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Il Venerdì di Repubblica Rassegna Stampa
05.07.2019 Un servizio sull'Iran che grida vergogna
quello di Luciana Borsatti

Testata: Il Venerdì di Repubblica
Data: 05 luglio 2019
Pagina: 36
Autore: Luciana Borsatti
Titolo: «Leggere Michelle Obama a teheran nonostante lo scontro con gli Stati Uniti»

Riprendiamo dal VENERDI' di REPUBBLICA di oggi, 05/07/2019, a pag.36 con il titolo "Leggere Michelle Obama a teheran nonostante lo scontro con gli Stati Uniti" la cronaca di Luciana Borsatti

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Raramente abbiamo letto un articolo più sottomesso alla propaganda del regime iraniano. Un inno al cattivo gusto anche nel titolo, che richiama un altro libro, quel "Leggere Lolita a Teheran" di Azar  Nafisi, di contenuto opposto rendendo offensivo l'accostamento. Leggerlo e provare vergogna per i commenti servili, conferma la linea 'culturale' del supplemento di Repubblica.
Parafrasando la chiusura del pezzo, ci auguriamo che una America come quella di Obama non debba mai più ritornare.

TEHERAN. Da alcune settimane il mondo assiste con preoccupazione a un acuirsi delle tensioni tra gli Stati Uniti e l'Iran. Le politiche ostili del presidente DonaldTrump degli ultimi due anni, tuttavia, non hanno ridotto l'interesse dei cittadini della Repubbìica Islamica nei confronti della cultura americana. A dimostrarlo è un vero caso editoriale come quello di Becoming, l'autobiografia di Michelle Obama, che in Iran — dove non vi sono leggi sul diritto d'autore—può vantare la pubblicazione con tre diversi editori, e ben trentacinque edizioni raggiunte da uno solo di questi in un tempo record di quattro mesi. La moglie dell'ex presidente statunitense Barack Obama è diventata una vera star nel Paese islamico. Come è stato possibile? Sono molti quelli in Iran che avevano affidato le loro speranze di benessere e pace all'accordo sul nucleare del 2015 voluto dal primo inquilino nero della Casa Bianca, e ora pagano pesantemente la decisione di uscirne del suo successore, l'inedita durezza delle nuove sanzioni e lo scontro sempre più aspro tra i due Paesi.
A vantare il record di 27 mila copie vendute in pochi mesi, nonostante le sanzioni abbiano fatto drammaticamente aumentare anche il prezzo della carta, sono le Mehrandish Publications, che espone  l'autobiografia dell'ex First Lady all'ultima Fiera internazionale del libro diTeheran —evento che attira ogni anno migliaia di visitatori. Fra chi acquista Becoming, dice Ali Salami , che lo ha tradotto per Mebrandish, l'80 per cento sono donne, per lo più tra i 18 e i 40 anni. Ma fra i lettori si contano anche tanti uomini, che poi ne parlano con interesse sui social. Un fatto che contrasta con certe immagini di bandiere statunitensi bruciate nelle manifestazioni. «In generale gli iraniani non hanno affatto un'opinione negativa degli americani» conferma Salami, che è anche docente alla facoltà di lingue dell'Università di Teheran, «d'altronde sono molti quelli che hanno studiato negli Stati Uniti. Le manifestazioni anti-americane sono piuttosto dirette contro alcune politiche anti-iraniane di uno specifico governo». Quanto a Michelle Obama, aggiunge, «è stata la prima First Lady nera alla Casa Bianca, è partita quasi da zero, per studiare in università prestigiose e risalire la scala sociale. Ha lavorato nei migliori studi legali, ma al culmine della sua carriera ha lasciato il lavoro peri valori che più apprezzava, come quello di collaborare con organizzazioni non profit. E ha uno sguardo particolare sul razzismo e la discriminazione». Così gli iraniani vedono in lei «un essere umano prima ancora che una figura politica, una persona che ha dimostrato che nulla è impossibile nella vita». Il successo di Becoming può certo essere connesso anche alla personalità di Barack Obama. È ancora Salsmi che spiega: «Obama è stato il primo leader americano a incoraggiare colloqui diretti con i Paesi musulmani e con l'Iran. Ed era determinato a porre fine all'impasse sul nucleare sapendo bene che il programma iraniano non aveva scopi militari». Eppure si potrebbe pensare che anche l'immagine di Barack Obama possa essersi ormai offuscata in Iran, visto che non ha saputo prevenire il ritorno delle sanzioni, così dando ragione a chi, fra gli ultra conservatori di Teheran, lo ritiene un altro prodotto di un'America accusata di essere comunque prepotente e inaffidabile. E invece, secondo Salami, «l'arrivo di Trump non credo abbia spinto la nostra opinione pubblica a cambiare idea su Obama, benché avesse anch'egli i suoi difetti come politico e come leader».
E non è strano che Mehrandish non sia l'unico editore di Becoming?, chiediamo. «Non ci sono leggi sul copyright in Iran, anche se penso che dovremmo averne. Abbiamo parlato e insistito con l'editore americano per firmare un accordo, ma a causa delle sanzioni non è stato possibile. Ma anche se avessimo avuto una legge sui diritti d'autore avrebbero evitato di farlo, perché il governo americano vieta ogni accordo in qualsiasi forma con entità iraniane, e dunque le società temono conseguenze». Eppure l'editore, Mehdi Sojoudi Moghaddam, «ci ha provato disperatamente». Intanto le sanzioni, comprese quelle rimaste in vigore anche con Obama, hanno quintuplicato il prezzo della carta negli ultimi anni, spingendo gli editori a ridurre il numero medio delle copie, sceso da 5 mila a 500 per ogni edizione. E così è stato anche per Becoming fino alla sedicesima, quando si è deciso di farle salire a mille. Contestualmente anche il prezzo dei libri è aumentato.
L'anno scorso, per esempio, Salami ha tradotto in persiano Fuoco e furia. Dentro la Casa Bianca di Trump di Michael Wolff, «che era grosso quasi come Becoming ma costava un terzo. Ora Fuoco e furia è alla sesta edizione ma il prezzo è triplicato». Tra chi sconta gli effetti delle sanzioni e rimpiange Obama c'è pure Bahar, nome di fantasia di una giovane donna che ha studiato in Italia e ha deciso di tomare in Iran proprio per le nuove prospettive che sembravano aprirsi,e si sono invece subito chiuse, dopo l'accordo sul nucleare. Quando Obama è stato eletto presidente, ricorda, «a renderlo simpatico qui c'era anche il fatto che si credeva, per via del suo nome, Barack Hussein, che avesse origini musulmane. E poi ci piaceva il fatto che riconoscesse l'antica cultura persiana e recitasse le poesie dei nostri poeti Saadi e Hafez per gli auguri del Nowruz», il capodanno persiano del 21 marzo. Insomma, «ci sapeva fare con la gente e aveva quella sua eleganza nei modi. Era affascinante, non grezzo». Ora i tempi sono cambiati. «Io però» ci dice Bahar, «credo che l'America sia complessa e non omogenea come I'Iran. Credo che ci sia ancora l'America di Obama, oltre a quella di Trump».

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