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Il Venerdì di Repubblica Rassegna Stampa
08.11.2019 Ogni pretesto è buono per demonizzare Israele: oggi basta il progetto di una funivia
Nel pessimo pezzo di Francesca Caferri

Testata: Il Venerdì di Repubblica
Data: 08 novembre 2019
Pagina: 40
Autore: Francesca Caferri
Titolo: «Ci mancava la funivia a dividere Gerusalemme»
Riprendiamo dal VENERDI' di REPUBBLICA di oggi, 08/11/2019, a pag. 40, con il titolo "Ci mancava la funivia a dividere Gerusalemme" il commento di Francesca Caferri.

Gerusalemme è una città in continua espansione e che ogni anno accoglie un numero maggiore di turisti: per questo ha bisogno di infrastrutture e trasporti adeguati. In questo senso è da leggere il progetto di una nuova funivia voluta da Netanyahu, che però Francesca Caferri bolla come progetto politico volto a isolare sempre più i "poveri palestinesi" (ignorando che i cittadini arabi di Gerusalemme hanno cittadinanza israeliana esattamente come gli ebrei). Secondo Caferri, che scrive costantemente contro Israele, la funivia sarebbe una nuova linea di divisione nella città. Il suo pezzo è non solo disinformante, ma addirittura utilizza ogni pretesto pur di attaccare Netanyahu e l'intera Israele.

Ecco l'articolo:

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Francesca Caferri

GERUSALEMME. Abbracciandola con lo sguardo da uno dei punti panoramici che la circondano, la Città vecchia di Gerusalemme non è molto diversa da quella che i visitatori si trovavano davanti nei secoli scorsi. Un insieme di case basse e vicoli stretti, circondate da mura possenti e puntellate dai simboli delle tre religioni: a dominare il profilo della Cupola della Roccia sacra ai musulmani e della Chiesa del Santo Sepolcro, sorta nel luogo dove secondo iVangeli fu seppellito Gesù. Un panorama unico, un equilibrio fragilissimo fra le tre grandi religioni monoteiste: che ora rischia di cambiare per sempre.

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Il progetto di funivia a Gerusalemme

CONTRO LO SCEMPIO A modificarlo è un progetto approvato in estate dal Comitato nazionale delle infrastrutture di Israele su proposta del ministero del Turismo e dell'Autorità per lo sviluppo di Gerusalemme. Il piano prevede la costruzione di una funivia che partendo dalla parte occidentale della città porti i turisti nel cuore della Città vecchia, a pochi passi dal Dung Gate, punto di accesso al Muro del Pianto e ai quartieri ebraici. Secondo le intenzioni, i lavori dovrebbero essere completati entro il 2021: per farli partire manca solo il sì definitivo del governo israeliano. Presentata come una soluzione al traffico e all'inquinamento in una città con quattro milioni di visitatori l'anno, la funivia ha ottenuto il raro risultato di unire molte delle anime di Gerusalemme in una durissima opposizione. A dire "no" sono archeologi, architetti, ambientalisti, associazioni di guide turistiche, comunità ebraiche come quella caraita, sopra il cui cimitero Sopra, vista di Gerusalemme dal Monte degli Ulivi. A sinistra, il tragitto della funivia e, in basso, due rendering del passaggio delle cabine sulla Città vecchia e di una stazione sempre nell'area storica. Sotto, a destra, il premier Benjamin Netanyahu passerebbero le cabine, e i palestinesi di Silwan, villaggio a ridosso della Città vecchia annesso da Israele nel 1967 senza riconoscimento internazionale: qui sorgerebbe la stazione di arrivo. «Basta guardare il progetto per capire che si tratta di un vero e proprio scempio» sintetizza Yonatan Mizrahi, archeologo, presidente di Emek Shaveh, ong israeliana che lavora sui temi di archeologia e politica. Mizrahi srotola una piantina sulla scrivania: ironia della sorte, il suo ufficio si trova a pochi metri dalla residenza del primo ministro Benjamin Netanyahu, che del la funivia è un grande sponsor. I rendering mostrano grandi piloni attraversare la valle di Hinnom, cabine trasparenti in grado di trasportare fino a tremila passeggeri l'ora e stazioni realizzate in vetro per ridurre al minimo l'impatto visivo. Per Emek Shaveh piloni, cabine e nuovi edifici altererebbero per sempre il profilo di Gerusalemme, mettendo anche a rischio il riconoscimento di patrimonio Unesco: l'Autorità per lo sviluppo replica che ridurrebbero del 30 per cento l'uso di auto e del 50 per cento quello di autobus intorno alla Città vecchia.

RIPARATE LE STRADE! Ma non è questo il punto più controverso: la stazione di arrivo della funivia verrebbe costruita sul tetto di un centro visitatori appartenente a un'organizzazione di coloni di destra chiamata City of David, a Silwan. Da anni il gruppo promuove scavi per individuare tracce archeologiche risalenti ai tempi del re David all'interno del territorio del villaggio arabo: lo scopo è dimostrare che gli ebrei sono arrivati prima di cristiani e musulmani a Gerusalemme e dunque rivendicare il diritto esclusivo al controllo dell'area. Proprio questo è ciò che spaventa di più Mizrahi: «Il fine di tutta l'operazione è chiaramente politico. Punta a promuovere una narrazione a senso unico della città e della sua storia: quella ebraica». Un'idea ammessa anche dall'ex sindaco Nir Barkat, ora parlamentare del Likud, il partito di Netanyahu. «C'è un elemento sionista nel progetto» ha spiegato in un'intervista al New York Times: «Il lavoro di City of David è la prova definitiva del fatto che questa terra ci appartiene». L'articolo, firmato dalla superstar dei critici di architettura Michael Kimmelman, metteva in guardia contro il pericolo di "Disneyzzazione" della città santa. Pubblicato in prima pagina a pochi giorni dalle elezioni di settembre, ha provocato una tempesta: l'autore e il giornale sono stati accusati di essere contro lo Stato di Israele. A riprova di quanto tutto ciò che tocca presente e passato qui sia argomento sensibile. Per toccare con mano la tensione, basta camminare nelle vie di Silwan, E a pochi metri da dove dovrebbero passare i piloni della funivia. L'unica strada che attraversa il quartiere è stretta e affollatissima, per percorrerla occorre fare lo slalom fra le buche e i bus che salgono verso il Muro del Pianto a scaricare turisti. Qui nessuno crede alla versione delle autorità: «Se volessero davvero aiutarci la prima cosa sarebbe riparare le strade» spiega la signora Sahar, che coordina i progetti nel centro di accoglienza per l'infanzia del quartiere: «Della funivia non sapremmo cosa farcene». Di fronte al suo centro, un murales colorato riporta le parole di Mahmud Darwish, il grande poeta palestinese: «La mia patria non è una valigia e io non sono un viaggiatore» si legge in arabo e inglese. Un colono di City of David ci passa di fronte ignorandole: a Silwan la presenza degli ultraortodossi, con i riccioli degli uomini e i capelli coperti delle donne, è sempre più evidente. Hanno acquisito dozzine di case, che si riconoscono per le mura alte e le telecamere di protezione, oltre che per la bandiera con la stella di David. Il timore è che il progetto della funivia possa ulteriormente far salire la tensione in una zona già tanto delicata.

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