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La Stampa Rassegna Stampa
19.07.2019 Caso Regeni, la responsabile della morte è la sua docente musulmana a Cambridge
Cronaca di Maria Rosa Tomasello

Testata: La Stampa
Data: 19 luglio 2019
Pagina: 17
Autore: Maria Rosa Tomasello
Titolo: «Caso Regeni la famiglia chiede il ritiro dal Cairo dell'ambasciatore»

Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 19/07/2019, a pag.17, con il titolo "Caso Regeni la famiglia chiede il ritiro dal Cairo dell'ambasciatore", la cronaca di Maria Rosa Tomasello.

IC ha pubblicato molte pagine (http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=6&sez=120&id=75044) sulla prima e assoluta responsabile dell'aver inviato al Cairo il ricercatore italiano Giulio Regeni, la sua docente musulmana Maha Abdel Rahman (della Fratellanza Musulmana) all'università di Cambridge. I media invece quasi sempre indicano nell'Egitto il solo responsabile della sua morte. Ritenere, come hanno dichiarato alcuni funzionari egiziani, che Regeni fosse una "spia" non si allontanava molto dalla verità, anche se di questo il giovane ricercatore e giornalista non era consapevole.

Ecco l'articolo:

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                                           Maha Abdel Rahman

Via il rappresentante diplomatico dell'Italia al Cairo per protestare contro l'inerzia delle istituzioni egiziane che impedisce la ricerca della verità sulla morte di Giulio Regeni. «La situazione non è mai stata così negativa, non ci sono passi avanti di nessun tipo: l'ultima rogatoria del 30 aprile scorso non ha avuto risposta, non ci sono contatti con le procure. Per questo abbiamo chiesto il richiamo dell'ambasciatore per consultazioni» ha dichiarato ieri Alessandra Ballerini, legale della famiglia del giovane ricercatore ucciso al Cairo nel 2016, al termine del lungo colloquio tra i genitori dei Giulio, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il presidente della Camera Roberto Fico.

"Nessun passo avanti"
Le rassicurazioni del presidente Abdel Fattah Al–Sisi a Conte sul «sostegno totale» dell'Egitto per fare luce sul caso, datate fine giugno, a margine del G20 di Osaka, non sono evidentemente servite a sbloccare lo stallo nelle indagini. La cooperazione «stretta e senza precedenti tra le autorità dei due Paesi» non è mai decollata. «Il governo c'è e ci sarà, Conte lo ha assicurato: si va avanti - ha detto Fico al termine dell'incontro, avvenuto a Montecitorio, con Paola e Claudio Regeni -. Ci siamo ripromessi di andare avanti senza mollare nessuna strada, fino a quando non ci sarà verità e giustizia per un ragazzo, un ricercatore, che è morto in Egitto, sequestrato, torturato e ucciso». La Camera, dunque, conferma la sospensione dei rapporti con il Parlamento egiziano. «Non ci sono le condizioni. L'Egitto deve rispondere a ciò che l'Italia ha chiesto, a ciò che hanno chiesto la procura e il ministero di Grazia e Giustizia», ha aggiunto il presidente della Camera, parlando dell'omicidio Regeni come di «una questione italiana ed europea». Gli ultimi contatti tra gli inquirenti risalgono al novembre scorso, ormai quasi otto mesi da quando il pm Sergio Colaiocco volò al Cairo per poi iscrivere nel registro degli indagati, al suo ritorno, i nomi di 5 ufficiali del dipartimento Sicurezza nazionale (i servizi segreti civili) e dell'ufficio dell'investigazione giudiziaria del Cairo, ipotizzando il reato di concorso in sequestro di persona. Le rivelazioni più recenti risalgono invece al maggio scorso, quando dalle carte dell'inchiesta emerse un supertestimone che avrebbe riferito ai pm le dichiarazioni di uno dei funzionari sospettati, il quale durante una conversazione avrebbe detto: «Regeni lo abbiamo sequestrato noi. Credevamo fosse una spia inglese, lo abbiamo preso e lo abbiamo picchiato».

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