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Benjamin Netanyahu con John Bolton sul Golan (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)
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Il Fatto Quotidiano Rassegna Stampa
18.06.2019 Fabio Scuto scatenato contro Israele
L'occasione è la notizia del cambio di nome di un paese del Golan in onore a Trump

Testata: Il Fatto Quotidiano
Data: 18 giugno 2019
Pagina: 21
Autore: Fabio Scuto
Titolo: «Bibi inaugura Trump City: è una città che non esiste»
Riprendiamo dal FATTO Quotidiano di oggi, 18/06/2019, a pag.21 con il titolo "Bibi inaugura Trump City: è una città che non esiste", l'articolo di Fabio Scuto.

Fabio Scuto interviene con un giorno di ritardo a proposito del villaggio israeliano del Golan che ha deciso di cambiare nome per onorare quello di Donald Trump (IC ne ha già scritto ieri: http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=6&sez=120&id=74979). Scuto demonizza lo Stato di Israele, mettendo in dubbio la stessa appartenenza a Gerusalemme del Golan "occupato" e ironizza scrivendo di "una città che non esiste" (espressione prontamente impiegata nel titolo dal Fatto). Come se non bastasse, Scuto utilizza una terminologia faziosa contro Israele e Netanyahu, accusato di "blandire" gli Usa. Per Scuto si tratta di una finzione, un bluff, definito "Israbluff". Il suo è l'ennesimo articolo contro Israele sul quotidiano vicino ai 5 stelle.Il povero Michele Giorgio ha ormai perso lo scettro del n°1 in quanto odiatore di Israele.

Ecco l'articolo:

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Fabio Scuto

Gerusalemme Benvenuti a Trump City, la città israeliana in onore del presidente americano che non esiste e difficilmente in futuro esisterà davvero. Ripartiti con le loro auto blindate i membri dell'ultimo governo di Benjamin Netanyahu - c'è stato un giro di poltrone dopo lo scioglimento della Knesset e l'annuncio delle elezioni in settembre - restano solo le colline del Golan battute da un sole impietoso. Nonostante la pomposità e le promesse durante la cerimonia di domenica, quelle colline resteranno brulle ancora per molti anni. Iniziamo dalla fine. Nessuna nuova città o insediamento è nato sulle alture del Golan e non c'è nessun progetto concreto per Trump Heights: è solo un'intenzione del premier uscente.

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La cerimonia

LA DECISIONE di dare il nome del presidente Usa a un nuovo insediamento è il parto della creatività di Netanyahu che alcuni giornali israeliani hanno definito un Israbluff, per prendere in prestito un termine dalla commedia israeliana: evitare un problema con una soluzione fittizia. La proposta di fondare Trump City non prevede reali passi avanti verso la sua istituzione, è principalmente "lavoro amministrativo", che in lingua israeliana significa un incontro più o meno casuale a un pranzo di lavoro. Numerose altre espressioni dello Israbluff sono apparse durante la cerimonia in tutta la loro forza: "Formulare raccomandazioni", "esaminare vari aspetti", "presentare opinioni", "osservazioni del governo", e così via. Certo, come ha spiegato Netanyahu alla presidenza dell'ambasciatore Usa David Friedman, la creazione della comunità costituisce un gesto di ringraziamento per le azioni di Trump "per il bene dello Stato di Israele in una vasta gamma di settori". Questi includono il riconoscimento di Gerusalemme come capitale e la sovranità israeliana sulle alture del Golan occupate con la guerra del 1967: mosse duramente criticate dalla comunità internazionale. Ha certo avuto un peso anche la posizione Usa al fianco di Israele contro la possibile minaccia nucleare iraniana.

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Benjamin Netanyahu con Donald Trump

MA LA CERIMONIA è sembrata nel suo surrealismo una commedia messa in scena in fretta da un gruppo di attori filodrammatici. Perché Netanyahu non può prendere questa decisione. La proposta della nascita di Trump Heights sulle colline del Golan non include alcun passo in avanti verso la sua costruzione. Il governo, e questo sarà in carica solo fino al voto di settembre, può proporre ma non imporre. La proposta dovrà essere portata all'attenzione della prossima Knesset, poi sarà valutato il progetto che deve essere finanziato con una legge ad hoc. Trump City di fatto potrà nascere solo se Netanyahu sarà di nuovo premier e Bibi con l'aria che tira sarà difficilmente rieletto.Tre gravi casi di corruzione e fondi neri lo aspettano dal Procuratore Generale, prima udienza il prossimo 2 ottobre, due settimane appena dopo il voto del 17 settembre. Inutilmente gli avvocati di Netanyahu hanno cercato una dilazione, gli stessi legali hanno anche raggiunto con il Tribunale per sua moglie Sara un'ammenda di 12 mila euro per le spese folli nella residenza ufficiale di Balfour Street a Gerusalemme. Zvi Hauser, un parlamentare oggi all'opposizione con "Kahol Lavan" ma che in passato è stato segretario del gabinetto di Netanyahu ed è presidente delle comunità del Golan, definisce la cerimonia di domenica una trovata pubblicitaria a buon mercato: "Non ci sono finanziamenti, non c'è nessuna pianificazione e nessuna decisione vincolante". Ma con l'evento di domenica e il grande cartello a lettere dorate che ha fatto da proscenio alle foto di rito con l'ambasciatore Usa, l'onore al grande amico americano è già stato conferito e i fatti - come spesso accade - restano marginali. Viviamo nell'era delle false notizie, come ama ripetere il presidente Trump.

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