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La Stampa Rassegna Stampa
10.09.2019 Ebraismo tra memoria e storia
Analisi di Abraham B. Yehoshua

Testata: La Stampa
Data: 10 settembre 2019
Pagina: 24
Autore: Abraham B. Yehoshua
Titolo: «Israele, meno miti per migliorarsi e tornare alla storia»

Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 10/09/2019, a pag. 24 con il titolo "Israele, meno miti per migliorarsi e tornare alla storia" il commento di Abraham B. Yehoshua.

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Abraham B. Yehoshua

Per oltre duemila anni nella diaspora, gli ebrei hanno costruito la propria identità principalmente su una coscienza mitologica, non storica. Ciò fu dovuto in primis al semplice fatto che la religione era stata la componente di base della loro identità per tanti anni e le identità religiose sono caratterizzate principalmente da elementi mitologici, non storici. La base di una vita comunitaria nazionale vincolata a un territorio definito dotato di una lingua propria non era mai stata reale per gli ebrei. Esisteva invece nell'immaginazione e nelle metafore, nei simboli e nei rituali della religione, così che la possibilità di fissare una coscienza storica precisa, legata a luoghi reali con una esatta cronologia, nell'identità ebraica era debole e minimale.

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Una copia antica del libro biblico di Ester

Cercherò di chiarire quanto dico con uno tra molti esempi: gli ebrei hanno commemorato la distruzione del Primo tempio segnando un giorno speciale di digiuno nel calendario ebraico. Il digiuno è osservato in Israele ancora oggi. Di fatto il digiuno ricorda la distruzione del Primo e del Secondo Tempio. Il primo fu distrutto nel 580 a.C. e il secondo nel 70 d.C. I due eventi storici sono molto differenti l'uno dall'altro e distano tra loro circa 600 anni. Anche le ragioni della distruzione furono diverse e uniche a seconda dell'epoca. Unendo i due eventi, la memoria cessa di essere storica e diviene la memoria mitologica di un evento oscuro e generalizzato. Questo perché gli ebrei vagavano di luogo in luogo e, anche se si insediavano per centinaia di anni in un posto, come la Polonia, lo consideravano temporaneo, una sorta di residenza transitoria fin quando non potessero ritornare alla loro vera patria in Terra di Israele. Non erano interessati a documentare e testimoniare il loro stile di vita o a documentare e analizzare il loro rapporto con i non-ebrei tra i quali vivevano. Tempo e spazio erano irrilevanti, passeggeri, non meritevoli di essere preservati nella memoria nazionale. Dopo tutto il Messia sarebbe arrivato presto per portarli alla loro terra natia, al luogo autentico cui appartenevano. In terra d'Israele il tempo stesso sarebbe cambiato divenendo tempo divino, il tempo della redenzione; e avrebbe completamente trasformato il loro stile di vita, fino a quel momento del tutto dipendente dalla misericordia dei popoli attorno a loro. In aggiunta a ciò, poiché gli ebrei erano sparsi in tutto il mondo era anche impossibile da un punto di vista pratico documentare le storie dei molti luoghi stranieri in cui vivevano. Come poteva un ebreo yemenita testimoniare lo stile di vita di un ebreo polacco che non aveva mai visto e la cui realtà gli era inaccessibile? L'unico contesto nel quale potevano incontrarsi e sviluppare un senso di appartenenza non era nella testimonianza e nel ricordo di una storia particolare, ma soltanto nei miti generali che fissavano la loro identità. Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di un'esistenza basata sulla coscienza mitologica? Il vantaggio apparentemente ovvio è il fatto che gli ebrei possono disperdersi per il mondo tra le più varie nazioni e civiltà e ancora conservare il nucleo della loro identità, senza diventare troppo dipendenti dalle condizioni e dalle circostanze storiche locali. Nonostante le enormi differenze nello stile di vita delle diverse comunità, gli ebrei poterono mantenere la loro unità attraverso la fede negli stessi miti, di solito religiosi, e ciò nonostante questi miti si siano sviluppati nel corso del tempo per includere miti spirituali generali. Il mito della redenzione messianica, in particolare, era una fonte di speranza nei tempi duri della persecuzione all'interno dei paesi che li ospitavano. Tuttavia gli svantaggi della coscienza mitologica superano di molto i vantaggi. In primo luogo pochi possono conservare la propria identità per un tempo esteso attraverso una coscienza mitologica separata da una connessione effettiva con la patria reale e da un sistema di vincoli con il proprio popolo. Così, per lunghi anni di esilio molti ebrei si sono assimilati ai contesti e hanno perso la propria identità. Per tutto il mondo antico e fino al I secolo d.C. vi erano nel mondo tra 4 e 6 milioni di ebrei. Nel XVIII secolo il loro numero era sceso ad appena un milione. Ma, più seriamente, l'essenza del mito era diventata una sorta di monade leibniziana che non poteva essere cambiata né corretta e neppure era aperta alla critica razionale. Al massimo poteva solo essere interpretata. Prendere o lasciare erano le uniche opzioni disponibili. Pertanto, gli ebrei che erano vincolati alla loro coscienza mitologica, ad esempio accettavano l'odio dei non-ebrei come un inalterabile decreto del fato. A certi livelli la loro identità mitologica invitava a una reazione altrettanto mitologica, così che i cristiani vedevano il loro mito della crocefissione come un rigetto e una negazione completi dell'identità ebraica. L'identità mitologica, quindi, non portava gli ebrei ad affiancarsi ad altri popoli nella storia e non gli faceva guardare alla loro come a una parte della storia universale. Ma li spingeva a ritenersi sempre odiati ed essenzialmente altri. In questo modo, tra mobilità geografica, flessibilità sociale e adattabilità dell'ebreo individuale, lo spirito collettivo ebraico rimaneva fisso e pietrificato in quell'identità mitologica che, assieme alle visioni di rovina e distruzione, gli permetteva di nutrire la passiva, vana speranza di salvezza divina e gli impediva di presagire correttamente i terribili pericoli che li minacciavano – come dimostra l'Olocausto. Per questa ragione, quando il grande filosofo ebreo Gershom Scholem definiva il sionismo come il ritorno degli ebrei alla storia, intendeva soprattutto la possibilità che gli ebrei modificassero e indebolissero l'elemento mitologico della loro identità e rafforzassero la coscienza storica in una patria definita da chiari confini, in cui ci fosse una coscienza del tempo, una sequenza di prima e poi. Una coscienza che imparasse dagli errori passati e ritenesse di poterli correggere. Una coscienza che apprendesse anche la storia altrui, in particolare dei popoli vicini, dai quali sarebbe stato possibile imparare a migliorarsi, cambiare e correggersi senza danneggiare il nucleo della propria identità.

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