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La Stampa Rassegna Stampa
24.02.2018 Ricordare Auschwitz per ricordare la Palestina: le vergogna dell'università di Torino
Cronaca di Federico Callegaro, intervista a Daniela Santus

Testata: La Stampa
Data: 24 febbraio 2018
Pagina: 55
Autore: Federico Callegaro
Titolo: «I troppi eventi anti Israele con il via libera dell'ateneo»

Riprendiamo dalla STAMPA, cronaca di Torino, di oggi, 24/02/2018, a pag.55, due servizi di Federico Callegaro dai titoli "I troppi eventi anti Israele con il via libera dell'ateneo" e " Intervista con Daniela Santus" IC ha seguito in questi giorni quanto sta avvenendo nell'ateneo torinese, praticamente una occupazione della propaganda anti-Israele, che avviene nel silenzio-assenso del Rettore.
E' una operazione in stile BDS, che sta coinvolgendo diverse università italiane.

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Ecco i link alle pagine di IC dei giorni scorsi:
 http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=8&sez=120&id=69621
http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=999920&sez=120&id=69613
http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=6&sez=120&id=69592

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Federico Callegaro

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Gianmaria Ajani, rettore dell'università di Torino

Federico Callegaro: "I troppi eventi anti Israele con il via libera dell'ateneo"

C'è un seminario della discordia, che vale 3 crediti formativi, che per alcuni docenti e intellettuali torinesi vicini alle ragioni dello Stato d'Israele rappresenta la goccia che ha fatto traboccare il vaso nei confronti dell'Università degli Studi di Torino. Sì, perché se nel corso degli ultimi mesi sono stati molti gli eventi critici nei confronti di Israele ospitati in aule del Campus Einaudi (organizzati senza autorizzazioni fornite dall'Università): il caso più scioccante risale a un anno fa, quando venne organizzato un seminario autogestito dal titolo: «Ricordare Auschwitz per ricordare la Palestina». In questo caso il seminario, intitolato «L'eredità di Edward Said in Palestina», è invece promosso dall'Ateneo stesso, concede crediti formativi agli studenti che decidono di seguirlo ed è promosso sui siti dell'Università. «II problema è che i relatori che sono stati invitati sono di parte e in alcuni casi le loro tesi sono state messe in discussione dalla comunità scientifica internazionale perché si basavano su fonti di seconda mano - spiega la professoressa Daniela Santus, che insieme ad altri torinesi ha anche firmato un appello destinato all'Università contro la scelta di ospitare certe iniziative -. Si dovrebbe rispettare la pluralità dell'informazione». Tra i primi a prendere parola su questo tema era stato Angelo Pezzana, lo storico libraio torinese nel corso degli ultimi tempi è andato di persona ad alcuni degli incontri organizzati all'interno dell'Ateneo da varie associazioni pro Palestina. «Sbagliato dare spazio. In questi eventi si trovano menzogne su Israele e si arriva a dire che i sionisti usano lo sterminio nazista come forma di giustificazione per le azioni militari contro i palestinesi - afferma Pezzana -. Quello che dovrebbe fare il rettore dell'Università è vietare certi incontri all'interno del suo Ateneo. Esattamente come fanno altre prestigiose Università in giro per il mondo, a partire da quella di Monaco, dove non viene dato spazio a certe tesi». Per Pezzana, poi, le posizioni dell'Ateneo sono state ancora peggio che «troppo blande»: «No, qui, se si autorizzano certi incontri e si danno anche crediti formativi per seguirli, non si tratta di tolleranza ma di connivenza». II rettore Per il rettore Gianmaria Ajani certi incontri, quelli che sono stati organizzati in occasione del Giorno della Memoria in cui si parlava di politiche di apartheid portate avanti da Israele, non sono avvallati dall'Ateneo ma risulta impossibile impedirli: «L'Università è un luogo aperto e questo ha tanti lati positivi ma si porta dietro anche qualche problema - afferma -. Se un gruppo decide di prendere un aula per fare un incontro non è possibile farci molto. Chiedere l'intervento delle forze dell'ordine non è una strada percorribile e l'Ateneo può solo decidere di non supportare questo tipo di iniziative»

Federico Callegaro: "Sono senza contradditorio e basati sulla propaganda"
Intervista a Daniela Santus

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Daniela Santus

La professoressa Daniela Santus è da molti anni in prima linea all'interno dell'Ateneo torinese nel segnalare iniziative critiche nei confronti di Israele. Una «missione» che in passato l'ha portata a ricevere contestazioni da parte di movimenti vicini alla causa palestinese. Professoressa, il seminario previsto per il primo marzo ha attirato le critiche di molti torinesi che hanno anche firmato un appello, come mai? «Perché a differenza di tanti altri incontri caratterizzati da una visione di parte e aspramente critici contro Israele questo non è organizzato da qualche sigla radicale vicina ai centri sociali ma dall'Università. L'Ateneo ha deciso di concedere l'aula magna del Campus Einaudi e di riconoscare tre crediti agli studenti che parteciperanno». Cosa contestate al seminario? «Sono stati invitati a parlare degli esperti che hanno ricevuto molte critiche in merito all'uso che fanno delle fonti. Non possiamo considerare certi interventi validi sul piano scientifico. In più dobbiamo constatare che ormai iniziative contro Israele in Ateneo hanno una cadenza quasi settimanale. E' uno stillicidio continuo che non tiene mai conto della necessità di un contraddittorio ma che si basa esclusivamente sulla propaganda»

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