Riduci       Ingrandisci
Clicca qui per stampare

La Stampa Rassegna Stampa
08.10.2019 Erdogan attacca i kurdi lasciati soli e traditi dall'Occidente
Commenti di Giordano Stabile, Paolo Mastrolilli

Testata: La Stampa
Data: 08 ottobre 2019
Pagina: 10
Autore: Giordano Stabile - Paolo Mastrolilli
Titolo: «Il piano del Sultano del Bosforo per annettere i territori al confine - Trump ritira le truppe dal Nord della Siria. Parte l'offensiva di Erdogan contro i curdi»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 08/10/2019, a pag.10 con il titolo "Il piano del Sultano del Bosforo per annettere i territori al confine" il commento di Giordano Stabile; con il titolo "Trump ritira le truppe dal Nord della Siria. Parte l'offensiva di Erdogan contro i curdi", il commento di Paolo Mastrolilli.

Da anni i kurdi siriani sono l'unica forza moderata che agisce sullo scenario siro-iracheno. Nella Siria del nord, in particolare, i kurdi sono stati un argine all'espansione dello Stato islamico, ma nello stesso tempo sono combattuti dalla Turchia islamista di Erdogan, alleata con Iran e Russia. L'abbandono dei kurdi siriani da parte dell'Occidente apre le porte ai miliziani di Erdogan, pronti a massacrare i peshmerga e i civili kurdi a migliaia. Le responsabilità dell'Occidente, che ha abbandonato i kurdi, sono enormi.

Ecco gli articoli:

Risultati immagini per kurds

Giordano Stabile: "Il piano del Sultano del Bosforo per annettere i territori al confine"

Immagine correlata
Giordano Stabile

All'inizio di settembre Recep Tayyip Erdogan ha annunciato che sarebbe entrato «nel giro di un mese» nel Nord-Est della Siria. Sembrava una spacconata, un bluff, ma il leader turco ha giocato le sue carte senza sbavature. E ha messo Washington con le spalle al muro. Erdogan ha imparato la lezione del 2015, quando l'intervento russo a fianco di Bashar al-Assad ha mandato all'aria i suoi piani in Siria. In un anno ha ribaltato la sua strategia. Da nemico acerrimo Vladimir Putin è diventato suo alleato. L'idea di rovesciare il raiss siriano è stata accantonata. Erdogan si è concentrato su un altro obiettivo. Annettere il più possibile della Siria settentrionale, da trasformare in un'altra Cipro Nord, a spese dei curdi. Il leader turco ha stretto un patto con Russia e Iran per isolare l'America. In cambio ha chiesto il via libera nella sua «zona d'influenza». Nel settembre del 2016 si è preso la prima fetta di territorio, Al-Bab, allora in mano all'Isis. Poi ha attaccato il cantone curdo di Afrin e ha sconfitto i guerriglieri delle Ypg. Quella era però una zona nell'orbita russa e il conflitto di interessi meno evidente. Dall'inizio del 2018 in poi Erdogan ha cominciato a martellare la Casa Bianca con la richiesta di mano libera nel Nord-Est. Un proposta imbarazzante perché sono territori strappati dai curdi ai jihadisti al prezzo di 11 mila caduti. Erdogan ha interpretato in maniera corretta il desiderio di Trump di ritirarsi dalla Siria, così come dall'Afghanistan, in vista delle presidenziali del 2020. Ha ottenuto un primo sì lo scorso dicembre ma l'entourage del leader Usa lo ha stoppato. Finché l'ex segretario alla Difesa James Mattis e il consigliere alla Sicurezza John Bolton sono stati liquidati. Il presidente turco ha nel frattempo risolto con Putin e l'iraniano Hassan Rohani la questione della provincia di Idlib, ultima roccaforte dei ribelli. Sarà spartita a metà fra il regime siriano e la Turchia. A questo punto è passato al «Rojava», il Kurdistan siriano. Ha strappato al nuovo segretario alla Difesa Mark Esper una «fascia di sicurezza». Alla fine ha convinto Trump a lasciarlo fare. Lancerà nei prossimi giorni l'operazione dal nome orwelliano «Sorgente di Pace» per distruggere le Ypg. Per Aaron Stein, direttore del Middle East Program a Washington, a questo punto c'è poco da fare. «Da anni gli Usa non hanno una politica consona ai loro interessi in Siria – spiega -. Ho parlato con molti funzionari negli ultimi mesi: nonostante conoscessero le intenzioni di Trump hanno elaborato strategie che presupponevano la permanenza delle truppe americane, per sempre. Un errore. Per i curdi la migliore opzione, ora, è un'intesa con Assad». Un punto condiviso anche dall'analista Joshua Landis che teme una «pulizia etnica» da parte dei turchi. È un rischio da non sottovalutare. Erdogan punta ad annettere 10 mila chilometri quadrati nel Nord-Est della Siria e 15 mila nel Nord-Ovest, in tutto un'area come il Piemonte. Nella zona ci sono minoranze turkmene propense a essere turchizzate. I curdi saranno diluiti dall'arrivo di masse arabo-sunnite riconoscenti al leader turco, come sta già avvenendo nel cantone di Afrin. Erdogan ha annunciato la creazione di città e villaggi dove spostare un milione di rifugiati. Ha mostrato una mappa con la sua «zona di sicurezza», lunga 350 chilometri e profonda 30, e i nuovi insediamenti. La politica di annessione strisciante alla Turchia marcia già a pieno regime nel Nord-Ovest, dove apriranno tre facoltà dipendenti dall'università di Gaziantep. Per la Russia è un precedente che le fa comodo in Crimea e nell'Est dell'Ucraina. Mentre l'Iran è disposto a far digerire l'amara pillola all'alleato Assad pur di vedere gli americani fuori dalla Siria e dalla Mesopotamia. Se ha bluffato, Erdogan lo ha fatto con parecchi assi in mano.

