martedi` 26 gennaio 2021
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
--int(0)
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
Clicca qui per condividere
l'articolo sui Social Networks

Bookmark and Share
vai alla pagina facebook
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Le parole di Benjamin Netanyahu sull'accordo di pace con il Marocco (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


Clicca qui






La Repubblica Rassegna Stampa
12.01.2021 Incursione online di neonazisti alla presentazione del libro di Lia Tagliacozzo
Cronaca di Viola Giannoli

Testata: La Repubblica
Data: 12 gennaio 2021
Pagina: 7
Autore: Viola Giannoli
Titolo: «Blitz nazi contro il libro sulla Shoah»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA - Roma di oggi, 12/01/2021, la cronaca di Viola Giannoli dal titolo "Blitz nazi contro il libro sulla Shoah".

La generazione del deserto: Storie di famiglia, di giusti e di infami  durante le persecuzioni razziali in Italia (Pretesti) eBook: Tagliacozzo,  Lia: Amazon.it: Kindle Store
La copertina (Manni ed.)

«I nazisti mi sono entrati in casa un'altra volta, come fecero quando bussarono a questa stessa porta, il 16 ottobre del '43 durante il rastrellamento del Ghetto, per portare via la mia famiglia, dimezzata nei campi di concentramento». Stavolta è successo in maniera certo incomparabilmente drammatica, ma comunque oltraggiosa, violenta, inquietante su Zoom, durante la presentazione del libro sulla memoria della Shoah La generazione del deserto (Manni editore) di Lia Tagliacozzo, scrittrice e giornalista romana ed ebrea, nipote di deportati ad Auschwitz, figlia di due sopravvissuti all'Olocausto.

Garante infanzia: stamane presentazione del libro “La shoah e il giorno  della memoria”
Lia Tagliacozzo

È stata Sara De Benedictis, vent'anni, a sua volta figlia di Lia, a raccontare su Facebook l'irruzione neofascista: «Domenica un gruppo di persone organizzate sono entrate in massa nella riunione Zoom mentre stava parlando mia madre. Hanno iniziato ad urlare "ebrei ai forni", "sono tornati i nazisti" ,"vi bruceremo tutti", "dovete morire"». Un'azione studiata, organizzata, e codardamente anonima: al posto dei nickname i cognomi di famiglie ebraiche per farsi accettare dagli organizzatori - l'Istituto piemontese perla storia della Resistenza e il Centro di studi ebraici di Torino -; al posto delle foto immagini di Hitler e svastiche. Almeno una decina gli incursori, voci giovani, ora denunciati alla polizia postale per risalire alla loro identità. Uno zoombombing - cosi si chiama il fenomeno sempre più dilagante - di stampo fascista e razzista, a Roma già accaduto ad esempio a novembre durante un dibattito sui rider organizzato dal Pd. Solo «l'ultimo degli episodi inquietanti di questi giorni» secondo la presidente della Comunità ebraica romana Ruth Dureghello, «che dimostra come non si debba abbassare la guardia. L'antisemitismo sul web non è il terreno di qualche folle isolato, ma una rete organizzata che va repressa e non sottovalutata». A scioccare i partecipanti è stata la modalità del blitz e la violenza dei contenuti. «In altri contesti mi era già successo di trovarmi in situazioni di tensione e scontro con gruppi fascisti e neonazisti - si sfoga Sara - Ma questa volta, seppur dietro uno schermo, è stato diverso: era diretto proprio a me, a "noi", per il fatto di essere ebrei. Non mi hanno mai augurato di f aire nei forni. Non davanti alla mia mamma». Quella mamma che, quando Sara aveva 8 anni, le ha -raccontato perla prima la storia della sua famiglia: «Iniziai a piangere, non ci potevo credere e lei mi rispose "Non dobbiamo essere tristi. Dobbiamo essere arrabbiate". Oggi misi sta rompendo il cuore dalla rabbia. E ho capito che sta a me costruire un mondo in cui chi mi vuole nei forni sparisca», dice ancora sconvolta. L'azione del manipolo di fascio-hacker è durata appena due minuti. «Una brutta storia, dice Lia Tagliacozzo, ma non hanno vinto: loro sono stati allontanati, noi abbiamo continuato a parlare. Questa credo sia la morale: non me l'aspettavo, è stato inquietante ma hanno fallito, non ci hanno impedito di fare quello che volevamo. Davanti alla violenza bisogna andare avanti a discutere e difendere i diritti».

Per inviare a Repubblica la propria opinione, telefonare: 06/49821, oppure cliccare sulla e-mail sottostante

rubrica.lettere@repubblica.it

Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui
www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT