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La Stampa Rassegna Stampa
11.10.2018 Usa, verso la nomina del nuovo ambasciatore all'Onu, Dina Powell in vantaggio
Cronaca di Paolo Mastrolilli

Testata: La Stampa
Data: 11 ottobre 2018
Pagina: 12
Autore: Paolo Mastrolilli
Titolo: «Una conservatrice nata al Cairo per il dopo Haley»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 11/10/2018, a pag.12, con il titolo "Una conservatrice nata al Cairo per il dopo Haley" la cronaca di Paolo Mastrolilli.

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Paolo Mastrolilli

Sul nome di Dina Powell, considerata la favorita per prendere il posto di Nikki Haley come ambasciatrice americana all’Onu, si è già scatenata dietro le quinte una battaglia politica, che dimostra come gli antichi contrasti fra le varie anime dell’amministrazione Trump non siano per nulla sanati. Lei infatti è vista come un’alleata della figlia del presidente, Ivanka, e di suo marito Jared, e quindi una moderata globalista, avversaria invece della corrente più estremista che faceva capo a Steve Bannon, ma anche al consigliere per la sicurezza nazionale Bolton e in parte al segretario di Stato Pompeo.

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Dina Powell


Dina ha una biografia che è anche un manifesto politico. Il suo vero cognome è Habib, perché è nata al Cairo da una famiglia cristiana poi naturalizzata americana, e parla un arabo fluente. I genitori egiziani emigrarono negli Usa quando lei aveva 4 anni, stabilendosi a Dallas dove viveva la nonna. Dopo l’università frequentata nella liberal Austin, si era trasferita a Washington per lavorare nell’ufficio della senatrice Kay Bailey Hutchison, membro dell’establishment repubblicano e oggi ambasciatrice Usa alla Nato. Poi era entrata nell’amministrazione di Bush figlio, prima come assistente personale del presidente a 29 anni d’età, la più giovane di sempre in questo ruolo, e poi della segretaria di Stato Condoleezza Rice. Aveva lasciato il governo per andare a Goldman Sachs, sinonimo del globalismo finanziario, da dove poi era tornata nella Casa Bianca di Trump con il consigliere economico Gary Cohn, per fare la vice consigliera per la sicurezza nazionale. Aveva stretto con Ivanka e Jared, di cui è grande amica, e con Nikki Haley, lavorando al piano di pace per il Medio Oriente e agli accordi con i sauditi in chiave anti Iran. Però aveva litigato con Bannon, e nel dicembre dell’anno scorso aveva deciso di tornare a Goldman Sachs.
Ad indicare il suo nome come nuova ambasciatrice sono stati proprio Nikki, che aveva anche tweettato una foto di loro due in barca con i rispettivi compagni, e Ivanka, smentendo subito l’ipotesi avanzata dal padre di nominare la figlia. Jared si era pubblicamente augurato che Dina tornasse, quando aveva lasciato a dicembre, e quindi per lui questo sarebbe un desiderio che si avvera, proprio mentre si prepara a pubblicare il piano per la pace tra israeliani e palestinesi.
Ieri Trump ha ammesso che Powell è in cima alla lista, e la Casa Bianca l’ha già sondata, ma ha aggiunto che i candidati sono cinque. Questo perché l’altra corrente dell’amministrazione si è mobilitata per bloccarla. Il sito Breitbart, di cui era capo Bannon, ha pubblicato un articolo dove sottolinea che il suo vero nome è Habib, e l’accusa di aver tenuto stretti rapporti con i Clinton e la loro Foundation quando lavorava per Goldman Sachs. Il consigliere per la sicurezza nazionale Bolton non si è espresso in maniera ufficiale, ma è noto che tanto lui, quanto il segretario di Stato Pompeo, avevano avuto una relazione complicata con Haley, che in parte sarebbe all’origine delle sue dimissioni. Sostituirla con una sua alleata non sarebbe la loro soluzione preferita, e infatti tra i nomi dei candidati alternativi primeggia quello dell’attuale ambasciatore in Germania Richard Grenell, che faceva il portavoce di Bolton quando durante l’amministrazione Bush aveva ricoperto l’incarico di rappresentante al Palazzo di Vetro.

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Donald Trump

Dietro alle motivazioni personali, ci sono profonde divergenze politiche. Dina applicherebbe gli ordini del presidente, ma ha un profilo molto più aperto alle relazioni multilaterali, e come Nikki conserverebbe la sua indipendenza rispetto a Bolton e Pompeo. La decisione finale la prenderà Trump, ma così indicherà anche quale strada vuole seguire.

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