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La Repubblica Rassegna Stampa
26.05.2020 Offensiva cinese, Hong Kong rischia
Cronaca di Filippo Santelli

Testata: La Repubblica
Data: 26 maggio 2020
Pagina: 19
Autore: Filippo Santelli
Titolo: «La legge che svuota 'un Paese, due sistemi', così Pechino vuole prendere Hong Kong»

Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 26/05/2020, a pag. 19, con il titolo "La legge che svuota 'un Paese, due sistemi', così Pechino vuole prendere Hong Kong", la cronaca di Filippo Santelli.

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Filippo Santelli


Il nuovo dittatore cinese, Xi Jinping – Orizzonti Politici –

Una legge per bloccare atti di separatismo e interferenze straniere. Una norma che dovevano essere le autorità di Hong Kong a scrivere, ma che Pechino ora vuole approvare da sé e con il turbo, entro giugno. Una legge sulla cui applicazione dovranno poi vigilare dei nuovi organi del governo centrale in città, secondo alcuni l’embrione di una polizia politica. Ecco il quadro della nuova norma sulla sicurezza nazionale che le autorità comuniste vogliono applicare a Hong Kong. A detta di molti, la fine di “un Paese, due sistemi”, formula di autonomia garantita all’ex colonia britannica dopo la restituzione alla Cina. Nonostante le manifestazioni di domenica Pechino tira dritto, tra le proteste della comunità internazionale. Chris Patten, ultimo governatore britannico della città, chiede al G7 di schierarsi con Hong Kong. La presidente di Taiwan Tsai Ing-wen minaccia «serie conseguenze », facendo eco alle dichiarazioni dell’alleato americano. Non è chiaro però fino a che punto la comunità internazionale vorrà e potrà intervenire, di fronte a una forzatura legale la cui sostanza è politica: mostrare che nella Cina di Xi Jinping ogni autonomia è strettamente limitata.

Una legge in sospeso La mossa di Pechino è al limite, ma non per forza oltre le leggi che definiscono lo statuto di Hong Kong. L’articolo 23 della Basic Law, la mini- costituzione della città in vigore dal 1997, anno della restituzione alla Cina, impegna infatti le autorità locali ad approvare una legge sulla “sicurezza nazionale” che punisca gli atti di secessione dal governo centrale. Quando nel 2003 il governo di Hong Kong ci ha provato, 500mila persone hanno protestato, costringendolo a desistere. Da allora non se ne è più parlato, ma dopo le manifestazioni dello scorso anno per la democrazia Pechino si è convinta della sua urgenza.

Il colpo di mano Ha così deciso di far approvare la legge direttamente dal parlamento centrale. È una procedura speciale prevista dalla stessa Basic Law, per questioni di difesa, politica estera o che esulino dall’autonomia cittadina. Secondo l’associazione degli avvocati di Hong Kong, filo- democratica, la sicurezza nazionale non rientrerebbe in questa casistica, rendendo l’intervento illegittimo. Secondo Pechino invece sì. Giovedì l’Assemblea del popolo approverà la mozione, a redigere la legge sarà poi il suo comitato permanente. La prima riunione utile è a metà giugno.

“Un Paese, due sistemi” Pechino assicura che la norma si applicherebbe solo a un piccolo gruppo di persone e non inficerebbe l’autonomia di Hong Kong. Eppure la mozione presentata in parlamento prevede anche che il governo istituisca in città nuovi organismi per «preservare la sicurezza nazionale ». Il timore è che la nuova legge venga usata per soffocare qualsiasi opposizione democratica, bollandola come separatista, e affidando il compito a un’agenzia di sicurezza parallela alla polizia di Hong Kong. Per i dettagli bisogna aspettare il testo definitivo, ma secondo molti osservatori è evidente che si tratti di una radicale limitazione, o addirittura dello svuotamento della formula “un Paese, due sistemi”.

Le possibili reazioni Gli strumenti legali a disposizione dei cittadini di Hong Kong per opporsi appaiono deboli. A cominciare dagli appelli alla dichiarazione sino-britannica, il trattato del 1984 sulla restituzione che Pechino non considera vincolante. La ritorsione più dura è quella minacciata degli Stati Uniti, cancellare lo status commerciale privilegiato riconosciuto alla città, indebolendone così lo status di crocevia di merci e capitali. Ma i grandi capitali scapperanno? Non è detto, considerata l’importanza del mercato cinese.

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