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La Repubblica Rassegna Stampa
29.07.2020 'Hezbollah attaccherà': Israele si prepara a difendersi a nord
Commento di Sharon Nizza

Testata: La Repubblica
Data: 29 luglio 2020
Pagina: 15
Autore: Sharon Nizza
Titolo: «Tra Israele e Libano la finta calma sul confine: 'Hezbollah attaccherà'»

Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 29/07/2020 con il titolo "Tra Israele e Libano la finta calma sul confine: 'Hezbollah attaccherà' ", il commento di Sharon Nizza.

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Sharon Nizza

Metula - Wikipedia
Metulla, al confine nord di Israele

Una giornata trascorsa al confine Nord d’Israele può dare il senso di come sia volubile la realtà di questo Paese. Lunedì pomeriggio i residenti dei villaggi a ridosso del confine con il Libano si sono trovati per qualche ora barricati in casa in seguito agli scontri a fuoco nell’area di Har Dov (Fattorie di Shebaa), con cui i soldati hanno respinto un commando di Hezbollah infiltratosi in territorio israeliano. Arrivando al Nord sulla strada 90, alcuni posti di blocco militari sono il primo indice di una situazione anomala. Nonostante ciò, la routine sembrava tornata alla normalità: famiglie sui kayak del fiume Banias, a meno di 2 chilometri dal confine; giovani al pub di Metulla, la cittadina più a Nord del Paese che ha come dirimpettaio il villaggio libanese di Kafarkila; i proprietari dei tanti bed&breakfast della zona che non lamentavano cancellazioni. Ma già nel pomeriggio l’atmosfera è cambiata. Qualche cancellazione è arrivata di pari passo con l’annuncio dell’invio di rinforzi sul fronte nord, unità di artiglieria e di intelligence. Nei giorni scorsi erano già state dispiegate batterie del sistema antimissile Iron Dome.

Qui e lì si sentono gli elicotteri. Il rafforzamento delle unità è avvenuto poco dopo la visita del premier Benjamin Netanyahu al Comando militare Nord e, in parallelo, del ministro della Difesa Benny Gantz al Comando dell’aviazione. «Da venerdì abbiamo capito che stava per succedere qualcosa» ci dice Miki, che dal balcone di casa sua a Kiryat Shmonà ha potuto assistere quasi in prima linea allo scontro del giorno prima. «Siamo abituati ai rumori degli elicotteri ogni tanto per via delle esercitazioni militari. Ma l’altra notte ci ha svegliato un boom sonico, che non è una cosa comune. Andiamo avanti con le nostre vite, ma c’è una certa inquietudine in questi giorni. Speriamo tutti che la situazione non degeneri». Israele era in stato di allerta da una settimana, a seguito dell’attacco, attribuito all’aviazione israeliana, all’aeroporto di Damasco il 20 luglio, in cui era rimasto ucciso un uomo di Hezbollah, Ali Kamel Mohsen. La rappresaglia era attesa. Ma Hezbollah ha negato di avervi preso parte, sostenendo che sia invece una prova dello «stato di stress in cui si trova il nemico sionista» e che la risposta all’uccisione di Mohsen «deve ancora arrivare». Ieri la forza di interposizione delle Nazioni Unite, Unifil, come da protocollo quando avvengono scontri nell’area di confine, ha condotto un’inchiesta sul territorio, di cui ancora non si conoscono le conclusioni «Normalmente Hezbollah commenta immediatamente gli attacchi, mentre questa smentita è arrivata solo dopo qualche ora. Indice dell’imbarazzo in cui si trova Nasrallah per un attacco non andato in porto», ci spiega Amit Deri, un maggiore di riserva che ha prestato servizio lungamente su questo fronte. «E’ chiaro che ora porterà avanti un’azione, ma considerata la crisi economica e politica disastrosa in cui si trova il Libano in questo momento, non c’è possibilità che vogliano impantanarsi in un conflitto su larga scala con Israele, sarebbe un suicidio». Nemmeno Israele – più preoccupato dall’Iran, che considera il mandante – ha interesse a uno scontro prolungato con Hezbollah. Lo testimoniano anche i messaggi distensivi che fa recapitare ai libanesi attraverso l’Unifil.

Una volta al mese, o quando necessario, si svolge una riunione tra l’esercito libanese e quello israeliano, con la mediazione della Forza dell’Onu guidata dal generale italiano Stefano Del Col, in cui questo genere di messaggi viene trasmesso e discusso «in maniera molto pratica, così come i militari sanno fare», come ci descrive una fonte familiare con questi scambi. Da Metulla, a pochi metri dalla linea blu che segna il confine tra Israele e Libano, è facilmente distinguibile una postazione di Hezbollah, con tanto di gigantografia di Nasrallah. «Secondo la risoluzione 1701 dell’Onu (che ha posto fine alla Seconda guerra del Libano nel 2006 n.d.a), al di sotto del Litani possono esserci solo forze armate dell’Unifil e dell’esercito libanese. Ma Hezbollah fa da padrone», ci dice Almog, responsabile della sicurezza di uno dei kibbutz di confine. Intanto Netanyahu e Gantz rilasciano dichiarazioni minacciose, «Non consigliamo a nessuno di metterci alla prova», «Iran, Libano, Siria devono ricordare che Israele ha infinite capacità». Parlano a Beirut, ma l’occhio guarda a Teheran.

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