lunedi` 22 luglio 2019
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
Clicca qui per condividere
l'articolo sui Social Networks

Bookmark and Share
vai alla pagina facebook
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Danny Danon all'Onu: 'E' tempo di dichiarare guerra all'antisemitismo, anche quello mascherato da odio contro Israele' (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)
Per consultare l'archivio Video
CLICCA QUI


Clicca qui





Hai già visitato il sito SILICON WADI?


Clicca qui






Il Manifesto Rassegna Stampa
20.02.2019 Michele Giorgio si schiera con i terroristi assassini e demonizza Israele
Le accuse infondate per screditare lo Stato ebraico

Testata: Il Manifesto
Data: 20 febbraio 2019
Pagina: 8
Autore: Michele Giorgio
Titolo: «Israele congela 138 milioni di dollari palestinesi. Anp: 'Pirateria'»
Riprendiamo dal MANIFESTO di oggi, 20/02/2019, a pag. 8, con il titolo "Israele congela 138 milioni di dollari palestinesi. Anp: 'Pirateria' ", il commento di Michele Giorgio.

Quello di Michele Giorgio è il solito articolo di totale disinformazione contro Israele, accusata a senso unico. Giorgio prende per buone le dichiarazioni dei "ministri" dell'Anp e ribadisce le accuse ridicole allo Stato ebraico di "pirateria". Bene ha fatto invece il governo di Geerusalemme a applicare la legge che prevede il congelamento dei fondi utilizzati da Ramallah per stipendiare le famiglie dei terroristi arabi palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, condannati dopo regolari processi e spesso assassini. Ma il Manifesto non si fa nessun problema a difenderli pur di demonizzare Israele. Da buon comunista non ne dimentica l'ideologia

Ecco l'articolo:

Immagine correlata
Michele Giorgio

Immagine correlata

Nemici lungo le linee di demarcazione, dove da quasi un annodi ripetono le proteste palestinesi contro il blocco di Gaza, Israele e Hamas collaborano tacitamente nella gestione di un valico. Accade da domenica scorsa a Kerem Shalom, il punto di ingresso per tutte le merci che da Israele entrano a Gaza. Il ritiro da Kerem Shalom delle guardie di frontiera dell'Autorità Nazionale (Anp), ordinato dal presidente Abu Mazen in un nuovo atto del conflitto con gli islamisti, ha fatto temere la chiusura del valico. Le due parti invece cooperano. Non è la prima volta e non sarà neppure l'ultima, pur di preservare lo status quo. Il governo israeliano peraltro permette l'ingresso a Gaza dei 15 milioni di dollari donati mensilmente dal Qatar, destinati in buona parte al pagamento dei salari degli impiegati dei ministeri di Hamas e degli uomini delle formazioni militari del movimento islamico che pure Israele descrive come «organizzazioni terroristiche». Diverso è l'atteggiamento nei confronti dell'Anp di Abu Mazen. Un tempo partner di Usa e Israele, poi messa all'indice da Trump e Netanyahu fino ad essere descritta come «nemica» - ma continuando con essa la collaborazione di sicurezza in Cisgiordania - l'Anp di recente è stata colpita prima dal taglio delle donazioni statunitensi ordinate dalla Casa Bianca e ora dalla decisione di Israele di congelare 138 milioni di dollari palestinesi. La somma corrisponderebbe ai sussidi che Abu Mazen ha versato nel 2018 ai prigionieri politici rinchiusi nelle carceri israeliane. Per Netanyahu e i suoi ministri quel denaro «incoraggerebbe il terrorismo» e ha usato una legge ad hoc approvata dalla Knesset per non versarlo ai palestinesi. II passo aggrava la crisi finanziaria dell'Anp avvicinandola sempre di più al crollo. Il premier israeliano stringe la corda intorno al collo del presidente palestinese sapendo di guadagnare nuovi consensi interni in vista delle elezioni del 9 luglio. Incurante della contrarietà dei capi dei servizi di sicurezza, lascia capire che in nome della «lotta al terrorismo» potrebbe congelare tutti fondi palestinesi che Israele raccoglie da dazi doganali e altre tasse e che è tenuto a versare all'Anp sulla base delle intese economiche raggiunte con la firma degli accordi di Oslo venticinque anni fa. «Siamo di fronte a un atto di pirateria inaccettabile», ha protestato il portavoce di Abu Mazen Nabil Abu Rudeina prefigurando «gravi conseguenze» senza precisare per chi. Non per Israele a cui interessa soltanto che l'Anp prosegua la cooperazione di sicurezza. E nessuno crede che Abu Mazen arriverà ad interromperla, visto che il presidente palestinese l'ha minacciato tante volte per poi ingranare sempre la retromarcia. Le conseguenze saranno solo per le casse dell'Anp e per migliaia di famiglie palestinesi. Il bilancio annuale dell'Anp è di circa cinque miliardi di dollari. I sussidi ai prigionieri rappresentano il 3-4% delle entrate fiscali annuali. A prima vista potrebbe apparire una percentuale modesta ma recuperare quei 138 milioni sarà un'impresa non da poco per chi già da anni è costretto a governare in deficit e fa i conti con difficoltà enormi.

Per inviare la propria opinione al Manifesto, telefonare 06/ 689191, oppure cliccare sulla e-mail sottostante


redazione@ilmanifesto.it

Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui
www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT