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Confessioni elvetiche Rassegna Stampa
29.09.2020 Quella mano segreta del Cremlino nelle guerre ibride
Commento di Stefano Piazza

Testata: Confessioni elvetiche
Data: 29 settembre 2020
Pagina: 1
Autore: Stefano Piazza
Titolo: «Quella mano segreta del Cremlino nelle guerre ibride»
Quella mano segreta del Cremlino nelle guerre ibride
Commento di Stefano Piazza

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Vladimir Putin davanti a un ritratto di Stalin

Un recente Rapporto delle Nazioni Unite ha rivelato che la Federazione Russa ha fortemente aumentato il proprio supporto logistico alla compagnia privata di sicurezza Wagner Group anche nota come MC Wagner, CHVK Wagner o CHVK Vagner. In particolare da Mosca sono partiti 338 aerei cargo per la Libia che si trova nel caos dopo il rovesciamento di Mu’ammar Gheddafi avvenuto nel 2011 con lo sciagurato sostegno della NATO. Con questa decisione il presidente russo Vladimir Putin, riafferma con forza la volontà di venire in soccorso dell’Esercito libico nazionale (LNA) del generale Khalifa Haftar che è sostenuto oltreché da Mosca, dall’Arabia Saudita, dagli Emirati Arabi e dall’Egitto (questi tre Paesi in chiave anti-Fratellanza musulmana), ma anche dagli USA e dalla Francia. A lui si oppone Fayez al-Sarraj, Presidente del Consiglio Presidenziale e Primo ministro del Governo di Accordo Nazionale della Libia, formatosi in seguito all’accordo di pace del 17 dicembre 2015 che come detto, è sostenuto dalla Fratellanza Musulmana e quindi dal Qatar e dalla Turchia, senza dimenticare il supporto diplomatico che riceve dall’Onu e persino dall’Italia che ancora una volta – vedi il sostegno al Venezuela e all’Iran – si schiera dalla parte sbagliata della storia. Per tornare al Rapporto delle Nazioni Unite, redatto da osservatori indipendenti, è emerso che Turchia, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Russia e Qatar hanno violato l’embargo sulle armi alla Libia. Nonostante lo scorso 5 gennaio 2020 il presidente russo Vladimir Putin abbia detto che “se ci sono russi in Libia, questi non rappresentano né sono pagati dal nostro governo” il rapporto delle Nazioni Unite ha concluso che “il supporto logistico diretto della Russia al Gruppo Wagner, e forse ad altre società militari private con sede nelle Federazioni russe, è aumentato in modo significativo da gennaio a giugno 2020”. Gli ispettori dell’ONU hanno messo nero su bianco che il Wagner Group ha dispiegato solo in Libia 1.200 uomini anche se altre fonti dicono che sarebbero almeno 2.500. Ma chi sono questi mercenari? Questa compagnia privata è stata fondata nel 2014 dal Tenente Colonnello dell’intelligence militare russa (GRU) Dmitry Utkin anche se il reale proprietario è l’oligarca Yevgeny Viktorovich Prigozhin, un uomo molto vicino al ristretto gruppo di potere di Putin, conosciuto per la sua precedente attività come lo chef del Cremlino. Le attività di Prigozhin, nato nel 1961 a San Pietroburgo(all’epoca Leningrado), sono davvero molte ed è stato sanzionato dal Dipartimento del Tesoro americano dopo essere stato incriminato dal Consigliere speciale americano Robert Swan Mueller per il caso dell’Internet Research Agency, la cosiddetta fabbrica dei troll, ancora in funzione e con sede a San Pietroburgo, che venne utilizzata per tentare di influenzare le elezioni presidenziali americane del 2016 e le elezioni di medio termine del 2018, attraverso operazioni di disinformazione (fake news) compiute da “cittadini russi”. Prigozhin è il proprietario della Concord Management e della Concord Catering, due società che gestiscono una serie di ristoranti di lusso dove si svolgono eventi ufficiali organizzati dal Cremlino e possiede anche una catena di supermercati, oltre ad avere interessi economici anche in alcuni casinò e società di catering. Nel percorso dell’ex venditore di hot dog, asceso ai vertici del potere in Russia, ci sono anche alcune disavventure; nel 29 novembre 1979, Prigozhin è stato condannato a una pena sospesa per furto (a Leningrado); nel 1981 invece è stato condannato a dodici anni di reclusione per rapina, frode e coinvolgimento di adolescenti nella prostituzione. L’oligarca, dopo aver trascorso in totale nove anni in prigione prima di essere rilasciato, ha intentato numerose cause legali contro alcuni motori di ricerca nei quali si trovano notizie sulle sue condanne e questo in virtù del diritto all’oblio. Per tornare al Wagner Group si tratta di milizia privata composta da ex militari e da ex appartenenti allo Specnaz (le forze speciali russe, N.d.A.) attiva in diversi scenari di guerra. Nel Donbass, in Crimea, in Siria, in Libia, nella Repubblica Centro- Africana e dal 2018 anche in Mozambico, dove alcune compagnie russe lavorano nel settore dell’estrazione del gas nella zona di Cabo Delgado da tempo scossa dall’insorgenza jihadista fomentata da un gruppo locale chiamato Al-Shabaab che ha giurato fedeltà all’ISIS. Per quale motivo la Russia utilizza (anche se nega ostinatamente) le milizia private del Wagner Group? La risposta è la più scontata e semplice del mondo; Mosca così può intervenire ovunque i suoi interessi legittimi -o presunti tali- vengano minacciati, evitando di incorrere direttamente in rappresaglie diplomatiche. Senza contare che la morte di un mercenario in battaglia fa sempre meno rumore che quella di un soldato di un esercito regolare. E questo vale a Mosca così come a Washington D.C. Infine, occorre ricordare che l’uso a dir poco spregiudicato di compagnie private come il Wagner Group da parte di soggetti statali, come ad esempio la Federazione Russa, non esclude affatto che questi e altri mercenari siglino contratti con committenti privati. E anche questa non è certo una bella notizia.

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Stefano Piazza

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