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La Stampa Rassegna Stampa
09.06.2019 Putin imita Giulietto Chiesa, entrambi trinariciuti
Commento di Giuseppe Agliastro, meno male che c'è a Mosca chi informa

Testata: La Stampa
Data: 09 giugno 2019
Pagina: 11
Autore: Giuseppe Agliastro
Titolo: «'La Cia dietro il disastro Chernobyl'. In una fiction la verità del Cremlino»

Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 09/06/2019, a pag.11 con il titolo "'La Cia dietro il disastro Chernobyl'. In una fiction la verità del Cremlino" il servizio di Giuseppe Agliastro

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Vladimir Putin                         Giulietto Chiesa

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Meno male che a Mosca c'è un giornalista che onora la professione. Giuseppe Agliastro informa, sa cogliere la notizia prima che se ne accorgano gli altri. Accusare la Cia per Chernobyl ci ricorda un altro trinariciuto, di casa nostra, quel Giulietto Chiesa che aveva accusato Cia e Mossad di avere distrutto le Torri Gemelle l'11 Settembre 2001. Quest'ultimo è, per nostra fortuna, scomparso dalla cronache, Putin no. Occhi aperti e attenti, dunque.

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Giuseppe Agliastro

La propaganda del Cremlino tira in ballo la Cia nel disastro di Chernobyl. La tv statale russa Ntv sta lavorando a una nuova serie sulla più terribile catastrofe nucleare di sempre. Un’opera in cui si insinua che, nel momento dell’esplosione, a Chernobyl c’era una spia americana. Lo sceneggiato è ancora in post-produzione ma è già stato sommerso dalle critiche per il tentativo di raccontare il tremendo incidente del 1986 senza alcun rispetto per la verità storica. Trattandosi di fiction sarebbe forse in parte anche legittimo. Ma dietro la serie sembrano esserci più interessi statali che artistici. Nonché un tentativo di far passare per fatti reali quelli che non lo sono. Mosca da tempo diffonde una propria versione riveduta e corretta dei principali eventi storici. Una sorta di storia parallela secondo cui lo sbarco in Normandia non è stato cruciale per la sconfitta delle truppe di Hitler, la rivolta di Maidan in Ucraina è stata solo opera di forze neofasciste e i due agenti russi che hanno avvelenato a Salisbury l’ex spia doppiogiochista Sergey Skripal in realtà non erano altro che turisti e non hanno mai fatto nulla di male. Le accuse a Washington In questo caso l’obiettivo non proclamato è quello di puntare il dito contro Washington anche per Chernobyl. «C’è una teoria - ha detto il regista Aleksey Muradov - secondo cui gli americani si infiltrarono nella centrale nucleare di Chernobyl. Molti storici non escludono la possibilità che nel giorno dell’esplosione un agente dei servizi d’intelligence nemici stesse lavorando alla centrale». La tesi secondo cui dietro il disastro di Chernobyl ci sarebbe lo zampino degli 007 americani appare del tutto campata in aria. Infondata. Ma comoda per la narrativa del Cremlino e per la sua visione idealizzata della storia russa e di quella sovietica volta a rafforzare l’identità nazionale e a unire i russi attorno al loro leader, Vladimir Putin. E così, la serie tv filmata in Bielorussia ha tra i principali protagonisti un tenente colonnello del Kgb spedito nell’allora Ucraina sovietica sulle tracce di un pericoloso agente della Cia. I finanziamenti Difficile pensare che il governo russo non ne sapesse nulla visto che, secondo «Hollywood Reporter», il ministero della Cultura di Mosca ha finanziato l’opera con 30 milioni di rubli, oltre 400.000 euro. L’incidente L’esplosione che sconvolse il mondo avvenne nella notte tra il 25 e il 26 aprile del 1986. Un test finito male fece saltare in aria il coperchio del reattore numero 4 contaminando mezza Europa. L’incendio fu estinto solo dieci giorni dopo. Le radiazioni uccisero in brevissimo tempo almeno 31 tra tecnici della centrale e vigili del fuoco. Ma si stima che negli anni tumori, leucemie e cardiopatie abbiano fatto centinaia di migliaia di vittime. Eserciti di «liquidatori» furono mandati allo sbaraglio a Chernobyl per limitare i danni della catastrofe. Indossavano enormi scafandri che però non li proteggevano adeguatamente dalle radiazioni. Se le conseguenze furono così gravi è anche per la pessima gestione dell’emergenza da parte del governo sovietico. Mosca dapprima cercò di nascondere il disastro. Quando non fu più possibile, tentò di minimizzare sulla sua reale portata. La cittadina di Pripjat, ad appena cinque chilometri dalla centrale esplosa, fu evacuata ben 36 ore dopo la fuga radioattiva. Per qualcuno a Mosca però è forse più facile pensare a un complotto americano piuttosto che riconoscere gli errori delle autorità sovietiche. Al contrario dello sceneggiato russo, la recente serie della Hbo dedicata a Chernobyl è stata lodata dai critici per la cura dei particolari e la fedele ricostruzione storica. Anche in Russia l’opera dell’americano Craig Mazin è stata apprezzata da molti. Soprattutto per il modo in cui ha valorizzato il sacrificio dei liquidatori e le sofferenze della gente comune.

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