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Il Fatto Quotidiano Rassegna Stampa
04.02.2021 Finalmente la sinistra scopre le dittature islamiche: il caso di Kameel Ahmady in fuga dall'Iran
Commento di Roberta Zunini

Testata: Il Fatto Quotidiano
Data: 04 febbraio 2021
Pagina: 19
Autore: Roberta Zunini
Titolo: «Kameel, fuga nel gelo dagli ayatollah»

Riprendiamo dal FATTO Quotidiano di oggi, 04/02/2021, a pag.19, con il titolo "Kameel, fuga nel gelo dagli ayatollah", il commento di Roberta Zunini.

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Roberta Zunini

Risultato immagini per Kameel Ahmady
Kameel Ahmady

I sentieri di montagna tracciati dai contrabbandieri per importare illegalmente in Iran le merci sottoposte all'embargo americano e dell'Unione europea sono stati cruciali per Kameel Ahmady. L'accademico dalla doppia nazionalità, britannica e iraniana, ha preferito rischiare di perdere la vita nella neve alta due metri e nel gelo d'alta quota per raggiungere il confinante Azerbajan, piuttosto che rischiare di tornare nel famigerato carcere di Evin, fuori Teheran, dove aveva trascorso tre mesi e da dove era uscito qualche tempo prima su cauzione in attesa del processo. "Un viaggio buio, molto lungo, terrorizzante e gelido, senza contare l'eventualità concreta di incontrare le guardie iraniane di frontiera che non esitano a sparare contro chi percorre la rotta verso il confine, come mostrano trionfanti i notiziari del regime allo scopo di scoraggiare chi ne è intenzionato", ha detto Ahmady. Arrivato a casa da moglie e figli, Ahmady ha saputo di essere stato condannato in contumacia a 9 anni di carcere "per aver collaborato con un governo ostile".

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L'ayatollah Khamenei

Una accusa sempre negata dall'antropologo, autore delle ricerche più approfondite e autorevoli sulla pratica delle mutilazioni genitali femminili e sui matrimoni precoci, entrambe violazioni dei diritti umani ancora praticate in molti paesi musulmani, tra cui l'Iran. Il regime peraltro si è opposto all'abrogazione della legge secondo cui si può sposare una bambina purché abbia compiuto 13 anni. L'antropologo è di etnia curda, stabilita nell'Iran occidentale, ma i suoi genitori lo mandarono in Gran Bretagna quando aveva 18 anni per studiare all’Università del Kent e alla London School of Economics. Ahmady afferma di essere stato preso di mira non solo perché aveva la doppia nazionalità, ma anche perché l'Iran voleva usarlo per vendicarsi del sequestro da parte della Gran Bretagna di una petroliera iraniana, al largo di Gibilterra, sospettata di violare le sanzioni dell'Unione europea. Per tentare di screditarlo ancora di più, i giudici hanno inserito nella sentenza come motivazione che nelle sue ricerche viene promossa l'omosessualità. Un altro dei tanti tabù iraniani, in primis la verità. L'Iran da anni è a caccia di cittadini dalla doppia nazionalità che si recano in Iran a fare visita ai parenti per farne dei veri e propri ostaggi da scambiare con i Paesi che considera nemici.

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