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Confessioni elvetiche Rassegna Stampa
18.11.2020 Proseguono le indagini in Austria dopo l’attentato del 2 novembre
Commento di Stefano Piazza

Testata: Confessioni elvetiche
Data: 18 novembre 2020
Pagina: 1
Autore: Stefano Piazza
Titolo: «Proseguono le indagini in Austria dopo l’attentato del 2 novembre»
Proseguono le indagini in Austria dopo l’attentato del 2 novembre
Commento di Stefano Piazza


Sono ancora in corso le indagini degli inquirenti austriaci che stanno cercando di ricostruire le ultime settimane del 20enne di nazionalità austriaca-macedone Kujtim Fejzulai che lo scorso 2 novembre 2020 sulla Friedmann-Platz a Vienna, ha ucciso quattro persone e ne ha ferite altre 22. Secondo l’agenzia stampa APA l’assassino avrebbe lavorato come impiegato della sicurezza in un ospedale di Vienna durante il primo lockdown, una circostanza riferita agli inquirenti da un suo conoscente che è attualmente detenuto perché sospettato di complicità nell’attentato. Per tornare all’attentato si è appreso che il primo a cadere sotto i colpi Kujtim Fejzulai è stato il 21enne austriaco- albanese Nexhip Vrenezi colpito quattro volte dopo essere uscito dal pub dove si trovava per fumare una sigaretta. Il giovane che era di religione musulmana era appena tornato a casa dopo aver prestato servizio con l’esercito austriaco e presto si sarebbe iscritto alla facoltà di Medicina. Va registrato che le indagini non sono ancora arrivate ad una svolta tanto che la polizia non è ancora riuscita a capire come Fejzulai sia riuscito ad arrivare centro di Vienna armato di un fucile d’assalto di fabbricazione serba, di una pistola prodotta in Russia, un machete, una cintura esplosiva risultata poi finta, e delle munizioni prodotte in Serbia e Cina. Ma non solo, non c’è ancora una riposta su dove Kujtim Fejzulai abbia potuto acquistare le armi. Di certo l’uomo non ha agito da solo e prova ne è che gli investigatori austriaci hanno identificato 21 persone tutte sospettate di complicità con il terrorista. Alla stampa austriaca Michael Lohnegger, il funzionario di polizia che guida le indagini, ha affermato che il 20enne era l’unico autore della sparatoria tuttavia, ha aggiunto che non è ancora possibile dire “fino a che punto i complici abbiano fornito sostegno prima dell’atto“. A proposito dei 21 sospettati la portavoce dell’ufficio del procuratore di Vienna, Nina Bussek, ha detto ai giornalisti che 21 persone di età compresa tra 16 e 28 anni sono sotto inchiesta, 10 delle quali sono in custodia – “sono essenzialmente sospettati di aver contribuito al crimine prima dell’attacco terroristico e di essere membri di un gruppo terroristico e di un’organizzazione criminale”. Novità pero’ potrebbero arrivare dall’Italia dove negli scorsi giorni a Varese, è stato arrestato dagli uomini dell’Antiterrorismo il 35ennne ceceno Turko Arsimekov che viveva in Italia dal 2017 ( era arrivato come richiedente asilo e che prima aveva vissuto vicino a Verbania), e che da almeno quattro anni trafficava documenti falsi. L’uomo ora è indagato dalla Procura di Milano per “associazione con finalità di terrorismo internazionale” in quanto legato ad una persona che è risultata in collegamento con Kujtimi Fejzulai al quale avrebbe consegnato un passaporto falso. Turko Arsimekov molto attivo su “Vkontakte” la versione russa di Facebook, su Linkedin e su Istagram, appariva in giacca e cravatta come un qualsiasi uomo d’affari, oggi dichiara “di essere solo un corriere” senza pero’ dire a chi mandava i documenti falsi cosi come non ha chiarito da dove provenissero le somme di denaro sequestrate nel suo appartamento. Il 35enne ceceno è sospettato di essere parte della cellula di terroristi ceceni e balcanici denominata “ I leoni dei Balcani”. Si tratta di un gruppo di estremisti islamici molti attivi in Austria dove volevano colpire durante festività natalizie del 2019, in Germania e in Svizzera dove stati arrestati due giovani che erano in contatto con Kujtim Fejzulai. Da qualche mese Turko Arsimekov era nel mirino dell’intelligence italiana dopo che erano emersi contatti con alcuni membri ceceni della cellula islamista. Ora le indagini dovranno chiarire se Arsimekov fosse solo il «falsario» o abbia rivestito un ruolo molto più importante all’interno della cellula e se magari se in Cecenia, fosse già schedato come terrorista.

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Stefano Piazza

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