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La Repubblica Rassegna Stampa
03.02.2021 L'Iran dietro Hezbollah
Analisi di Gianni Vernetti

Testata: La Repubblica
Data: 03 febbraio 2021
Pagina: 28
Autore: Gianni Vernetti
Titolo: «L’Iran e il nodo Hezbollah»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi 03/02/2021, a pag.28 con il titolo "L’Iran e il nodo Hezbollah", l'analisi di Gianni Vernetti.

A destra: l'Iran dietro Hezbollah

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Gianni Vernetti

Pochi giorni fa, Jake Sullivan, il nuovo Consigliere per la Sicurezza nazionale del presidente Biden, ha avviato un’ampia offensiva diplomatica sulla questione del nucleare iraniano nei confronti di alleati e partner in Europa e Medio Oriente, ricordando come «il programma nucleare sia progredito notevolmente nel corso degli ultimi due anni e che l’Iran è più vicino all’arma nucleare». Il nuovo Segretario di Stato Antony Blinken, durante l’audizione al Senato, ha poi confermato il fatto che l’Iran «continui ad essere inadempiente su troppi fronti» e che la nuova amministrazione Usa è interessata a costruire una «intesa più forte, di lungo periodo e più ampia». In altre parole, l’amministrazione Biden vuole lavorare non su una semplice riedizione degli accordi fra Obama e l’Iran del 2015 (il Joint Comprehensive Plan of Action/ Piano d’azione globale comune), ma costruire un accordo “rafforzato” in grado di includere il ruolo regionale dell’Iran e il programma balistico. Ha dunque un’idea chiara: ci si può nuovamente sedere al tavolo con l’Iran senza ripetere però gli errori del passato, quando l’accordo sul nucleare escludeva il programma di sviluppo di missili a lungo raggio e non affrontava l’elemento chiave del sostegno dell’Iran a molti gruppi terroristici nella regione. Il sostegno diretto del regime degli ayatollah ad Hezbollah nel Sud del Libano, ad Hamas nella Striscia di Gaza, alle milizie sciite di Hashd al-Shaabi in Iraq, alle milizie Houthi nel Nord dello Yemen e l’intervento militare diretto in sostegno del regime di Assad, sono storia recente e non derubricabile. Come non è separabile da un’intesa con l’Iran, la trattativa sul programma balistico di Teheran, che rappresenta un’inaccettabile sfida esistenziale per Israele. Anche il formato dell’intesa non sarà più lo stesso: l’amministrazione americana vorrebbe aprire il vecchio formato “5+1” (i 5 Paesi membri del Consiglio di Sicurezza + la Germania) ad altri attori europei e regionali (i Paesi del Golfo dopo gli Accordi di Abramo), proposta accolta dal presidente francese Macron. Per l’Europa e l’Italia si apre un’opportunità che va colta rapidamente e per costruire una posizione comune fra le due sponde dell’oceano sarà utile un chiarimento fra gli alleati sullo status di Hezbollah. Da tempo oramai Hezbollah è considerata da gran parte dei Paesi dell’Alleanza Atlantica un’organizzazione terroristica, senza distinzione fra la sua ala politica e quella militare. Tale scelta ha un’influenza diretta sulla possibilità di contrastare le attività dell’organizzazione, tracciando e bloccando i suoi flussi finanziari in Europa, Usa e America Latina, migliorando le attività di intelligence e le azioni di contrasto a tutto campo del suo operato. Gran Bretagna, Germania, Olanda, Estonia, Repubblica Ceca si sono unite a Usa e Canada nel dichiarare fuorilegge Hezbollah, mentre Italia, Francia e Spagna continuano a operare un distinguo fra l’ala militare (considerata un’organizzazione terroristica) e quella politica, considerata un potenziale interlocutore. La motivazione di tale scelta è connessa a una valutazione del ruolo politico svolto da Hezbollah nel Parlamento e nello Stato libanese e nel considerarlo un possibile interlocutore per la soluzione dei problemi del Paese dei cedri. La realtà è pero ben diversa: le infrastrutture politiche e militari di Hezbollah sono connesse fra loro ed entrambe sono dirette dal segretario generale Hassan Nasrallah, che guida uno “stato nello stato”, con una infrastruttura politico-militare controllata da Teheran e che oggi rappresenta l’elemento di maggiore destabilizzazione del Libano e dell’intera regione. Un gesto dell’Italia nella direzione di eliminare i distinguo e considerare sia l’ala politica che quella militare di Hezbollah un’organizzazione terroristica sarebbe utile per costruire una posizione comune fra Europa e Usa su un dossier, come quello dell’Iran, che dominerà la scena diplomatica dei prossimi anni.

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