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La Stampa Rassegna Stampa
07.10.2019 La Tunisia alle elezioni legislative
Commento di Karima Moual

Testata: La Stampa
Data: 07 ottobre 2019
Pagina: 8
Autore: Karima Moual
Titolo: «Giovani tunisini senza futuro: 'La democrazia non ci basta'»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 07/10/2018, a pag. 8, con il titolo "Giovani tunisini senza futuro: 'La democrazia non ci basta' ", la cronaca di Karima Moual.

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Karima Moual

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Kais Saied, Nabil Karoui

Va bene, siamo l'unico Paese nell'area a respirare la democrazia, ma poi?». Sono poche parole quelle di Mehdi, giovane studente tunisino come tanti, disillusi e frustrati dal presente e dal futuro che li aspetta. Poche parole, che definiscono il vero bivio nel quale si trova la Tunisia, un Paese ormai schiacciato da un'economia che non decolla e che dal risultato delle presidenziali, sembra voler ridisegnare ancora una volta l'ordine sociale e politico, dove la parola democrazia non basta. Non si parla d'altro qui a Tunisi. Per strada o in occasioni di confronto nelle conferenze come quella organizzata da Reset Doc e Carep (Arab Center for Research and Policy Studies) dove il focus è la tenuta democratica in contesti dove il dissesto economico è forte. E il problema che blocca la resilienza economica e democratica della Tunisia secondo molti analisti, è la vulnerabilità dei giovani. «C'è una disoccupazione giovanile in crescita - spiega il professor Mouez Soussi - insieme all'aumento dell'economia informale, l'abbandono scolastico e l'esclusione finanziaria». Una signora con il velo prende il microfono: «Io abito in uno dei quartieri di Tunisi con molti poveri che faticano a competere nel mercato del lavoro, seppur informale, a causa degli stranieri africani, che lavorano a prezzi stracciati togliendo il lavoro ai tunisini. Come intendiamo affrontare il tema dei migranti africani?». Africani dice la signora, quasi dimenticando che lei stessa è africana, ma evidentemente la parola intende marcare un'altra differenza non solo geografica. «Ci chiedono, perché noi tunisini emigriamo dopo aver fatto la rivoluzione - racconta un altro studente - dimenticando che viaggiare è un sentimento istintivo di grande libertà e democrazia che nasce in qualsiasi giovane, solo che a noi ci è proibito. Una fetta importante di giovani obbligata a reprimere una delle proprie primarie ambizioni, come vuole che cresca?». Yadh ben Achour, giurista, ex presidente dell'Alta Commissione per le Riforme Politiche in Tunisia, è un termometro sullo stato di salute del suo Paese: «La democrazia - spiega il professore - è arrivata con una rivoluzione nella quale si chiedeva libertà e dignità. La libertà è arrivata, ma manca ancora la dignità. La società tunisina è divisa in chiave ideologica tra progressisti e conservatori da una parte e quella sociale dall'altra. Divisioni gravi e profonde, perché possono scatenare violenza in presenza di un popolo frustrato e disincantato. La situazione finanziaria è pessima insieme all'impoverimento della classe media». Certo, ma non basta e non basterà a questo Paese, che oggi si trova ad affrontare ancora un'altra sfida elettorale, quella delle presidenziali, finita con un ballottaggio tra ben due outsider, anche se i veri vincitori di queste elezioni sono l'astensionismo e il populismo anti-sistema. Il primo con il 18,8% è Saied Kais, giurista conservatore, senza alcun partito politico alle spalle, ma con grande popolarità tra i giovani studenti che lo hanno sostenuto e votato. Propone di rivoltare completamente l'approccio alla gestione del potere nel Paese, anche in chiave economica. Il secondo, con il 15,7%, è Nabil Karoui, imprenditore, in carcere per corruzione, ma molto popolare grazie alla sua televisione NessmaTv che ha puntato i riflettori sulle zone più disagiate del Paese. Grazie alla bravura degli autori, alcuni programmi tv sono diventati anche una risorsa e una risposta a chi è in difficoltà, attraverso il crowfounding per aiutare il personaggio della storia del momento. Quanto basta per creare intorno a Nabil Karoui, l'immagine di benefattore, vicino agli ultimi. E gli ultimi infatti si sono fatti sentire. Nel Governatorato di Jandouba, territorio dimenticato da sempre dal potere centrale, i pochi che hanno votato hanno scelto Karoui. Attraversando i 182 chilometri che dividono Tunisi da Tabarka, vicino al confine con l'Algeria, si percepisce la fragilità di Jandouba e il fallimento di una politica economica che ha creato solo diseguaglianza. Non sorprende dunque come le sue montagne siano diventate il nascondiglio perfetto per i jihadisti, altro nervo scoperto nel Paese che continua a minacciarne la stabilità e la crescita. Gli scontri a fuoco con la polizia sono frequenti. Eppure si va avanti, e a Tabarka si riuniscono gli imprenditori italiani, vera boccata d'ossigeno per l'economia del Paese. L'ambasciatore Lorenzo Fanara insieme alla Camera di commercio tunisino-italiana, ha dato vita agli Oscar per il miglior progetto imprenditoriale in un luogo molto simbolico. Molti però sono consapevoli che la strada è ancora in salita. Il destino della Tunisia è legato anche al futuro del mondo arabo e ai rapporti con l'Europa.

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