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La Stampa Rassegna Stampa
07.06.2018 Restano le sanzioni alla Russia di Putin
Cronaca di Paolo Mastrolilli

Testata: La Stampa
Data: 07 giugno 2018
Pagina: 2
Autore: Paolo Mastrolilli
Titolo: «Nato e Usa frenano l’Italia sulla Russia: le sanzioni restano»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 07/06/2018, a pag. 2, con il titolo "Nato e Usa frenano l’Italia sulla Russia: le sanzioni restano" la cronaca di Paolo Mastrolilli.

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Paolo Mastrolilli

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Putin antidemocratico

Il dialogo politico con la Russia va tenuto aperto, ma senza mettere in discussione le sanzioni, fino a quando Mosca non cambierà il suo comportamento. È il monito che la Nato e gli Usa inviano all’Italia, dopo i discorsi al Senato e alla Camera del nuovo premier Conte in occasione del voto di fiducia.
Il primo a commentare è stato il segretario generale dell’Alleanza Atlantica, Jens Stoltenberg: «Con la Russia dobbiamo mantenere il dialogo politico, ma le sanzioni economiche sono importanti». Stoltenberg ha fatto le congratulazioni al presidente del Consiglio, e si è detto «felicitato dell’impegno dell’Italia nella Nato confermato da Conte. Accolgo con favore l’apertura del dialogo con la Russia», in linea col «doppio approccio della Nato: forte difesa e deterrenza, combinate con il dialogo politico». Sulle sanzioni, però, ha avvertito che «Mosca deve cambiare comportamento» prima di poterle rimuovere.

Toni simili sono stati usati da Kay Bailey Hutchinson, ambasciatrice Usa alla Nato: «L’Italia è uno dei nostri più forti alleati, ma sulla Russia crediamo che le sanzioni vadano mantenute fino a quando Mosca non muterà il suo comportamento. È importante che i nostri alleati restino saldi su questa posizione, almeno fino a quando la Russia non cambierà atteggiamento. Altrimenti daremmo un pessimo segnale a Mosca».

Kurt Volker, inviato speciale di Washington per l’Ucraina, ha spiegato così a «La Stampa» la posizione presa dall’amministrazione Trump: «Primo, le ragioni per cui l’Ue ha applicato le sanzioni alla Russia sono la sua invasione e presunta annessione della Crimea, così come la continua aggressione nella regione di Donbass e la mancata applicazione degli accordi di Minsk. Queste condizioni non sono cambiate minimamente, anzi sono peggiorate, perciò non ci sono le basi per togliere le sanzioni. Secondo, è chiaro che queste misure stanno avendo un impatto. Altrimenti perché ci sarebbe tanto clamore tra gli associati del presidente Putin per cercare di cancellarle? Terzo, le sanzioni sono decise e applicate come politica della Ue, non solo degli Stati membri. Perciò anche se sarebbe possibile per l’Italia sostenere la loro eliminazione in un contesto europeo, finché ci sarà una decisione Ue in favore delle misure, Roma avrà l’obbligo come Stato membro di applicarle. Ci sarebbero conseguenze, se non lo facesse».

Stoltenberg, Bailey Hutchinson e Volker difficilmente avrebbero preso queste posizioni, senza sapere che sono condivise anche dai principali alleati Nato, come Gran Bretagna, Francia e Germania. È vero che lo stesso presidente Trump vorrebbe riaprire il dialogo con Putin, ma non al prezzo di cedere su principi fondamentali come l’integrità territoriale dei Paesi amici.
Nel caso dell’Italia poi, se si sommano le dichiarazioni sulla Russia alle intenzioni di ritirare i soldati dall’Afghanistan e scuotere la stabilità dell’Unione europea, in discussione viene messo l’intero sistema delle alleanze che ci ha garantito pace e prosperità dopo la Seconda Guerra Mondiale. Naturalmente il nostro è un Paese democratico, il popolo è sovrano, e ha tutto il diritto di votare per cambiare la collocazione internazionale. Il dubbio è se ci sia stato un simile dibattito durante la campagna elettorale, e quindi se il governo abbia il mandato per farlo. Aldilà dei sospetti avanzati da George Soros sulle motivazioni profonde di questa scelta di campo, dopo le dichiarazioni di fedeltà alla Nato del premier Conte gli Usa aspettano di vedere le azioni concrete che deciderà.

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direttore@lastampa.it

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