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La Stampa Rassegna Stampa
14.05.2019 Donald Trump incontra Victor Orban: 'Lavoro comune su immigrazione e terrorismo'
Cronaca di Paolo Mastrolilli

Testata: La Stampa
Data: 14 maggio 2019
Pagina: 10
Autore: Paolo Mastrolilli
Titolo: «Trump elogia il sovranista Orban: 'Sull’immigrazione fa la cosa giusta'»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 14/05/2019, a pag. 10 con il titolo "Trump elogia il sovranista Orban: 'Sull’immigrazione fa la cosa giusta' ", la cronaca di Paolo Mastrolilli.

Intento comune di Donald Trump e Victor Orban è regolare l'immigrazione e combattere il terrorismo, a partire da quello islamico. Su questi dossier si possono trovare intese per un lavoro coordinato. Su molti altri temi, invece, tra Stati Uniti e Ungheria prevalgono le differenze.

Ecco la cronaca:

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Paolo Mastrolilli

«Il primo ministro sta facendo un grande lavoro. È un solido alleato della Nato, e un difensore dei cristiani. So che è un uomo duro, ma è rispettato in tutta l’Europa. Forse un po’ controverso, come me, ma va bene così».

 

 

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Donald Trump, Victor Orban

Sono le parole con cui ieri il presidente Trump ha ufficialmente sdoganato il leader ungherese Orban, ricevendolo nell’Ufficio Ovale della Casa Bianca. I suoi predecessori, tanto il democratico Obama, quanto il repubblicano Bush, lo avevano tenuto a distanza. La sua ultima visita a Washington risaliva a quando era presidente Clinton, ma si trattata di un’altra epoca e di un altro Orban. Trump invece ha deciso che è venuto il momento di riammetterlo nel gruppo degli amici, tanto per le posizioni politiche simili, a partire da quelle sull’immigrazione, quanto per gli interessi nazionali americani, che vanno dall’obiettivo economico di vendere più gas liquido nella regione, a quello geopolitico di far prevalere la loro visione tra gli alleati Nato. Washington infatti ha puntato sul rilancio dei rapporti con i Paesi di Visegrad e dell’Europa centro-orientale, tipo a esempio la Polonia, come sponda da usare per bilanciare le differenze ormai evidenti con Francia e Germania. «Sull’immigrazione - ha detto Trump - l’Europa ha avuto problemi perché non è andata nella direzione scelta dal premier». E Orban ha colto al volo l’occasione, sottolineando che «collaboriamo su temi come le migrazioni, ma anche la lotta al terrorismo». Ai giornalisti che gli chiedevano conto delle sue politiche illiberali, ha risposto citando Lincoln: «Siamo un governo del popolo, gestito dal popolo per il popolo».
Nei giorni scorsi la visita di Orban era diventata un caso, dopo che l’ambasciatore americano a Budapest, David Cornstein, aveva fatto questo commento in un’intervista con il giornale «The Atlantic»: «Conoscendo il presidente da 25 o 30 anni, posso dirvi che lui amerebbe avere una situazione come quella di Viktor Orban. Ma non la ha». Venerdì pomeriggio la Casa Bianca aveva organizzato un teleconferenza con i giornalisti, che avevano chiesto chiarimenti. L’ambasciatore intendeva dire che Trump vuole instaurare una «democrazia illiberale» negli Usa? Orban è stato accusato di violare la libertà di stampa, i diritti delle minoranze, e quelli degli omosessuali: questi temi saranno oggetto della discussione? Il premier ungherese vuole chiudere la Central European University, fondata da George Soros: Trump solleverà il problema? Orban non vuole accogliere i rifugiati siriani, l’amministrazione condanna o ammira questa scelta? Gli Usa vogliono il blocco di qualunque forma di immigrazione? Il premier è stato accusato di essere un nazionalista bianco antisemita, perché è stato invitato lo stesso? Orban vorrebbe dividere l’Unione Europea, e ha premuto sulla Nato per imporre all’Ucraina di cambiare le sue leggi contrarie all’uso di lingue straniere come l’ungherese: Trump è d’accordo? I funzionari della Casa Bianca avevano risposto che le dichiarazioni di Cornstein erano state prese fuori contesto, ma il presidente ieri ha chiarito cosa pensa di Orban, considerato un alleato chiave in Europa e ha annunciato che incontrerà il presidenti russo Vladimir Putin a fine giugno in Giappone. Annuncio un po’ prematuro visto che il Cremlino ha smentito subito.

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