venerdi 23 giugno 2017
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Invia ad un amico
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
Clicca qui per condividere
l'articolo sui Social Networks

Bookmark and Share
vai alla pagina facebook
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

L'odio dei terroristi Hamas contro Israele (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

La verità su Gerusalemme, capitale dello Stato di Israele (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)
Per consultare l'archivio Video
CLICCA QUI


Clicca qui





Hai già visitato il sito SILICON WADI?


Clicca qui



La Repubblica Rassegna Stampa
19.06.2017 Gay Pride Torino, la violenza di chi non perde occasione per spargere odio contro Israele
Cronaca e intervista di Paolo Griseri a Enzo Cucco, la testimonianza di Sergio Rovasio

Testata: La Repubblica
Data: 19 giugno 2017
Pagina: 1
Autore: Paolo Griseri - Sergio Rovasio
Titolo: «Al Pride sfila lo striscione anti Israele e scoppia la polemica»

Riprendiamo dalla REPUBBLICA - TORINO di oggi, 19/06/2017, a pag. I-VII, con il titolo "Al Pride sfila lo striscione anti Israele e scoppia la polemica", la cronaca e intervista di Paolo Griseri a Enzo Cucco. Segue la testimonianza di un partecipante al Pride, Sergio Rovasio.

A destra: gli striscioni contro Israele al Gay Pride di Torino

Ecco l'articolo:

Immagine correlataImmagine correlata
Paolo Griseri - Enzo Cucco

UNA scritta su uno striscione portato al Pride da 4 persone e scoppia la polemica. Anche perché, secondo Enzo Cucco, presidente dell’associazione radicale «Certi diritti » e membro dell’associazione Italia-Israele, proprio da quello striscione è partito chi ha cercato di mettere fuori dal corteo chi portava la bandiera dei movimenti gay israeliani. Il giorno dopo il grande corteo che ha attraversato Torino, infuria la polemica: «Non è mai accaduto che qualcuno ci chiedesse di abbandonare la manifestazione». Gli organizzatori del Pride replicano: «Ci siamo accorti tardi della presenza di quello striscione ». Non è la prima volta che la scritta «No pinkwashing, stop Israeli apartheid» compare al Pride. Il riferimento è al movimento contro il «pinkwashing» nato negli anni scorsi in Germania e in Inghilterra.

LE Comunità gay dei due paesi accusano stati e società private di utilizzare azioni e politiche favorevoli agli omosessuali per ripulirsi l’immagine e far accettare aspetti meno commendevoli delle loro scelte aziendali o statali. Dunque l’accusa ad Israele è quella di sbandierare le scelte a favore degli omosessuali per far accettare le politiche nei confronti dei palestinesi. «Quel che colpisce - dice Cucco - è che la politica israeliana verso i palestinesi venga definita come apartheid. Sappiamo che non è assolutamente così perché la situazione in Israele non ha nulla a che vedere con quella del Sudafrica di trent’anni fa». «Ma soprattutto - continua Cucco - colpisce che chi ha portato quello striscione si sia avvicinato minacciosamente ai manifestanti con la bandiera di Israele dicendo che dovevano lasciare il corteo. Questo a Torino non era mai accaduto. Ricordo che proprio gli omosessuali palestinesi fuggono in Israele per la repressione contro i gay perpetrata dall’autorità che governa a Gaza. Non si capisce perché abbia diritto di presenza al corteo la bandiera della Palestina che perseguita i gay e non quella di Israele, lo Stato dove i gay palestinesi fuggono per rifugiarsi».

La polemica promette di proseguire e coinvolgere gli organizzatori del Pride: «Chiediamo - dice Cucco - che venga garantita, come è sempre stato, agibilità a tutti coloro che manifestano a favore dei diritti degli omosessuali nel mondo». Alessandro Battaglia, coordinatore del Torino Pride, replica che «lo striscione ci è statto segnalato tardi perché era in fondo al corteo. Anche ieri siamo sempre intervenuti per garantire a tutti la possibilità di sfilare. Questo è un principio che abbiamo sempre seguito in questi anni». Effettivamente, racconta Cucco, «una prima volta quando chi portava la bandiera di Israele è stato minacciato, il comitato d’ordine del Pride è intervenuto per difendere chi sfilava. La seconda volta invece questo non è avvenuto». La polemica sulla presenza delle bandiere di Israele al Pride ricorda quella scoppiata quest’anno in occasione delle celebrazioni per il 25 aprile. Si contesta il diritto stesso delle insegne israeliane a partecipare alle manifestazioni pubbliche. «Lo scorso anno - rivela Enzo Cucco - avevamo già notato lo striscione ma abbiamo ritenuto di non intervenire per non dare pubblicità a un gruppo esiguo di manifestanti. Questa volta invece abbiamo deciso di protestare per le intimidazioni che le persone appartenenti a quel gruppo hanno rivolto nei confronti di chi portava le bandiere israeliane».

Ecco la testimonianza di Sergio Rovasio:

Immagine correlata
Sergio Rovasio

Immagine correlata
Il Gay Pride a Torino

Ieri al Pride di Torino ho chiesto ai tre soggetti che marciavano tenendo in mano uno la bandiera palestinese, l'altro una con scritto Bds Italia e l'altro ancora una bandiera nera non proprio ispiratrice di pace, amore e volemose bene, se erano mai stati a Ramallah o Gaza a marciare per i diritti civili LGBT o anche solo umani e/o di democrazia... Nel giro di qualche secondo con fare rabbioso i tre energumeni e una ragazza alta quasi 2 metri mi hanno circondato urlandomi e sputacchiandomi pure in faccia che "Siiii, certo che noi abbiamo fatto in quei posti manifestazioni per i gay!". Ho chiesto loro, nei limiti della loro rabbia violenta e isterica, per quale motivo allora i gay palestinesi scappano dai territori cercando rifugio in Israele dove persino le associazioni Open House di Gerusalemme e Agudah di Tel Aviv offrono loro aiuto e protezione sia dalle loro famiglie di origine sia dalle autorità dato che ufficialmente risultano clandestini. Per tutta risposta hanno continuato a insultarmi con fare minaccioso e ho quindi detto loro che è da vili manifestare qui e non avere il coraggio di andare lí a chiedere diritti civili per gay e lesbiche palestinesi. Il servizio d'ordine del Torino Pride mi ha chiesto di allontanarmi anzichè intervenire su quei tre-quattro ceffi che erano come impazziti fino a urlarmi con isteria "sei del Mossad!". 

Per inviare la propria opinione alla Repubblica, telefonare 06/49821, oppure cliccare sulla e-mail sottostante


rubrica.lettere@repubblica.it
www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT