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La Stampa Rassegna Stampa
12.09.2019 18 anni dopo l'11 settembre Al Qaeda minaccia ancora, Trump, Netanyahu e il mondo libero preparano la risposta
Cronaca di Giordano Stabile

Testata: La Stampa
Data: 12 settembre 2019
Pagina: 10
Autore: Giordano Stabile
Titolo: «Al Zawahiri: musulmani, colpite l'America - Vertice a Sochi tra Netanyahu e il presidente Putin»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 12/09/2019, a pag.10, con il titolo "Al Zawahiri: musulmani, colpite l'America" la cronaca di Giordano Stabile; la breve "Vertice a Sochi tra Netanyahu e il presidente Putin".

Ecco gli articoli:

Giordano Stabile: "Al Zawahiri: musulmani, colpite l'America"

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Giordano Stabile

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Ayman Al Zahawiri

Il capo di Al Qaeda minaccia l'America nel giorno del lutto per l'11 settembre e Donald Trump avverte che se i nemici torneranno a colpire sul suolo americano la risposta sarà «di una forza che non hanno mai visto prima». Tutto il mondo, fin dalla mattina, è tornato a stringersi agli Stati Uniti nell'anniversario del più grave attacco terroristico e nel ricordo delle tremila vittime. Ma in serata è arrivato un altro tipo di messaggio, che ha riaperto le ferite. Il successore di Osama bin Laden, l'egiziano Ayman Al Zahawiri, ha diffuso in Rete un audio per incitare i musulmani di tutto il mondo a colpire gli Stati Uniti, la Russia, Israele e i Paesi europei. Il messaggio, dal titolo «E loro continueranno a combattervi», intercettato dal sito specializzato Site, segna un ritorno alla linea iniziale dell'organizzazione, il tentativo di Bin Laden di infliggere un colpo «mortale» all'Occidente. Dopo l'attacco alle Torri Gemelle, e quelli a Madrid e Londra del 2004 e del 2005, Al Qaeda però non è più riuscita a mettere a segno attentati di grosse dimensioni, a parte il massacro nella redazione di Charlie Hebdo a Parigi nel gennaio del 2015. Ha preferito rafforzarsi in Medio Oriente, dal Maghreb all'Afghanistan, e soprattutto in Siria, Somalia e Yemen. Ora Al Zawahiri è tornato all'offensiva. Nel messaggio accusa Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Russia di aggredire i Paesi musulmani, cita il caso della Somalia, e puntualizza che in particolare l'America ha basi ovunque nel mondo per condurre una politica di ingerenza. Esalta «la jihad dei taleban» che «ha costretto gli Stati Uniti» a sedersi al tavolo delle trattative perché incapaci di sconfiggerli.

L'11 settembre I negoziati sono stati interrotti dallo stesso Trump, proprio per i rapporti con Al Qaeda, mai interrotti. Il leader americano ha puntualizzato come gli studenti coranici abbiamo «mostrato la loro debolezza e negli ultimi giorni li abbiamo colpiti come mai prima». E se per «qualsiasi ragione», ha continuato, «i nostri nemici torneranno nel nostro Paese, andremo ovunque siano e useremo la forza, di un tipo che non abbiamo mai usato prima. E non sto parlando della forza nucleare. Non avranno mai visto nulla di ciò che accadrà loro». Poi ha ricordato i momenti subito dopo l'attacco dell'11 settembre: «Ho visto il secondo aereo a una velocità pazzesca entrare nella seconda torre. E ho capito che il mondo sarebbe cambiato». Diciotto anni dopo, la sfida fra Usa e Al Qaeda è rimasta la stessa.

"Vertice a Sochi tra Netanyahu e il presidente Putin"


Benjamin Netanyahu

Il premier e ministro della difesa israeliano Benyamin Netanyahu sarà oggi a Sochi (sul Mar Nero) per una breve visita di Stato durante la quale incontrerà separatamente il presidente russo Vladimir Putin ed il ministro della difesa Sergey Shoygu. Lo ha reso noto l'ufficio del premier secondo cui sull'agenda ci sono «questioni regionali fra cui la situazione in Siria», nonché il rafforzamento dei meccanismi di coordinamento militare fra Israele e Russia. Netanyahu sarà accompagnato dal Consigliere per la sicurezza nazionale Meir Ben Shabat e dal capo dell'intelligence militare Tamir Heiman. La visita, annunciata con breve preavviso, avviene a cinque giorni da critiche elezioni politiche in Israele. La settimana scorsa, in un'altra visita-lampo, Netanyahu ha avuto incontri a Londra col premier britannico Boris Johnson e col segretario alla difesa Usa Mark Esper. In quei colloqui ha espresso inquietudine per le attività nella Regione dell'Iran «e dei suoi vari fiancheggiatori, fra cui gli Hezbollah». Mosca invece si è detta preoccupata per l'intenzione di Netanyahu di estendere la sovranità di Israele sulla Valle del Giordano che ha provocato una reazione fortemente negativa nel mondo arabo.

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