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La Stampa Rassegna Stampa
23.06.2019 Diffidare dalle analisi di Tahar Bn Jelloun
Perchè scrive su un giornale liberale come la Stampa?

Testata: La Stampa
Data: 23 giugno 2019
Pagina: 9
Autore: Tahar Ben Jelloun
Titolo: «La morte di Morsi nell'Egitto senza diritti»

Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 23/06/2019 a pag.9, con il titolo "La morte di Morsi nell'Egitto senza diritti" il commento di Tahar Ben Jelloun

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Tahar Ben Jelloun

Con tutti i giornalisti/scrittori arabi/musulmani che coraggiosamente raccontano il vero islam, la Stampa ha scelto Tahar Ben Jelloun, che vive tranquillo e ossequiato a Parigi, fingendosi ammiratore delle nostre democrazie mentre in realtà le sue descrizioni del mondo islamico sono lontane dal dipingerne la vera realtà. Come nel ritratto dell'ex presidente Morsi, morto -cosa rara- di morte naturale. Il nemico è invece al Sisi, che gli egiziani hanno votato in massa per liberarsi dai Fratelli Musulmani. Ben Jalloun liscia poi il pelo a Erdogan (sulla Stampa!) che manda in galera tutta la classe dirigente turca che lo critica. Sul Sinai TBJ scrive che c'è del terrorismo "anora attivo", quando lo sanno anche i disinformati che è proprio il Sinai il uogo di continue stragi di soldati egiziani, da dove entrano in Egitto armi e terroristi di provenienza Hamas e Hezbollah finanziati dal Qatar e dall'Iran. No, i nemici sono al Sisi, l'Arabia Saudita, gli emirati del golfo.
Che poi l'eliminazione fisica degli oppositori sia una pratica costante dei regimi islamici a Ben Jalloun proprio non viene voglia di scriverlo.
Pazienza sul Manifesto, ma sulla Stampa!

Ecco l'articolo:

Non accade tutti i giorni che un ex presidente della Repubblica, Mohamed Morsi, capo dei Fratelli musulmani, muoia a 67 anni in tribunale durante il processo. L'Egitto è lacerato dalla scomparsa del primo capo di Stato democraticamente eletto il 30 giugno 2012 e rovesciato il 3 luglio 2013 dal suo ministro della Difesa, all'epoca semplice generale, Abdel Fattah al-Sisi, poi autoproclamatosi Feldmaresciallo. Da presidente della Repubblica egiziana, il suo primo atto fu quello di mettere il suo predecessore in prigione e accusarlo di spionaggio a favore del nemico. Questa morte, da alcuni considerata sospetta, è un brutto incidente di percorso per un regime autoritario che reprime ogni opposizione con rara severità. Ecco perché le Nazioni Unite, Human Rights Watch e Amnesty International hanno chiesto un'indagine indipendente e obiettiva sulle circostanze che hanno portato alla malattia e poi alla morte di Morsi. Accusato di spionaggio, è stato rinchiuso in carcere, dove è stato isolato e lasciato senza cure. Secondo il suo avvocato, a causa del lungo periodo trascorso al buio, sarebbe diventato cieco. I1 Qatar (che ha sempre sostenuto i Fratelli musulmani) e il capo dello Stato turco Recep Tayyip Erdogan ne hanno denunciato la morte. Erdogan ha persino parlato di martirio: «Possa Dio concedere la sua misericordia al nostro martire, al nostro fratello Morsi». Il figlio ha rivelato che le autorità del Cairo rifiutano di concedere alla famiglia il permesso di seppellirlo nella tomba di famiglia. Vogliono impedire che diventi un luogo di pellegrinaggio per i suoi seguaci politici. Le circostanze del decesso Il contesto in cui è avvenuta questa morte è importante. È noto che l'esercito egiziano sta affrontando un'insurrezione islamista nel Sinai, diventato il punto di riferimento di un terrorismo ancora attivo. Dal 1952, l'Egitto ha conosciuto solo dittature. Questo popolo ha una lunga tradizione di lotta. Gli eventi di Piazza Tahrir nel 2011 sono stati straordinari e hanno offerto al mondo l'immagine della fiera resistenza di un popolo oppresso e represso senza misericordia. Al Sisi pratica il vecchio metodo della totale repressione e soprattutto della tortura, per estorcere confessioni, la cui credibilità è più che sospetta. La pena di morte per impiccagione è un fatto quotidiano. La giustizia è succube del potere e chi si oppone viene arrestato e condannato, anche se non ha commesso alcun reato. Pensare, obiettare, opporsi anche in via teorica è un crimine che può essere punito con la morte. Questo è ciò che affermano Human Rights Watch e Amnesty International. I loro rapporti sono accuse schiaccianti per questo regime sicuro di sé e prepotente, che continua a essere benvoluto dagli Stati Uniti e da Israele, nonché dai Paesi europei che gli vendono armi. Stabilità e crescita La morale e il commercio non hanno nulla da spartire. Durante la sua visita nel 2018, Macron non ha detto una parola sulle atrocità subite da migliaia di cittadini egiziani, la cui sola colpa è stata quella di sfidare una spietata dittatura. L'America di Trump continua il suo programma di aiuti; e miracolosamente, l'economia egiziana è in buona salute, al punto che l'Fmi si è congratulato con il regime. Una buona crescita. Una stabilità apprezzata dall'Occidente. E si chiudono gli occhi di fronte al modo in cui il regime regola i conti con l'opposizione. Ho visto anch'io, come tanti, il video in cui l'oppositore Mahmoud al Ahmadi rivendica la sua innocenza e denuncia le torture a cui è stato sottoposto con la corrente elettrica. Faceva parte di un gruppo di nove giovani, accusati di aver ucciso un pubblico ministero nel 2015.1120 febbraio 2019, sono stati giustiziati. Alcuni giorni prima altri tre condannati erano stati impiccati ad Alessandria. Nel settembre del 2018 sono stati processati 740 Fratelli Musulmani e 75 sono stati condannati a morte. Eletti con oltre il 97% dei voti 1119 marzo, Alaa El Aswany, autore del bestseller mondiale «The Yacoubian Building», che vive e insegna negli Stati Uniti, è stato citato in giudizio dallo Stato per «aver insultato il presidente, le forze armate e le istituzioni giudiziarie egiziane ». Membro fondatore di «Kifaya» (Basta) (2005), non può tornare nel suo Paese. L'avvocato Mohamed Ramadan è stato imprigionato per aver pubblicato sulla sua pagina Facebook una sua immagine in gilet giallo. Secondo Reporter senza frontiere, l'Egitto è al 161° posto su 179 in termini di libertà di stampa. Intanto, Abdel Fattah al Sisi propone al Parlamento una riforma della Costituzione per un terzo mandato. In Egitto, a parte il caso di Mohamed Morsi, si è eletti con oltre il 97%. Questa è la percentuale di voti che al-Sisi ha ottenuto nel 2018. La morte di Morsi è considerata dagli osservatori rivelatrice delle condizioni di detenzione degli oppositori. È probabile che al-Sisi dovrà rispondere, direttamente o indirettamente, della diffusa violazione dei diritti umani in questo Egitto, dove il popolo non ha più paura di uscire allo scoperto mostrando la propria rabbia e il proprio rifiuto della dittatura. Come dice lo slogan del movimento di El Aswany «Kifaya!», «Basta!».

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