Paolo Mastrolilli: "Trump ritira le truppe dal Nord della Siria. Parte l'offensiva di Erdogan contro i curdi "

Risultati immagini per paolo mastrolilli la stampa
Paolo Mastrolilli

La Turchia ha iniziato la sua offensiva nel Nord della Siria, dopo aver ricevuto il via libera dalla Casa Bianca. Questa decisione però ha provocato uno scontro fra Trump e alcuni dei suoi sostenitori repubblicani più determinati. Il senatore Lindsey Graham l'ha giudicata «impulsiva», ha detto che «provocherà un disastro», e ha annunciato la presentazione di una risoluzione in Congresso per bloccarla. L'artiglieria di Ankara ha iniziato in serata a bombardare obiettivi delle milizie curde ad al-Malikiyah, non lontano dalla frontiera turca. Le regioni settentrionali della Siria sono ora occupate dai curdi dell'Ypg, che hanno avuto un ruolo fondamentale nella lotta contro l'Isis, fornendo in sostanza la manodopera militare agli Usa, che li hanno aiutati schierando circa 2.000 soldati con lo scopo di fornire assistenza aerea, logistica e di intelligence. Il leader di Ankara Ergodan voleva da tempo invadere la regione e creare una zona cuscinetto, in teoria per difendere il proprio Paese, ma in realtà perché accusa i curdi di essere indipendentisti votati a portare via alla Turchia un pezzo del suo territorio. Trump finora aveva resistito, frenato soprattutto dal segretario alla Difesa Mattis e dal consigliere per la Sicurezza nazionale Bolton, che erano contrari al ritiro per almeno tre motivi: primo, non tradire l'alleanza con i curdi; secondo, non facilitare il ritorno dell'Isis; terzo, continuare le operazioni per frenare il regime di Assad e contenere l'espansionismo iraniano. Il presidente però voleva da sempre mettere fine all'intervento, e dopo le dimissioni presentate da Mattis proprio per questo motivo, e il licenziamento di Bolton, ha deciso di procedere. Domenica ha parlato al telefono con Erdogan, che gli ha promesso di occuparsi lui dell'Isis, e cercare di frenare Damasco e Teheran. Quindi la Casa Bianca ha annunciato il via libera all'operazione, con un comunicato in cui diceva che le forze armate americane non parteciperanno all'operazione e verranno spostate dall'area: «Gli Usa hanno fatto pressione su Francia, Germania e altri Paesi europei, da dove venivano molti combattenti dell'Isis catturati, affinché li riprendessero, ma loro non li volevano indietro e si sono rifiutati. Gli Usa non li terranno, per quelli che potrebbero essere molti anni con grande costo per i contribuenti. La Turchia sarà ora responsabile di tutti i combattenti dell'Isis catturati». Poco dopo Trump ha spiegato la sua posizione via Twitter, scrivendo che «è ora di uscire da queste ridicole guerre senza fine. Ora Turchia, Europa, Siria, Iran, Iraq, Russia e curdi dovranno risolvere la situazione. Noi siamo distanti 7.000 miglia, e schiacceremo ancora l'Isis se dovesse venirci vicino». La Turchia non ha perso tempo, avviando subito le operazioni. Gli stessi alleati di Trump però sono insorti, evidenziando la più ampia spaccatura tra isolazionisti e interventisti del Gop. Graham ha giudicato «impulsiva» la decisione, che porterà al «disastro», perché «gli unici a beneficiarne saranno proprio l'Isis e l'Iran», nonostante la promessa di Erdogan di tenerli a bada. Quindi ha minacciato di presentare una risoluzione al Congresso per bloccare la mossa. Sulla stessa linea il commento di Liz Cheney, mentre l'ex ambasciatrice all'Onu Haley ha detto che è «sbagliato abbandonare i nostri alleati». Mentre Mitch McConnell, leader della maggioranza al Senato ha sollecitato «il presidente a evitare un conflitto tra la Turchia, nostro alleato Nato, e i nostri partner locali contro il terrorismo». Poco dopo Trump ha riposto via Twitter: «Se la Turchia farà qualunque cosa che io, nella mia saggezza grande e senza pari, considero off limits, distruggerò la sua economia. Loro devono, con l'Europa e altri, occuparsi dei prigionieri dell'Isis e le loro famiglie».

Per inviare alla Stampa la propria opinione, telefonare: 011/65681, oppure cliccare sulla e-mail sottostante

lettere@lastampa.it

Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui