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Il Dubbio Rassegna Stampa
23.06.2020 Caos Libia, anche l'Egitto ebtra in gioco
Commento di Alessandro Fioroni

Testata: Il Dubbio
Data: 23 giugno 2020
Pagina: 11
Autore: Alessandro Fioroni
Titolo: «Libia, l'Egitto entra in scena al fianco dell'amico Haftar»
Riprendiamo dal DUBBIO di oggi, 23/06/2020, a pag. 11, l'articolo "Libia, l'Egitto entra in scena al fianco dell'amico Haftar" di Alessandro Fioroni.

Libia, Haftar: mega offensiva nei dintorni di Tripoli ...
Tripoli

La Libia rischia di precipitare am in un conflitto dagli esiti imprevedibili. Una guerra civile iniziata nel 2015, combattuta per procura da attori regionali molto più potenti che si affrontano nel paese nordafricano in una situazione di instabilità totale. Sono passati solo pochi mesi da quando a Berlino Fayez al Serraj e il generale Khalifa Haftar sembrano aver raggiunto un accordo per mettere fine ai combattimenti riesplosi lo scorso anno e procedere alla smilitarizzazione. Ma gli sponsor internazionali delle due parti (da un lato principalmente la Turchia che appoggia Tripoli, dall'altro Egitto, Russia e Emirati Arabi Uniti) continuano a soffiare sul fuoco. All'inizio di giugno le forze del governo di Accordo nazionale di Tripoli (GNA) hanno riconquistato le posizioni perdute durante l'offensiva lanciata da Haftar 14 mesi fa, in questo momento sono giunte a pochi chilometri dalla città strategica di Sirte (450 km dalla capitale). Un'avanzata avvenuta grazie al supporto di Ankara. Sabato scorso parlando dalla base aerea di Matrouh il presidente egiziano al-Sisi ha accennato alla possibilità di inviare «missioni militari all'estero se necessario», aggiungendo che «qualsiasi intervento diretto in Libia è già diventato legittimo a livello internazionale». Lo strappo ha ragioni fondate, la preoccupazione è che gli uomini di Serraj conquistino Sirte, snodo strategico per il controllo dei campi petroliferi. La città costiera, dove ha avuto i natali Muhammar Gheddafi, insieme ad Al-Jufra a sud, rappresenta una "linea rossa", per il Cairo. Se questo limite venisse superato le forze egiziane interverranno. Domenica la reazione. «Tutta la Libia è una linea rossa», dicono dal governo di Accordo nazionale. La mossa egiziana è stata bollata come «un atto ostile che equivale a una dichiarazione di guerra». Da qui un botta e risposta a colpi di comunicati. Per lo speaker del parlamento di Tobruk , nella parte del paese controllata da Haftar, Aguila Saleh, Al Sisi ha solo risposto ad un appello. Abdurrahman Shater, membro dell'Alto Consiglio di Stato libico alleato del GNA tuona che la sicurezza e la democrazia del suo paese sono in pericolo. Rivolgendosi ad al Sisi attraverso twitter: «Toglici le mani di dosso, non ripetere la tragedia dello Yemen». Le dichiarazioni di Tripoli arrivano alla vigilia di un importante incontro tra i paesi della Lega Araba al quale lo GNA ha deciso di non partecipare. Così come, su decisione turca, ha respinto l'offerta di tregua di Haftar in difficoltà sul campo di battaglia. Questa intransigenza, non ha fatto altro però che ricompattare il fronte avverso. A cominciare dalla Giordania schierata con il Cairo, mentre sia l'Arabia Saudita che gli Emirati Arabi Uniti hanno espresso il loro sostegno al presidente egiziano. Tutti temono l'ombra di Erdogan che sempre di più si sta allungando sulla Libia trampolino di lancio per la conquista del Mediterraneo.

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