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La Stampa Rassegna Stampa
09.08.2018 L'Iran degli ayatollah verso lo scontro con gli Usa in Iraq
Commento di Francesco Semprini

Testata: La Stampa
Data: 09 agosto 2018
Pagina: 10
Autore: Francesco Semprini
Titolo: «Milizie sciite contro gli Usa in Iraq. La replica dell’Iran alle sanzioni»

Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 09/08/2018 a pag. 10, con il titolo "Milizie sciite contro gli Usa in Iraq. La replica dell’Iran alle sanzioni", la cronaca di Francesco Semprini.

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Francesco Semprini

Le sanzioni all’Iran, reintrodotte dagli Stati Uniti dopo l’uscita dall’accordo sul nucleare, rischiano di scatenare ritorsioni sul piano militare contro obiettivi americani in teatri terzi, a partire da Iraq e Afghanistan.
È quanto suggeriscono fonti informate secondo cui, visti i ripetuti raid israeliani su postazioni iraniane in Siria, gli iraniani sono costretti a spostare l’attenzione su altri teatri di scontro.

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L'aggressione iraniana verso molti Paesi del Medio Oriente


Sono due gli effetti dell’offensiva economica di Donald Trump, successiva all’abbandono del Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa): attacchi a obiettivi Usa, appunto, e una «fuga in avanti» verso il conflitto con Israele, qualora il fronte europeo di opposizione alle sanzioni americane dovesse sgretolarsi.
Per capire la strategia di Teheran bisogna fare un passo indietro. Durante il confitto in Siria, le milizie sciite e Hezbollah sono stati decisivi e funzionali contro gli jihadisti. I russi tuttavia non hanno mai nutrito grande simpatia per Hezbollah e hanno visto sempre con diffidenza i tentativi iraniani di ampliare le proprie sfere di influenza in Siria. Anche per non urtare Israele con il quale Putin ha buone relazioni sul piano militare. Ecco allora che, con l’attenuarsi delle ostilità, la Russia ha dato il via a un’opera di contenimento delle forze sciite in territorio siriano, specie a ridosso del confine con Israele, anche insediando otto postazioni di polizia militare a Quneitra, nel Golan.
Ma non solo: i recenti raid israeliani (e americani) contro obiettivi iraniani in Siria sono stati tacitamente approvati dalla Russia.

Messa sotto pressione nel territorio sotto controllo di Assad, Teheran sarebbe pronta a puntare su obiettivi Usa in Iraq, attraverso i gruppi sciiti alleati. Ed ecco perché l’Arabia saudita, su sollecitazione di Washington, ha affrontato la questione con Moqtada al Sadr, dopo la sua riconversione a leader sovranista della colazione Sairoon vincitrice alle elezioni col motto «nessuna ingerenza straniera intacchi l’Iraq».

Altro bersaglio è l’Afghanistan: in alcune aree l ’influenza sciita è forte e c’è stato un rafforzamento della presenza di brigate filo-Teheran. Un aspetto quest’ultimo che tocca anche l’Italia visto che la zona di confine tra Iran e Afghanistan è quella a ridosso della provincia di Herat dove operano i nostri militari. L’applicazione delle sanzioni – viste da Teheran come un tentativo americano di indebolire l’Iran e la sua influenza nella regione – rende ancora più complicato lo scenario. Inoltre se il fronte europeo anti-sanzioni guidato da Federica Mogherini dovesse scricchiolare, si potrebbe assistere a una fuga in avanti verso l’escalation militare contro Israele. «Se strozzata economicamente l’Iran avrà bisogno di un nemico per riaffermare il suo ‘ezat-e-nafs’ ovvero la fierezza», spiegano le fonti.
Il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif spiega al riguardo che l’Ue si è mossa nella direzione giusta, anche se al momento non ha ancora conseguito risultati sufficienti. «Gli Stati europei hanno aumentato l’acquisto di petrolio e hanno contattato governi in tutto il mondo chiedendo che il nostro greggio venga acquistato», dice. «Gli americani non possono pensare che l’Iran non esporterà petrolio e altro, devono avere ben chiare le conseguenze di tutto ciò».
L’indicazione è chiara e si riferisce ai primi di novembre, quando entreranno in vigore le sanzioni sul commercio di greggio. Sarà allora che alla guerra economica di Trump, Teheran potrebbe rispondere con la sua “ezat-e-nafs” militare.

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