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La Repubblica Rassegna Stampa
10.02.2021 Torino: il post antisemita della consigliera comunale 5stelle
Commento di Concetto Vecchio

Testata: La Repubblica
Data: 10 febbraio 2021
Pagina: 9
Autore: Concetto Vecchio
Titolo: «Quel post antisemita sconfessato da Di Maio»

Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 10/02/2021, a pag.9, con il titolo "Quel post antisemita sconfessato da Di Maio" il commento di Concetto Vecchio.

Risultato immagini per Monica Amore
Monica Amore

Due caricature antisemite e accanto l’elenco delle testate giornalistiche che fanno capo al Gruppo editoriale Gedi, che edita anche Repubblica, e un commento: «Interessante! ». Le ha postate su Facebook una consigliera comunale del M5S di Torino, Monica Amore. Che sulla memoria nel nostro Paese ci sia ancora tanto da fare lo dimostra il recente sondaggio Eurispes, secondo cui il 15,6 per cento degli italiani nega addirittura la Shoah. Di questo sentimento generalmente complottista molti grillini si sono fatti interpreti sin dai loro esordi. Qualche tempo fa il senatore Elio Lannutti evocò addirittura i Protocolli dei Savi di Sion, il più famigerato tra i falsi della propaganda antisemita, ma a differenza di molti suoi colleghi questo non gli valse l’espulsione. A distanza di anni dal loro sbarco nelle istituzioni permangono quindi tracce di un atteggiamento che mescola razzismo, rozzezza dietrologica, crassa ignoranza. È doppiamente grave perché Monica Amore è una consigliera comunale, e fa parte di un movimento che si appresta ad appoggiare il governo Draghi nel segno dell’unità nazionale.

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Il post antisemita della consigliera comunale 5stelle

«Chi mi conosce sa che non sono razzista e voglio bene a ogni essere umano senza distinzione», ha spiegato l’interessata, quando le hanno fatto notare l’enormità della sua azione (poi cancellata). Le vignette pubblicate circolavano a ridosso dell’avvento del fascismo e del nazismo. Ma cosa sottintendeva con quell’«interessante»? Che gli ebrei controllano il mondo dell’informazione? La sindaca Chiara Appendino l’ha definito «grave e inaccettabile». Luigi Di Maio è stato costretto a prenderne le distanze. Si potrebbe derubricarlo a infortunio se non fosse per l’appunto l’effetto di una regressione alimentata impunemente per anni, anche da chi ora se ne adonta, e che torna indietro proprio quando i grillini hanno deciso di indossare la grisaglia. Servirebbe un vaccino di cultura e di eleganza.

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