sabato 08 agosto 2020
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
--int(0)
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
Clicca qui per condividere
l'articolo sui Social Networks

Bookmark and Share
vai alla pagina facebook
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

'Sono nato per odiare gli ebrei': una testimonianza sull'antisemitismo islamista in Europa (Video con sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


Clicca qui






Il Fatto Quotidiano Rassegna Stampa
21.05.2020 Israele-Emirati, ecco che cosa cambia: nuovi scenari diplomatici e economici
Commento di Fabio Scuto

Testata: Il Fatto Quotidiano
Data: 21 maggio 2020
Pagina: 21
Autore: Fabio Scuto
Titolo: «Dubai-Tel Aviv il volo storico non basta all'Anp»
Riprendiamo dal FATTO Quotidiano di oggi, 21/05/2020, a pag.21 con il titolo "Dubai-Tel Aviv il volo storico non basta all'Anp", l'articolo di Fabio Scuto.

Interessante conoscere lo sviluppo delle relazioni tra Israele e i Paesi arabi sunniti, in questo caso gli Emirati. Sia il titolo sia Scuto però si ostinano a utilizzare la parola "Tel Aviv", invece di Gerusalemme, per indicare il governo israeliano. E' la pecca principale in un articolo utile per capire l'evoluzione dei rapporti diplomatici e economici in Medio Oriente.Sul rapporto Israele/Paesi arabi rinviamo all'analisi di Giovanni Quer in altra pagina oggi di IC.

Ecco l'articolo:

Immagine correlata
Fabio Scuto


Benny Gantz, Benjamin Netanyahu

Mentre le relazioni fra Israele e i Paesi arabi del Golfo Persico segnano in maniera visibile una vetta assolutamente impensabile soltanto un paio di anni fa, quelle con i palestinesi e con l'Anp di Abu Mazen sono a un passo dalla rottura. Martedì sera è stato scritto un nuovo capitolo della Storia fra Israele e le petro-monarchie del Golfo quando un grosso aereo cargo della compagnia Etihad ha toccato terra all'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. È stato il primo volo commerciale arabo nei 70 anni di vita dello Stato di Israele a unire in modo diretto Abu Dhabi e Tel Aviv.

IL CARGO DELLA compagnia degli Emirati Arabi Uniti, dipinto di bianco e privo di insegne, ha reso pubblica una cooperazione fra Israele e Arabi del Golfo, che è attiva sotto traccia da diversi anni. I paesi arabi sunniti non hanno legami diplomatici formali con Israele, ma hanno iniziato a cooperare sempre più apertamente di fronte al pericolo rappresentato dall'Iran. Su questa base aziende israeliane hanno fornito ai Paesi del Golfo sofisticati software, ufficialmente perla lotta al terrorismo ma in realtà usati per tracciare e poi eliminare gli oppositori degli attuali regimi, come avvenuto nel caso del giornalista Adnan Kashoggi, spiato per oltre un anno prima di essere trucidato nel consolato dell'Arabia Saudita in Turchia. Questi rapporti suscitano reazioni molto controverse tra il pubblico arabo, in particolare perché i palestinesi rimangono senza uno Stato nonostante decenni di discussioni. Frai primi a diffondere la notizia del volo l'ambasciatore israeliano all'Onu Danny Danon, che si è augurato che dopo questo collegamento commerciale si aprano rotte anche per i passeggeri. Nickolay Mladenov, inviato di pace Onu in Medio Oriente, si è felicitato per la consegna degli aiuti sanitari da parte degli Eau. A Ramallah hanno tirato un sospiro di sollievo. Né la Striscia di Gaza né la Cisgiordania hanno aeroporti, quindi tutti i carichi destinati al territorio palestinese devono entrare attraverso Israele. La pandemia ha colpito anche le aree palestinesi, un centinaio i casi conclamati a Gaza, quasi quattrocento quelli in Cisgiordania. Una decina le vittime. Mentre nelle relazioni con gli altri arabi sembrano aprirsi nuovi orizzonti, quelle con l'Anp di Abu Mazen toccano il minimo storico, a un passo dalla rottura. Il presidente palestinese ha annunciato martedì che l'Autorità palestinese porrà fine a tutti gli accordi e intese siglati con Israele egli Stati Uniti, compresi gli accordi di sicurezza, alla luce dell'intenzione di Israele di annettere parti della Cisgiordania. Il piano Trump, che è stato annunciato lo scorso gennaio, prevede l'annessione da parte di Israele di Gerusalemme Est e del 30% circa della Cisgiordania, stabilisce un elenco di condizioni per la creazione di uno Stato palestinese sulla terra rimanente oltre la "linea verde". L'accordo del secolo - come lo definisce il presidente Trump - ha suscitato le perplessità dell'Unione europea, l'opposizione di Russia e Cina. Re Abdullah di Giordania- l’altro giorno - ha ammonito Israele sui pericoli e il caos che una tale decisione potrebbe scatenare.

NEL QUINTO GOVERNO di Benjamin Netanyahu, che ha giurato l'altro giorno, non sembrano esserci difficoltà nell'implementare il piano il prima possibile, compresi i nuovi alleati di Kahol Lavan: i ministri della Difesa Benny Gantz e degli Esteri Gabi Askenazi. In novembre si voterà negli Usa e alla Casa Bianca potrebbe arrivare Joe Biden, il candidato democratico è decisamente contrario al Piano Trump. Il presidente ha convocato un vertice a Ramallah per notificare le sue decisioni alla leadership palestinese. Abu Mazen intende interrompere il coordinamento, ma non ha ancora "chiuso la porta". Le forze di sicurezza dell'Anp - che molto hanno fatto contro il terrorismo - potrebbero abbassare il livello di impegno con le loro controparti in Israele, ma non è ancora possibile determinare se il coordinamento sarà completamente interrotto.

Per inviare la propria opinione al Fatto Quotidiano, telefonare: 06/ 328181, oppure cliccare sulla e-mail sottostante

lettere@ilfattoquotidiano.it

Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui
www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT