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Confessioni elvetiche Rassegna Stampa
20.02.2021 La carriera di Ilhan Omar, sostenitrice del BDS
Commento di Stefano Piazza

Testata: Confessioni elvetiche
Data: 20 febbraio 2021
Pagina: 1
Autore: Stefano Piazza
Titolo: «La carriera di Ilhan Omar, sostenitrice del BDS»
La carriera di Ilhan Omar, sostenitrice del BDS
Commento di Stefano Piazza

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Ilhan Omar

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Lo scorso 12 febbraio 2021 l’esponente del partito democratico americano Ilhan Omar (rappresentante al Congresso per lo Stato del Minnesota), ha annunciato di essere stata nominata quale vicepresidente della “Sottocommissione per gli affari esteri della Camera sull’Africa, salute globale e Diritti umani globali”. Questo sottocomitato ha giurisdizione sull’assistenza in casi di calamità, sostegno e protezione dei diritti umani e la supervisione su questioni sanitarie internazionali, salute materna, sopravvivenza dei bambini, Croce Rossa americana, Peace Corps e altre istituzioni regionali. Ilhan Omar, che è un’immigrata statunitense nata in Somalia in precedenza, aveva già fatto parte della sottocommissione “Africa, Salute globale e Diritti umani globali” durante il suo primo mandato al Congresso ( 2018) dove venne eletta con il 78,0% delle preferenze sulla candidata repubblicana Jennifer Zielinski che non aveva alcuna possibilità di vittoria visto che il Quinto distretto del Minnesota che copre gran parte della città di Minneapolis e l’area delle Twin Cities ( Minneapolis e St Paul), sono aree che ospitano la più grande comunità somala negli Stati Uniti. Fin dagli esordi in politica la Omar si è fatta notare per le posizioni radicali in particolare contro lo Stato di Israele che esprime di continui sui social network ad esempio su Twitter dove ha anche scritto“ Israele ha ipnotizzato il mondo, possa Allah risvegliare le persone e aiutarle a vedere le azioni malvagie di Israele”.

La sua campagna di demonizzazione dello Stato ebraico ha fatto si che nell’agosto 2019 da Gerusalemme, gli sia arrivato il divieto di entrata nello Stato ebraico per lei e la sua collega di partito la deputata Rashida Tlaib con la quale condivide l’appartenenza al movimento razzista, anti-israeliano denominato “Boycott, Divestment, Sanctions” (boicottaggio, disinvestimenti, sanzioni – BDS). Il suo stesso partito in passato è stato messo in imbarazzo dalle Omar che l’ha richiamata “a causa di attacchi antisemiti e accuse pregiudizievoli sui sostenitori di Israele“ma la deputata del Minnesota anche forte di un forte consenso elettorale, non ha mai mutato atteggiamento. Anzi. Naturale quindi che la Omar sia contraria alle sanzioni all’Iran e sia sempre in prima fila nelle manifestazioni di raccolta fondi del Council on American-Islamic Relations (CAIR) organizzazione che dal 2014 negli Emirati Arabi Uniti (EAU), è considerata un “gruppo terroristico” a causa dei provati legami con i terroristi di Hamas e quelli con la Fratellanza Musulmana che con questa nomina inizia ad incassare le cambiali firmate da Joe Biden durante la campagna elettorale nella quale la comunità musulmana americana si è impegnata come mai in passato – “pancia a terra” contro Donald Trump che proprio in queste ore è uscito indenne e per certi versi persino rafforzato, dal secondo e velleitario”impechement” promosso dalle “ali sinistre” del partito democratico. Anche sul terrorismo la Omar ha le idee molto chiare; a proposito dell’11 settembre 2001 lo descrisse come “un giorno dove alcune persone hanno fatto qualcosa” senza mai mostrare alcuna pietà per le oltre 3.000 vittime innocenti e le loro famiglie. La scalata politica di personaggi come Ilhan Omar, Rashida Tlaib e molti altri, lascia interdetti anche per il fatto che nell’impresa, non manca mai il sostegno dei cosiddetti liberal dei quali Ayaan Hirsi Ali, americana di origine somala di ben altro spessore umano e culturale scrisse: “Le persone come me – qualche apostata, ma per lo più islamici dissidenti – hanno bisogno del vostro appoggio, non del vostro antagonismo. Noi che conosciamo per esperienza diretta com’è vivere senza libertà stiamo a guardare increduli, mentre voi, che vi definite liberali – che sostenete di credere con fervore alla libertà individuale e ai diritti delle minoranze – fate causa comune con le forze che, nel mondo, costituiscono palesemente la più grande minaccia a quella stessa libertà e a quelle stesse minoranze”.

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Stefano Piazza

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