo di bloccare il testo delle conclusioni, nel quale l'Ue utilizza per la prima volta la parola «condanna». Nel documento non si parla di sanzioni economiche. Nei giorni scorsi era stata la Francia a ventilare l'ipotesi, ma ieri Parigi non le ha proposte formalmente. Sin da subito si era capito che su questo non ci sarebbe stata l'unanimità. Alcuni Paesi nordeuropei (vedi la Svezia) hanno fatto notare che bisognerebbe considerare un passo in quella direzione, altri ancora (come l'Austria) hanno invece suggerito di bloccare definitivamente il percorso di adesione della Turchia all'Ue. Difficile trovare un'intesa su questi punti, che comunque giovedì saranno oggetto dalla riunione del Consiglio europeo. Sarà un dibattito molto ampio, durante il quale si discuterà anche della richiesta turca di una nuova tranche di fondi Ue, dopo i 6 miliardi di euro già ricevuti in base all'accordo sui migranti del 2016. La Germania preme sui partner per dare un segnale a Erdogan. Si parlerà anche delle trivellazioni turche al largo di Cipro. Ieri il Consiglio ha avviato l'iter per introdurre misure restrittive mirate nei confronti di «persone fisiche e giuridiche» coinvolte nelle perforazioni. La Commissione dovrà predisporre un regime-quadro per le sanzioni, dopodiché si deciderà se e nei confronti di chi applicarle. Sulla scelta di non procedere con un vero e proprio embargo Ue ha pesato l'appartenenza della Turchia alla Nato. Mogherini ha spiegato che un atto di questo tipo avrebbe potuto mettere gli Stati Ue che fanno parte dell'Alleanza Atlantica «in una posizione giuridicamente complicata». Luigi Di Maio ha inoltre aggiunto che «un embargo europeo richiederebbe mesi di lavoro», mentre un intervento dei singoli Paesi consente di agire «con immediatezza». Secondo i socialisti all'Europarlamento le misure «non avranno alcun impatto diretto sull'attuale situazione in Siria». Dello stesso parere l'ambasciatore turco all'Onu, che ha definito «uno scherzo» la decisione Ue. La Turchia - sostiene Sadik Arslan - ha sviluppato un'industria della Difesa capace di sopperire al blocco delle vendite di armi da parte dei Paesi europei.

Mattia Feltri: "Una pagina in più"

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Mattia Feltri

Hanno ragione Pigi Battista e Giampiero Mughini quando, a proposito di Peter Handke, premio Nobel per la letteratura, dicono che uno scrittore va giudicato per la qualità dei libri e non per l'appoggio a dittatori e mascalzoni vari e alle loro porcherie, altrimenti dovremmo buttare molti dei migliori. Ma di ragione ne ha tanta di più Gianni Riotta quando, sulla Stampa, ricorda che Handke fu al fianco di Slobodan Milošević e della sua macelleria bosniaca perché il premio Nobel, lo svalutatissimo premio Nobel, andrebbe aggiudicato a chi abbia messo l'arte al servizio del «massimo beneficio per l'umanità» e della «fraternità fra le nazioni». La fraternità fra le nazioni, ad Handke, interessava al punto da sorvolare sull'orrida carneficina di Srebrenica, oltre ottomila musulmani bosniaci uccisi dai serbi di Milošević e Ratko Mladić. Ma in fondo è giusto così, tutto torna. I caschi blu olandesi dell'Onu si girarono dall'altra parte e lasciarono che a Srebrenica la carneficina si compisse e uno di loro, sconvolto, scrisse su un muro "UN - united nothing", Unito Niente al posto di Nazioni Unite. Per dire quanto importassero la fraternità e l'umanità all'Onu, all'Europa, a ognuno di noi che fremevamo per l'assedio di Sarajevo giusto il tempo di un servizio del tg. Oggi quell'«united nothing» è la perfetta targa sull'Europa mentre premia i suoi figli più degni e mentre si sdilinquisce per i lager libici e per il tradimento criminale dei curdi, purché a distanza di sicurezza, e armata di un vocabolario pigro e imbelle, in attesa di incoronarne un altro con un vocabolario di qualche pagina in più.

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