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La Stampa Rassegna Stampa
01.08.2019 Confindustria difende l'Iran: interessano solo gli affari, non i crimini e il nucleare degli ayatollah
La difesa del regime di Teheran da parte di Andrea Montanino, l'ayatollah targato Confindustria

Testata: La Stampa
Data: 01 agosto 2019
Pagina: 21
Autore: Andrea Montanino
Titolo: «Perché di fronte alla crisi iraniana roma non può stare a guardare»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 01/08/2019, a pag.21 con il titolo "Perché di fronte alla crisi iraniana roma non può stare a guardare" il commento di Andrea Montanino.

Andrea Montanino si presenta come "Capo economista di Confindustria" e scrive un pezzo che apre totalmente all'Iran degli ayatollah in nome del principio "business is business". Secondo Montanino è indispensabile aggirare le sanzioni e continuare a fare affari - anzi aumentarli - con la feroce dittatura degli ayatollah. I crimini iraniani non interessano a Confindustria. Questa presa di posizione aiuta a capire l'importanza del "business is business", che non guarda in faccia alle pegiori dittature.

Ecco l'articolo:

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Andrea Montanino

Si torna a parlare, prepotentemente, di Iran. La decisione dell'amministrazione Trump di abbandonare l'accordo sul nucleare dopo poco più di due anni di applicazione ha determinato una serie di reazioni da parte iraniana e il futuro è incerto. E pericoloso. L'Italia sembra disinteressata agli eventi ma, perlomeno da un punto di vista meramente economico, le vicende iraniane dovrebbero interessarci. E non si tratta solo di petrolio. Subito dopo la firma degli accordi nel gennaio 2016, in Iran avevano ricominciato ad affluire capitali esteri e l'Italia aveva avuto un ruolo di assoluta protagonista: circa il 45 per cento di tutti gli investimenti provenienti dai 28 paesi dell'Unione Europea erano italiani, a dimostrazione della capacità delle nostre aziende di muoversi rapidamente e in contesti difficili. Inoltre, l'Iran era diventato il terzo fornitore di petrolio dell'Italia, visto che erano ripartite le esportazioni di greggio, così importanti per l'economia iraniana.

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Dopo la decisione americana, i flussi di capitale estero verso l'Iran sono nuovamente crollati, penalizzando presumibilmente le aziende italiane che avevano creduto nel possibile sviluppo del paese. Hanno poi frenato le esportazioni italiane diminuendo, nei primi quattro mesi del 2019, di oltre il 60 per cento rispetto allo stesso periodo del 2018. Le importazioni di greggio si sono azzerate da novembre 2018, quando sono entrate in vigore le sanzioni secondarie americane e nonostante l'eccezione riconosciuta all'Italia fino a maggio 2019. L'Italia ha dovuto sostituire questi approvvigionamenti e sono aumentate le quote delle importazioni petrolifere dall'Iraq (+9 punti percentuali), dalla Nigeria, dalla Libia, dal Kazakistan, dal Regno Unito, dal Gabon e dalla Russia. Con tutti i rischi geoeconomici connessi vista la lista di paesi. In questo contesto, un'opzione riguarda Instex, una sigla misteriosa che in realtà identifica un sistema di pagamento alternativo che alcuni paesi europei hanno costituito e che potrebbe permettere di continuare a commerciare con l'Iran senza incorrere in sanzioni americane. Nella riunione del 16 luglio dei ministri degli Esteri della Ue sette governi si sono detti interessati a partecipare al veicolo finanziario (Belgio, Olanda, Spagna, Slovenia, Svezia, Austria e Finlandia). Il ministro degli esteri russo ha dato il suo pieno appoggio all'Instex.


"Ok, abbiamo un programma nucleare... ma è solo per generare energia..."

L'Italia invece sembra stia ancora valutando come agire. L'avvio di questo sistema di pagamento dovrebbe tenere in considerazione le reazioni americane che ne deriverebbero e rappresenterebbe certamente un ulteriore indebolimento delle relazioni transatlantiche. Meglio sarebbe riportare gli Stati Uniti al tavolo: domenica scorsa si è tenuto a Vienna un incontro straordinario tra europei, Russia, Cina e Iran per esaminare l'implementazione dell'accordo firmato tre anni e mezzo fa. Con l'America assente, è complesso fare passi avanti. Ma non c'è solo l'Iran. Una destabilizzazione del Medio Oriente avrebbe conseguenze geoeconomiche più vaste. L'Italia è riuscita a mantenere saldamente la sua quota di mercato nell'area (4,6 per cento nel 2017, settimo fornitore internazionale) mentre i nostri principali competitor, Germania, Giappone e Stati Uniti, hanno perso terreno. Abbiamo ancora un vantaggio comparato importante nell'esportazione di macchinari, che rappresentano un terzo del nostro export nel Medio Oriente, e in tutti i prodotti tipici del Made in Italy. In più, è un mercato che offre un discreto potenziale, grazie a una classe media che si sta espandendo e una popolazione mediamente giovane. In pochi anni più di un terzo della popolazione potrebbe appartenere alla classe media, che ha generalmente una propensione al consumo più alta ed elevata elasticità del consumo al reddito. In una fase storica dove la crescita economica dell'Italia si misura con gli "zero virgola", dovremmo presidiare tutte le opportunità di maggiore espansione e guardare a questi paesi non per benevolenza ma per interesse nazionale.

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