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La Gazzetta del Mezzogiorno Rassegna Stampa
13.08.2019 La Gazzetta del Mezzogiorno e il Manifesto , le stesse bufale
a due giorni di distanza

Testata: La Gazzetta del Mezzogiorno
Data: 13 agosto 2019
Pagina: 11
Autore: La redaziona
Titolo: «Israele pronta a espellere decine di badanti filippine 'colpevoli' di gravidanza»
Riprendiamo dalla GAZZETTA del MEZZOGIORNO di oggi, 13/08/2019, a pag.11, con il titolo "Israele pronta a espellere decine di badanti filippine 'colpevoli' di gravidanza" senza firma.


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Ovviamente senza firma, in quanto si tratta di un riassunto dal Manifesto di domenica scorsa, a firma Michele Giorgio, che deve avere impressionato qualche redattore della Gazzetta, ignorante fino al punto da prendere per vere le bufale del quotidiano comunista (aggettivo che non siamo noi a attribuirglielo, lo scrivono loro accanto alla testata).

Quel pezzo era talmente manipolatorio della verità, che avevamo deciso di ignoraelo, ma visto che è stato scopiazzato sulla Gazzetta-  è quasi un obbligo intervenire. E dire che nel pezzo è spiegata la legge che detta le condizioni a chi vuole ottenere un permesso di lavoro in Israele. Ma alla Gazzetta prevale o l'ignoranza o la brama di poter scrivere qualcosa che si presti ad attccare Israele.

Ecco, brevemente, come stanno le cose:
1. Israele è una meta molto ambita da chi vive in paesi dove manca il lavoro. La paga è buona, l'assistenza è garantita.
2. Il limite è 5 anni, nei quali spediscono alle loro famiglie lo stipendio, visto che in genere vivono in casa di chi li ospita.
2.Di regola chi arriva è single, in modo da poter inviare tutto lo stipendoi alla famiglia lontana. Dopo 5 anni ritorna e con quel denaro può dare inizio a una attività lavorativa.
3. Il divieto di mettere su famiglia in Israele non ha nulla a che vedere con una legge che è l'opposto della 'crudeltà' richiamata dagli ignorantoni/ostili per principio: i lavoratori che vengono accolti hanno una famiglia nel loro paese,se qualcuno lo dimentica, dovrebbe sapere che in Israele questo è vietato
4. Per un semplice motivo, Israele è un piccolo paese, tratta con giustizia i lavoratori stranieri, a patto che rispettino la regola che potremmo definire 'di rotazione', se non fosse rispettata ne deriverebbe un serio problema facile da indovinare
5. Per questo creare una famiglia in quei 5 anni è vietato, il che non esclude una pratica sessuale, purchè non abbia come conseguenza la procreazione
6. Qualche volta succede, in questo caso è prevista l'espulsione
7. Israele è un paese che sa guardare al proprio futuro, per questo è un obbligo prefigurare quegli aspetti negativi, causati da episodi come quelli esposti.

Tutto qua, bastava raccontarlo con onestà, una parola sconosciuta a chi odia.

Ecco l'articolo:

TEL AVIV. Per anni hanno accudito anziani nelle loro abitazioni. Nel tempo hanno anche avuto figli, cresciuti in Israele. Ma nelle ultime settimane, su istruzione del ministero degli interni, decine di badanti filippine sono diventate delle «ricercate» dalla polizia pronta all'espulsione immediata per una regola contrattuale, finora non osservata, che prevede che non abbiano gravidanze. Una clausola che, nel caso di parto, stabilisce che queste donne lascino, con i figli, il Paese entro tre mesi. Una vicenda che sta scuotendo l'opinione pubblica. La vicenda più eclatante è avvenuta domenica quando Rosemary Peres ed il figlio Rohan hanno appreso che la Corte Suprema aveva respinto il loro appello. Nel giro di un'ora sono stati condotti verso un aereo in partenza. Ma Rosemary ha opposto resistenza fisica e madre e figlio sono stati chiusi in una stazione di polizia. Ancora non sa se sia riuscita ad impedire di essere espulsa. E forse conta sul fatto che, di norma, i comandanti degli aerei si rifiutano di accettare a bordo passeggeri forzati a salire. All'origine della vicenda - spiega il giornale economico The Marker - vi sono contratti molto severi che le badanti hanno spesso sottoscritto, pur di lavorare in Israele. Essi precisano che durante il soggiorno in Israele è vietato loro restare incinte e che, se partoriscono, devono lasciare il Paese entro tre mesi. Il loro permesso di lavoro è limitato a cinque anni. Rosemary è da 20 anni in Israele, il figlio ha 13 anni. E in base alle regole contrattuali nessun tribunale può darle ragione. «C'è la legge in senso stretto, ma c'è anche una legge del cuore che deve prevalere» ha esclamato lo scrittore Yehoshua Sobol, alla radio pubblica. «Ma cosa si voleva? Che non amassero mai? Sono leggi da Sodoma. Siamo tornati all'Inquisizione». In Israele - precisa The Marker - ci sono oggi 57 mila badanti. Fra di loro, la metà delle donne hanno meno di 40 anni. I loro visti di lavoro sono estesi anche oltre i cinque anni massimi perche - secondo il giornale - esse sono essenziali per il sostegno degli anziani nelle loro abitazioni. Infatti la manodopera israeliana scarseggia, ed è molto più costosa.

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