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La Repubblica Rassegna Stampa
19.10.2020 Israele-Bahrein, storico volo per l'avvio dei rapporti diplomatici
Commento di Sharon Nizza

Testata: La Repubblica
Data: 19 ottobre 2020
Pagina: 1
Autore: Sharon Nizza
Titolo: «Israele-Bahrein, storico volo per l'avvio dei rapporti diplomatici»

Riprendiamo dalla REPUBBLICA online con il titolo "Israele-Bahrein, storico volo per l'avvio dei rapporti diplomatici", l'analisi di Sharon Nizza.

Immagine correlata
Sharon Nizza

File:Abdullatif bin Rashid Al Zayani.jpg - Wikimedia Commons
Abdullatif Al Zayani

La nuova mappa del Medioriente si disegna a ritmo serrato passando sui cieli dell'Arabia Saudita. Questa mattina il volo El Al LY973 ha condotto da Tel Aviv a Manama una nuova delegazione ufficiale israelo-americana, per siglare l'accordo che avvia i rapporti diplomatici tra Israele e Bahrein. A guidare la delegazione americana, Steven Mnuchin, il Segretario di Stato americano al Tesoro, e Avi Berkovitch, il consigliere di Trump per i negoziati internazionali. Dopo meno di tre ore di volo - possibile grazie all'autorizzazione concessa da Riad già il mese scorso a tutti i velivoli israeliani di sorvolare il proprio spazio aereo, nonostante l'assenza di relazioni diplomatiche con Israele - il ministro degli Esteri del Bahrein, Abdullatif Al Zayani, ha accolto la delegazione all'aeroporto di Manama. Meir Ben Shabbat, il capo del Consiglio per la Sicurezza nazionale che guida la delegazione israeliana insieme al direttore generale del ministero degli Esteri, Alon Ushpiz, ha parlato in arabo alla stampa locale: "Israele tende la mano alla pace vera. Ora attendiamo di ospitarvi da noi". Giovedì scorso la Knesset ha ratificato l'accordo di pace tra Israele ed Emirati Arabi Uniti e la prima delegazione ufficiale emiratina visiterà Gerusalemme questo martedì. Il Bahrein aveva annunciato l'11 settembre l'intenzione di seguire Abu Dhabi e normalizzare i rapporti con lo Stato ebraico, aggregandosi in extremis alla cerimonia ufficiale di firma degli Accordi di Abramo alla Casa Bianca quattro giorni dopo. Il 18 ottobre è una data simbolica in quanto oggi termina l'embargo Onu sulle armi all'Iran. Per mesi i Paesi del Golfo si sono uniti a Israele e agli Stati Uniti nel tentativo di raggiungere un compromesso sul rinnovo in seno al Consiglio di Sicurezza, senza successo. La firma di oggi è un chiaro segnale anche dell'unione di intenti in chiave anti-iraniana che sta spingendo i Paesi sunniti a rendere pubblici rapporti che sottobanco andavano avanti da oltre un decennio. In Bahrein, dove vi è una maggioranza sciita, l'annuncio della normalizzazione con Israele è stato accolto con più scetticismo e anche con qualche contestazione, a differenza di quanto accaduto con gli Emirati. Per questo, oggi si firma un accordo ad interim focalizzato principalmente sulla definizione di rapporti economici, con molto interesse rispetto alla cooperazione sull'agricoltura nel deserto. Già il 23 settembre si era recata in Bahrein una delegazione israeliana con focus su questioni di sicurezza e l'1° ottobre il capo del Mossad Yossi Cohen aveva visitato Manama, per la prima volta alla luce del sole. La previsione è che entro la fine dell'anno verranno definite le questioni relative ai visti e lo scambio di ambasciatori. "Israele non è più isolata in Medioriente, ma ora ha anche molti più impegni nei confronti dei suoi nuovi alleati", dice a Repubblica Ahdeya Al Sayed, la presidente dell'associazione dei giornalisti del Bahrein. "Questa pace crea innumerevoli opportunità, specialmente per le generazioni future, e anche i giovani palestinesi ne vedranno i frutti. Speriamo di poter assistere a un cambio di rotta anche nella leadership palestinese, di vedere dei leader pronti a negoziare genuinamente e a servire la propria popolazione". La leadership palestinese definisce gli accordi di normalizzazione "una pugnalata alle spalle, il tradimento del mondo arabo verso la causa palestinese e verso Al Aqsa", in quanto viola il principio di solidarietà araba che aveva finora vincolato la normalizzazione con Israele con una risoluzione del conflitto con i palestinesi. Tuttavia, dopo la lunga intervista concessa ad Al Arabya due settimane fa dal principe Bandar bin Sultan al Saud, già potente ambasciatore saudita a Washington e capo dei servizi di intelligence, in cui ha sferrato un attacco senza precedenti verso i leader palestinesi per "aver preso sempre le decisioni sbagliate", le reazioni ufficiali di Ramallah sono svanite. In una lettera interna diffusa dal Ministero degli Esteri palestinese viene ordinato a chiunque ricopra incarichi ufficiali di esimersi da commentare le dichiarazioni di bin Sultan, per evitare di rompere ulteriormente con i sauditi, i principali finanziatori dei palestinesi nel mondo arabo. Solamente Saeb Erekat, lo storico capo negoziatore palestinese e Segretario Generale del Comitato Esecutivo dell'Olp, aveva twittato una velata critica, ribadendo che "chi vuole procedere con la normalizzazione con Israele lo può fare senza diffamare la leggendaria lotta del popolo palestinese". Erekat, 65 anni, uno dei volti più prominenti della causa palestinese, è stato oggi trasportato dalla sua casa di Gerico, dove si trovava sotto osservazione da 10 giorni in quanto positivo al Covid, all'Ospedale Hadassah di Gerusalemme. Erekat è un paziente a rischio in quanto ha subito tre anni fa un trapianto polmonare. Le sue condizioni si sono aggravate questa mattina richiedendo appunto l'ospedalizzazione.

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