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La Stampa Rassegna Stampa
13.10.2019 Oggi si vota in Polonia
Analisi di Monica Perosino

Testata: La Stampa
Data: 13 ottobre 2019
Pagina: 11
Autore: Monica Perosino
Titolo: «Walesa e gli attivisti dei diritti.La sfida degi anti-Kaczynsky»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 13/10/2019, a pag.11 con il titolo "Walesa e gli attivisti dei diritti. La sfida degi anti-Kaczynsky" la corrispondenza da Varsavia di Monica Perosino

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Monica Perosino
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Kaczynsky, il volto della Polonia catto-reazionaria


Il senso della battaglia che si sta combattendo in Polonia sta tutta in una lettera, quella che tre ex presidenti - Wałęsa, Kwaśniewski e Komorowski - e decine di rappresentanti del mondo della cultura e delle scienze hanno inviato due settimane fa: «Non ci aspettano elezioni “normali”, bensì il voto che deciderà se la Polonia sarà un Paese democratico di diritto o continuerà a scivolare verso una dittatura». È un appello a tutta l’opposizione a unire le forze e sconfiggere il PiS, il partito della destra nazionalista del «padrone della Polonia» Kaczynski. I sondaggi dicono che la battaglia elettorale si giocherà tutta a «destra», con Diritto e Giustizia (PiS) dato al 47%, davanti alla Ko (Coalizione Civica), guidata dal Po, il partito di centrodestra da cui proviene anche Donald Tusk, che si attesta al 26%. Ma il diavolo sta nei dettagli. Da agosto una sottile linea rossa sta scalando i grafici delle preferenze: è quella di Lewica, l’unione delle sinistre, che dovrebbe arrivare al 14%, e quindi diventare la terza forza nel Paese. Da domani, verosimilmente, sarà il gioco delle alleanze a stabilire chi ha veramente vinto.
Isolata dagli alleati Ue
Ma c’è un’altra Polonia, che sfugge alla dittatura di numeri e sondaggi: è la Polonia dei diritti, che tenta di uscire dall’angolo in cui è precipitata, bacchettata dall’Europa e isolata dagli alleati. Molti voteranno Coalizione Civica, altri la Sinistra ma «il comune denominatore – dice Adam Ostolski, analista, ex leader dei Verdi - è che voteranno per chi offre alla Polonia la speranza di rimanere un Paese civile, in cui i diritti, delle donne, dell’ambiente e della comunità Lgbt non vengano più messi in discussione». Fino allo scorso gennaio l’altra Polonia aveva un volto, quello del sindaco di Danzica Pawel Adamowicz, ucciso da un 27enne, un delitto «causato dal clima d’odio che il PiS ha creato», dice Jacek, ingegnere, attivista per i diritti omosessuali. Cattolico, europeista e anti-nazionalista, Pawel Adamowicz era il simbolo della resistenza contro l’autoritarismo di Kaczynski, e la figura di riferimento dell’opposizione liberale. «Ora la responsabilità è nostra – aggiunge Jacek -. Vogliamo mostrare che il nostro Paese non è intollerante, che gli omosessuali non sono una “piaga arcobaleno”, come ci ha definiti Kaczynski, e che la libertà di parola è un diritto». Da quando il PiS è entrato in carica nel 2015, la Polonia è passata dal 18 ° al 59 ° posto nell’indice Freedom World Press. Le tv di Stato sono controllate dal governo, i giornalisti «dissidenti» sono stati licenziati. Solo una settimana fa, la Tvp ha presentato un documentario, «Invasione», che rivela «la vera storia, la strategia e i soldi dietro all’invasione Lgbt». L’emittente governativa è la stessa che ha omesso di raccontare le manifestazioni delle donne contro le leggi sull’aborto, la Czarny Protest («Protesta nera»), e che, quando migliaia di polacchi hanno manifestato contro la legge che avrebbe dato al governo il controllo diretto sulla magistratura, ha raccontato che erano «rivolte per portare gli immigrati islamici in Polonia».
È il clima la priorità
Un sondaggio di Rzeczpospolita dice che alla vigilia del voto per il 64% dei polacchi è il clima la priorità, secondo solo all’assistenza sanitaria (78%). Non male per un Paese in cui il premier ha appena inaugurato una nuova centrale a carbone. Qui l’inquinamento è responsabile di oltre 45.000 decessi ogni anno, e 36 delle 50 città europee con la peggiore qualità dell’aria si trovano in Polonia. «Fortunatamente, soprattutto per i giovani, il rispetto per l’ecologia è diventata prioritaria. Anche i media sono cambiati: per i liberali il clima era un ostacolo all’industrializzazione, al progresso, ora è sinonimo di Europa e modernità. Tra i conservatori, per i quali il cambiamento climatico è una cospirazione, qualcuno inizia a dire che bisogna essere competitivi anche nell’economia verde”, dice Adam Ostolski. Certo, se a governare fosse il PiS, le cose non cambierebbero molto. “Dipende da come la si vede: da negazionisti ora sono passati a posizioni più dialoganti con l’Europa. Certo, in cambio di soldi. Tagliano le foreste ma piantano alberi per avere i fondi Ue”.

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