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La Repubblica Rassegna Stampa
17.06.2019 Gad Lerner difende a oltranza George Soros
Ecco perché invece è indispensabile una distinzione: sì alle critiche, non all'antisemitismo

Testata: La Repubblica
Data: 17 giugno 2019
Pagina: 27
Autore: Gad Lerner
Titolo: «Se Soros diventa il diavolo»

Riprendiamo da REPUBBLICA di oggi, 17/06/2019, a pag. 27, con il titolo "Se Soros diventa il diavolo", l'analisi di Gad Lerner.

Criticare la politica di George Soros (che appoggia l'immigrazione indiscriminata e finanzia numerose Ong, tra cui anche diverse filopaestinesi a oltranza che mirano alla delegittimazione di Israele stessa) non significa cadere nell'antisemitismo. Criticare invece Soros perché ebreo oppure farlo utilizzando stereotipi antisemiti è un gravissimo errore. E' quindi indispensabile fare questa distinzione per evitare di considerare antisemitismo anche quello che non lo è. Gad Lerner approfitta dell'occasione però per attaccare Benjamin Netanyahu e chi si oppone all'invasione dell'Europa da parte di musulmani.

Ecco l'articolo:


Gad Lerner

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George Soros

Non abituiamoci proprio a tutto. Rischia di passare in cavalleria l’ultima mascalzonata della propaganda che ormai equipara il finanziere George Soros al diavolo in terra. E siccome è molto ricco, siccome fu tra gli speculatori che nel 1992 scommisero vittoriosamente sulla svalutazione della sterlina e della lira, siccome devolve in opere di filantropia quasi la metà del suo patrimonio da 32 miliardi di dollari, siccome lo detestano all’unisono Trump, Putin e Netanyahu, Soros è stato elevato a malvagio burattinaio della Grande Sostituzione etnica, cioè l’immigrazione pianificata attraverso cui, per saziare la propria avidità, la finanza mondialista starebbe abbattendo il costo della manodopera europea. Quando vi domandate come sia stato possibile abusare della credulità popolare col falso libello dei Protocolli dei Savi di Sion (rabbini e banchieri riuniti in segreto per pianificare lo sfruttamento delle ricchezze del pianeta), e poi convincere i tedeschi che erano diventati poveri per colpa della finanza ebraica che li depredava, ecco, la risposta la troverete nella velenosa capacità persuasiva della campagna scatenata oggi contro l’ottantanovenne finanziere Soros. Sabato scorso, per criticare il finanziamento pubblico di Radio Radicale, il blog del Movimento 5 Stelle l’ha definita Radio Soros; pubblicando un’immagine arcigna del finanziere, identica a quelle con cui Victor Orbàn tappezza da anni le strade d’Ungheria. Per costoro, scrivere Radio Soros dovrebbe essere di per sé considerato già un insulto; un po’ come — si parva licet — di recente alcuni ceffi di Forza Nuova pensarono di insultarmi dandomi dell’ebreo. Non c’è da stupirsi per questo allineamento del M5S alla campagna di Fratelli d’Italia ("Soros usuraio"), della Lega di Salvini ("È in atto un tentativo di genocidio delle popolazioni che abitano l’Italia", testuale), di CasaPound e compagnia bella. Da tempo il loro senatore Elio Lannutti invoca l’arresto immediato del "criminale Soros" qualora rimettesse piede in Italia; proponendo in sovrappiù "l’affondamento immediato delle navi delle Ong finanziate da Soros". Quando poi si è lasciato scappare la mano ritwittando — non importa se per ignoranza o per malizia — un elogio dei Protocolli dei Savi di Sion, il capo del suo movimento non ha ritenuto di chiedere alcun provvedimento disciplinare. Per scrollarsi di dosso l’accusa di antisemitismo, gli orchestratori della campagna anti-Soros si sono inventati di sana pianta l’accusa secondo cui — benché ebreo e benché adolescente — durante l’occupazione nazista egli avrebbe svolto opera di delazione collaborazionista. Perfido fin da ragazzino! Neanche possono concepire che un ungherese scampato alla persecuzione razziale e al giogo del regime comunista, seduto su una montagna di denaro come tanti altri finanzieri statunitensi (vive a New York dal 1956), egli si sia preso il lusso di fare i conti con la propria biografia investendo in progetti umanitari una quota significativa dei suoi profitti. Certo non ha giovato alla popolarità di Soros la scelta di finanziare piani d’integrazione dei Rom nell’Europa centro-orientale dove sono tuttora vittime di pregiudizio generalizzato. E in seguito di allargare il suo raggio d’azione a opere di sostegno dei migranti, attraverso le Ong che praticano il soccorso e l’accoglienza. Se un riccone sceglie di esporsi manifestando le sue idee liberal e persegue la visione di società aperta del suo maestro Karl Popper — secondo la mentalità reazionaria dei cospirazionisti — deve per forza esserci sotto qualcosa. Egli vorrebbe sembrare generoso, ma è un subdolo calcolatore. E chiunque lo appoggi, anch’egli lo farà solo per vil denaro. Provvidenziale giunge ai pianificatori della demonizzazione di Soros l’ostilità manifestata nei suoi confronti dal premier israeliano Netanyahu, al quale risulta insopportabile che Open Society finanzi anche delle Ong filopalestinesi. Questa è la foglia di fico con cui si proteggono dal disagio crescente nel mondo ebraico, che non può non riconoscere con sgomento la facilità con cui vengono riproposte le caricature, gli slogan, la visione deformata di un potere occulto, che funestarono la prima metà del secolo scorso per legittimare l’antisemitismo. Ricordiamocelo: la falsa credenza del grande vecchio, diavolo in terra, perfido orchestratore di manovre economiche a danno dei popoli innocenti, è stata e continuerà a essere l’anticamera della barbarie.

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