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La Stampa Rassegna Stampa
10.09.2019 Benjamin Netanyahu mette in guardia: 'Ecco le immagini del sito nucleare segreto dell'Iran'
Cronaca di Giordano Stabile, un titolo disinformante del Fatto Quotidiano

Testata: La Stampa
Data: 10 settembre 2019
Pagina: 10
Autore: Giordano Stabile
Titolo: «Netanyahu: 'L'Iran ha un sito nucleare segreto'»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 10/09/2019, a pag.10, con il titolo "Netanyahu: 'L'Iran ha un sito nucleare segreto' " la cronaca di Giordano Stabile.

A destra: Benjamin Netanyahu spiega il pericolo dell'Iran nucleare

Il FATTO Quotidiano titola, a pag. 20, "Bibi accusa: 'L'Iran aveva sito nucleare: lo ha distrutto' ". Con la scelta del verbo "accusare" il Fatto rovescia la responsabilità dall'Iran su Israele, rappresentato dal suo Primo ministro Netanyahu. La disinformazione contro lo Stato ebraico non è una novità sul giornale vicino al Movimento 5 stelle.

Ecco un video - in inglese - in cui si vede l'impianto nucleare iraniano:
https://www.youtube.com/watch?v=D2R-c4R-rV4

Ecco l'articolo:

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Giordano Stabile

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Benjamin Netanyahu

In un discorso alla nazione il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha rivelato ieri sera che il Mossad ha scoperto un nuovo sito nucleare segreto in Iran, finora sconosciuto a tutti. Un colpo mediatico a una settimana dalle elezioni, ma anche un'irruzione nel duello che vede impegnate l'America di Donald Trump e la Repubblica islamica. Netanyahu ha precisato che il deposito nucleare è stato individuato all'inizio dell'estate «nella regione iraniana di Abadeh» e ha mostrato immagini satellitari scattate «prima di luglio». Dopodiché Teheran, «in qualche modo» si è resa conto di essere stata scoperta e «ha distrutto il sito». Il partito dell'opposizione Blu Bianco ha criticato «l'uso di informazioni dell'Intelligence a fini elettorali». Le rivelazioni di Netanyahu sono però rafforzate dalle ultime indiscrezioni trapelate dall'Agenzia internazionale per l'energia atomica, Aiea. I suoi ispettori hanno trovato «tracce di uranio e altre particelle radioattive» in un deposito a Turquzabad, alla periferia di Teheran, che lo scorso maggio era stato indicato dallo stesso Netanyahu come «l'archivio segreto» del programma nucleare iraniano. Le autorità iraniane, secondo due diplomatici occidentali che seguono le ispezioni dell'Agenzia, «al momento non hanno ancora spiegato l'origine e lo scopo» del materiale. Tutta acqua al mulino del leader israeliano, anche se le tracce sono soprattutto di «uranio a basso livello di arricchimento» e quindi non adatto a costruire un ordigno. Lo stesso direttore dell'Aiea Cornea Feruta ha chiesto all'Iran «tempi rapidi» nelle risposte ma ha elogiato «il tono e l'atteggiamento» della controparte. Per Netanyahu però quelle tracce sono una «chiara violazione del Trattato di non proliferazione». Il deposito di Teheran era stato al centro delle rivelazioni dello scorso maggio, quanto Netanyahu aveva mostrato con una raffica di slide «l'archivio segreto» del programma nucleare, 55 mila file in 183 cd, rubato dal Mossad in una notte del gennaio del 2018. E in quell'edificio, secondo l'Intelligence israeliana, c'erano almeno 15 chili di materiale radioattivo, poi rimossi. Il materiale era stato poi messo a disposizione della Cia, allora guidata da Mike Pompeo, oggi segretario di Stato americano. Una settimana dopo Trump avrebbe annunciato il ritiro unilaterale dall'accordo del 2015 e cominciato un'escalation di sanzioni. Oggi il clima è molto diverso. Stati Uniti e Iran sono arrivati a un passo dallo scontro armato, alla fine di giugno, quando un drone americano è stata abbattuto dai Pasdaran sullo Stretto di Hormuz e Trump ha fermato all'ultimo momento i raid di rappresaglia. La crisi ha investito i traffici di petrolio e minacciato l'economia mondiale. È intervenuta la Francia di Emmanuel Macron, con una mediazione che ha riavvicinato le parti. Al G7 di Biarritz il leader Usa si è detto disposto a incontrare il presidente iraniano Hassan Rohani. I falchi della Casa Bianca – John Bolton e lo stesso Mike Pompeo - come pure gli ayatollah oltranzisti, hanno subito aperto un fuoco di sbarramento ma secondo alti funzionari israeliani, citati da Haaretz, l'incontro fra Trump e Rohani a New York "è cosa fatta". Per questo Netanyahu è volato a Londra a incontrare il capo del Pentagono Mark Esper. Che gli ha confermato l'intenzione di Trump di incontrare Rohani. Il Mossad ritiene che Esper, a differenza del predecessore James Mattis, si sia allineato a Trump e sia pronto ad assecondarlo in tutto. La partita a scacchi è diventata a tre.

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