lunedi` 20 maggio 2019
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Invia ad un amico
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
Clicca qui per condividere
l'articolo sui Social Networks

Bookmark and Share
vai alla pagina facebook
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

La verità sulla 'Nakba' (Sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)
Per consultare l'archivio Video
CLICCA QUI


Clicca qui





Hai già visitato il sito SILICON WADI?


Clicca qui






La Stampa Rassegna Stampa
20.02.2019 Siria: ecco dove si annidano gli ultimi terroristi del Califfato
Cronaca di Giordano Stabile

Testata: La Stampa
Data: 20 febbraio 2019
Pagina: 14
Autore: Giordano Stabile
Titolo: «Gli ultimi 300 jihadisti del Califfato trattano la resa»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 20/02/2019, a pag.14 con il titolo "Gli ultimi 300 jihadisti del Califfato trattano la resa" l'analisi di Giordano Stabile.

Immagine correlata
Giordano Stabile

Il califfato di Abu Bakr al-Baghdadi è ridotto a mezzo chilometro quadrato, qualche casupola, rottami di camion, tende. Gli ultimi 300 combattenti si fanno scudo di qualche centinaia di civili, la maggior parte donne e bambini. Circondati dai guerriglieri curdi delle Forze democratiche siriane (Sdf) possono soltanto trattare la resa. Da due settimane, quando anche il loro ultimo villaggio in Siria, Baghuz, è stato investito dall’offensiva, chiedono un salvacondotto per Idlib, la provincia siriana ancora in mano a ribelli jihadisti. I curdi sono stati inflessibili ma qualcosa è cambiato ieri. Testimoni citati dall’Osservatorio siriano per i diritti umani hanno notato l’arrivo di una lunga colonna di autocarri, una cinquantina «vuoti», pronti al trasferimento. L’accordo, con la mediazione statunitense, sarebbe vicino.

Immagine correlata

Una situazione comunque disperata, dopo che 20 mila persone sono fuggite verso i campi profughi in quindici giorni, e 62 sono morte per la fatica e la malnutrizione. I curdi hanno ribadito che non intendono lasciare uscire i terroristi: «O si arrendono o saranno uccisi in battaglia». Anche perché nell’ottobre del 2017 seicento jihadisti furono evacuati da Raqqa e i curdi furono pesantemente criticati per quella scelta. Il timore delle Sdf è che i sopravvissuti possano organizzare cellule di guerriglia, che già colpiscono nelle province di Raqqa e Hasakah e nel deserto sotto controllo governativo.
Anche quando l’ultimo pezzo di califfato sarà cancellato, con la forza o meno, la minaccia dell’Isis non cesserà. Un rapporto presentato dal Mossad al nuovo capo delle forze armate israeliane Aviv Kochavi, e rivelato dal Jerusalem Post, traccia un quadro preoccupante. Lo Stato islamico può contrare «su 150-200 mila fra combattenti, simpatizzanti e potenziali jihadisti» nel mondo. In Siria e Iraq rimangono decine di migliaia di terroristi nelle zone remote, in altri otto Paesi ci sono branche organizzate, come nel Sinai e in Nigeria, spesso in espansione. La vittoria della coalizione anti-Isis potrebbe rivelarsi solo «tattica», ha puntualizzato il colonnello francese François-Régis Legrier in un articolo pubblicato sulla Revue Défense Nationale, che in Francia ha suscitato un putiferio. Legrier era comandante di un reparto di artiglieria e ha preso parte anche all’ultima battaglia. L’uso preponderante dei raid e il rifiuto dell’Occidente di impegnarsi con truppe di terra ha «prolungato la guerra e provocato molte più vittime civili ». Così si sono gettati i semi di nuove insorgenze sunnite e forse di un nuovo Isis.

Per inviare alla Stampa la propria opinione, telefonare: 011/ 65681, oppure cliccare sulla e-mail sottostante


lettere@lastampa.it

Clicca qui per stampare questa pagina
Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui
www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT