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La Stampa Rassegna Stampa
14.04.2018 Sanzioni all'Iran: vanno reintrodotte per contenere espansionismo e corsa al nucleare degli ayatollah
Cronaca di Marco Bresolin

Testata: La Stampa
Data: 14 aprile 2018
Pagina: 11
Autore: Marco Bresolin
Titolo: «Sanzioni Ue all’Iran sul conflitto siriano per salvare l'intesa sul nucleare»

Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 14/04/2018, a pag. 11, con il titolo "Sanzioni Ue all’Iran sul conflitto siriano per salvare l'intesa sul nucleare", la cronaca di Marco Bresolin.

L'accordo voluto da Obama e dall'Europa che consente alla teocrazia iraniana di proseguire l'espansionismo in Medio Oriente e la corsa verso il nucleare non va rivisto o temperato, ma annullato completamente e le sanzioni reinserite. E' l'unico modo per contenere le mire del regime degli ayatollah iraniani, come ha affermato più volte in questi anni John Bolton, Consigliere per la Sicurezza nazionale dell'Amministrazione Trump.

Ecco l'articolo:

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Marco Bresolin

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John Bolton

Emmanuel Macron vuole giocare l’ultima carta per evitare l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano. C’è tempo fino al 12 maggio, dopodiché scatteranno le sanzioni annunciate da Donald Trump contro Teheran. Il prossimo 24 aprile il Presidente francese vuole presentarsi a Washington per convincerlo al passo indietro, assicurandogli però che l’Europa non intende fare sconti all’Iran. Parigi ha così proposto ai partner Ue un pacchetto di sanzioni legate al programma missilistico iraniano e soprattutto al coinvolgimento nel conflitto siriano di Teheran, alleata di Assad.
Londra e Berlino hanno subito sposato e sostenuto la proposta (Angela Merkel sarà ricevuta da Trump il 27 aprile), altri governi si sono accodati. Ma a mettere i bastoni tra le ruote di Macron ci sta provando l’Italia. Nonostante l’incertezza della situazione politica, e con un governo uscente in carica soltanto per gli affari correnti, Roma ha dettato la linea dura ai suoi diplomatici di stanza a Bruxelles.

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Il lavoro di «ostruzionismo» – che ha trovato il sostegno di Svezia, Austria, Spagna, Cipro e Grecia – ha fin qui prodotto un risultato: la lista, su cui figurano una quindicina tra persone fisiche e società da sanzionare, non è stata mandata al «Relex», il gruppo di lavoro Ue per le relazioni esterne che deve dare il via libera giuridico. L’Italia e gli altri Paesi contrari hanno chiesto e ottenuto di fare prima un passaggio al tavolo dei ministri, che si riuniranno lunedì a Lussemburgo, per una discussione politica. Dopodiché, eventualmente, si passerà al tavolo tecnico. Le sanzioni vanno infatti decise all’unanimità. A Lussemburgo è confermata la presenza di Angelino Alfano: sarà lui a dover difendere la posizione del governo al tavolo presieduto da Federica Mogherini.
Giovedì l’Ue aveva già rinnovato di un anno le sanzioni all’Iran per la violazione dei diritti umani, colpendo 82 soggetti. Ma per Parigi, Berlino e Londra non basta: per dare un segnale a Trump, bisogna fare di più. Da qui l’idea di nuove misure restrittive legate anche alla situazione in Siria, tema di grande attualità.

Per l’Italia, invece, sarebbe un errore fare un passo in questa direzione. Prima di tutto perché Roma crede che le nuove sanzioni siano inutili e non basterebbero a Trump per cambiare idea. Poi perché un irrigidimento verso l’Iran indebolirebbe il fronte riformista e dialogante. E infine, questo è il ragionamento che viene fatto da fonti diplomatiche, mischiare l’accordo sul nucleare con gli altri problemi legati alle tensioni regionali (Siria, ma anche Yemen) sarebbe controproducente. C’è il rischio concreto di danneggiare le relazioni con l’Iran, sbarrando la strada alle imprese europee che stanno avviando i rapporti commerciali dopo anni di isolamento. Tutto questo senza ottenere risultati sul fronte transatlantico. I governi europei, insomma, hanno lo stesso obiettivo (salvaguardare l’accordo sul nucleare), ma sono divisi su come arrivarci.
E posizioni contrastanti emergono sull’altro fronte caldo, quello legato all’eventuale intervento militare in Siria. Si parlerà anche di questo lunedì. Si cercherà una risposta comune per condannare gli attacchi con armi chimiche e per fare un pressing politico sulla Russia. Dopodiché ognuno sarà libero di rispondere come meglio crede agli appelli americani. In ordine sparso.

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