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Confessioni elvetiche Rassegna Stampa
12.01.2021 Trump e censura: chi controlla i social network?
Commento di Stefano Piazza

Testata: Confessioni elvetiche
Data: 12 gennaio 2021
Pagina: 1
Autore:
Titolo: «Trump e censura: chi controlla i social network?»
Trump e censura: chi controlla i social network?
Commento di Stefano Piazza
a destra: tutti i dittatori
liberi di usare i social network,
l'unico censurato è Trump

Non si fermano le polemiche dopo l’assalto al Congresso degli Stati Uniti perché a scuotere nuovamente la democrazia americana -fragile come mai prima d’ora- c’è la decisione di Facebook e Twitter di sospendere a tempo indeterminato gli account di Donald Trump che solo su Twitter ha 88 milioni di follower. Una scelta assunta molto probabilmente nel timore di nuove violenze a ridosso del giorno nel quale Joe Biden, il nuovo Presidente degli States, entrerà in carica (20 gennaio 2021). La scelta dei due social network benché comprensibile dopo quanto accaduto lo scorso 6 gennaio, quando durante l’assalto sono morte sei persone, appare comunque tardiva e carica di implicazioni future. Per anni Facebook, Twitter, You Tube (e tutti gli altri giganti del web) hanno sempre rifiutato di mettere in discussione la scelta di consentire la pubblicazione di qualsiasi contenuto, un fatto che ha spianato la strada a Donald Trump: durante la campagna elettorale del 2016 inondò la rete di fake news contro la rivale Hillary Clinton (di per sé già impresentabile), letteralmente tramortita insieme ai Dem dalla furia del tycoon. E, a proposito di decisioni tardive, non si comprende come oggi sui social e su You Tube possano agire impunemente predicatori dell’odio islamico sunnita e sciita, estremisti di sinistra e di destra, gruppi che predicano la distruzione dello Stato di Israele, gruppi NO Vax, addirittura medici che negano l’esistenza del virus SarsCov 2 e che si spendono affinché la gente non si vaccini; fascisti, nazisti, suprematisti, e ogni genere di dittatore (vedi Nicolas Maduro, Kim Jong-un) tutti liberi di dire la loro. Senza filtri. Davvero sono meno pericolosi di Donald Trump? E chi lo dice? Su quali basi? I social negli anni hanno fatto sì che si affermassero forze politiche come il MoVimento 5 Stelle arrivato più volte a minacciare di “circondare il Parlamento” o di “aprirlo come una scatola di tonno” ma nessun social intervenne. Perché? Oggi dopo aver paracadutato personaggi di ogni genere a Roma i pentastellati si sono fatti casta e si sono incollati alle poltrone di Montecitorio e del Senato perché passare da un reddito di 6mila euro all’anno a 120mila è davvero eccitante, il contrario lo è molto, molto meno…


L'assalto al Campidoglio da parte di sostenitori di Donald Trump

Ora Donald Trump -così come fatto da altri “trumpisti”- si è virtualmente trasferito su “Parler” una piattaforma dove i server sono gestiti da Amazon e che si descrive così: “Parla liberamente ed esprimiti apertamente, senza paura di essere ‘deplatformato’ per le tue opinioni. Interagisci con persone reali, non robot. Parler è incentrato sulle persone e sulla privacy e ti offre gli strumenti necessari per curare la tua esperienza con Noi”. L’operazione però è già naufragata perché Google e Apple, ad esempio, dopo averli minacciati di chiusura “li hanno spenti”. È indubbio che è legittimo temere che il tycoon possa nuovamente incitare le folle a recarsi a Washington il prossimo 20 gennaio, tuttavia, senza un vero e proprio esame di coscienza da parte dei giganti del web e delle Istituzioni politiche che dovrebbero controllarne le attività, bloccare gli account di Donald Trump servirà a poco, anzi alla fine potrebbe essere persino un boomerang. Se è vero che Trump ha fomentato in maniera irresponsabile per mesi i suoi attivisti che hanno assaltato il Congresso, gli stessi si erano preparati per tempo e si erano coordinati attraverso i social network che nulla hanno fatto per impedirlo. È un fatto. Quindi una società privata che non ha alcuna legittimazione politica e che non ha nessun obbligo di spiegare le sue decisioni, può davvero stabilire cosa è giusto dire e cosa no? E perché Trump sì e gli altri non meno incendiari di lui no? Una decisione come quella assunta da Facebook e Twitter rischia di dare fiato ai complottisti che già in queste ore evocano la congiura dei giganti del web contro Donald Trump: colpito proprio ora che si accinge a lasciare la Casa Bianca. Aldilà dei complotti contro i quali è impossibile lottare (avete mai provato a parlare con chi sostiene che i vaccini causano autismo, oppure, con chi promuove convegni sul 5G?), sullo sfondo resta il sospetto che i giganti del web abbiano utilizzato i colossali errori di Trump per serrare i ranghi e si preparino al confronto (che si annuncia durissimo) con i democratici che sono intenzionati a mettere severe regole sul web. Ma i buoi (forse) sono già scappati dalla stalla.

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Stefano Piazza

https://www.confessioni-elvetiche.ch/

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