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Confessioni elvetiche Rassegna Stampa
11.04.2020 Cina e Russia inondano l’Occidente di fake news e c’è chi ci crede ancora
Commento di Stefano Piazza

Testata: Confessioni elvetiche
Data: 11 aprile 2020
Pagina: 1
Autore: Stefano Piazza
Titolo: «Cina e Russia inondano l’Occidente di fake news e c’è chi ci crede ancora»
Cina e Russia inondano l’Occidente di fake news e c’è chi ci crede ancora
Commento di Stefano Piazza

Con il perdurare dell’emergenza sanitaria causata dalla pandemia del Covid-19 non si arresta il diluvio di notizie false provenienti dalla Cina e dall’immancabile Russia, due paesi che qualcuno insiste a presentare ancora come “salvatori” oppure come dei “benefattori”. Le infezioni da Coronavirus in Russia ostinatamente negate per mesi oggi sono più di 12mila e i morti sarebbero il condizionale è come sempre d’obbligo, circa 100 (un dato di certo falso). Sulla Cina ci sarà modo in futuro di ragionare in merito al prezzo che dovrà pagare penalmente e finanziariamente, per aver inizialmente nascosto l’esistenza del virus, il numero effettivo dei morti e la reale situazione del Paese che sono tutte cose che hanno causato danni per centinaia di miliardi a tutte le economie del pianeta, un fatto che rischia di creare milioni di nuovi poveri, oltre ai quasi 100mila morti (dato parziale). Ci sarà tempo per occuparci questo e guai a passare oltre. Per tornare alla narrazione cino-russa i babbei che continuano a far circolare filmati, vignette e notizie false in un turbinio di “fai girare”, “inoltra ai tuoi amici”, “ecco la verità sul virus” e altre panzane, però non si fermano mai. Gli utili idioti a proposito della Russia non hanno letto ad esempio, l’ultima relazione annuale della Corte dei conti russa sullo stato del sistema sanitario nazionale. Ebbene, tra le conclusioni più drammatiche del documento ci sono queste cifre: dei 117.000 edifici ispezionati, il 41,1% non ha il riscaldamento centralizzato e il 30,5% non ha acqua calda.

Why Do Russia And China Love Each Other? - YouTube
Xi Jinping con Vladimir Putin

Sono dati che il Ministero della Salute ha goffamente contestato precisando “che non tutti gli edifici sono destinati ad accogliere il pubblico”. Vero che il declino del sistema sanitario russo affonda le sue radici negli anni ’90, ma con la presidenza di Vladimir Putin le cose non sono certo migliorate. Se nel 2018 i soldi spesi per la salute dei russi rappresentavano il 3,2% del Pil (circa tre volte inferiore rispetto alla detestata Europa occidentale), per le armi i soldi non mancano mai. Secondo l’ultimo report dello “Stockholm International “Peace Research Institute” la spesa militare russa nel 2018 è stata di 61,4 miliardi di dollari (-22% rispetto al 2016). Per la prima volta dal 2006 la Russia non figura nella classifica dei primi cinque Paesi per spesa militare dato che indica una crescente difficoltà nel sostenere i conflitti in corso in Medio Oriente e Africa del Nord. Per tornare all’emergenza sanitaria in Russia le cure continuative e la prevenzione manifesto del vecchio PCUS sono ormai ricordi sbiaditi. Oggi chi non ha i soldi per andare nelle cliniche private o all’estero per farsi curare gli tocca specie nelle zone di provincia, entrare in luoghi decrepiti dove le attrezzature sono vecchie e malfunzionanti, oltre a dover attendere all’infinito una visita anche perché la metà dei circa 11.000 ospedali nel paese non ci sono piu’ e lo stesso vale per medici che sono perlopiu’ concentrati a Mosca e San Pietroburgo (3,3 x 1.000 abitanti). Un disastro che i media di regime si guardano bene dal raccontare con i quali i cittadini russi in silenzio, devono convivere. Un pensiero finale non può che non andare all’estensore/i del rapporto finale della Corte dei conti russa. Non vorremmo essere nei loro panni ora.

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Stefano Piazza

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