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Rassegna Stampa
03.04.2012 Arrestato calciatore palestinese-terrorista
i quotidiani italiani, tranne uno, ignorano la notizia. Perchè?

Testata:
Autore: Massimo Veronese
Titolo: «Arrestato il Buffon palestinese. Israele: 'È solo un terrorista'»

Riportiamo dal GIORNALE di oggi, 03/04/2012, a pag. 14, l'articolo di Massimo Veronese dal titolo "Arrestato il Buffon palestinese. Israele: «È solo un terrorista»".

Notiamo che la notizia è stata diffusa solo dal Giornale, evidentemente gli altri quotidiani non hanno ritenuto interessante un terrorista palestinese con obiettivi israeliani mascherato da calciatore.
Ecco l'articolo:


Omar Abu Rois, Hamas

Non hanno ancora uno Sta­to però hanno una Nazio­nale. Verde, orgogliosa, quasi sempre perdente. E che si è messa come tutte in fila,un po’ per caso e un po’ per desiderio,per un biglietto di viaggio mondiale, Bra­sile 2014: ha superato il primo tur­no battendo un’altra combriccola di disperati come l’Afghanistan,fi­no all’anno scorso giocava tutte le partite in campo neutro, la prima in casa, contro la Thailandia a Ra­mallah, l’ha persa ai rigori. Non an­dr­anno da nessuna parte ma va be­ne lo stesso. Una nazionale per chi non è nazione, ma un miracolo di­plomatico, è comunque una vitto­ria, patriottismo senza patria. Omar Abu Rois ha 23 anni, un fisi­co da ballerino e lo sguardo diffi­dente. È un campione di calcio, il migliore tra i pali, ma il suo sport preferito è sparare sui soldati. Estremo difen­sore, si direbbe nei vocabolari pallonari, ma è di un attacco che i servizi se­greti israeliani lo accusano, un attacco con­tro ­un’unità mi­litare, ad al-Amari, 20 gen­naio scorso, tanto fuoco, nessuna vitti­ma. La squadra di cui faceva parte, una cellu­la terroristica, aveva in pro­gramma altre partite da chiu­dere, conti da saldare, contro obiettivi israe­l­iani in Cisgior­dania. Per i ser­vizi segreti che lo hanno arre­stato è uno di Hamas, il nemi­co dei nemici, a fargli compagnia dietro le sbarre sono dodici compagni del campo profughi di al-Amari, Ramallah, Cisgiordania, compreso Munzar Abbas, ufficiale dell’Intelligence generale dell’Anp, responsabile della sicurezza nella Mezzaluna Rossa,con la fama,dicono,di traffi­cante d’armi. Lui, il portiere, Salih Baral, guardiano negli uffici della Mezzaluna Rossa, erano armati di Kalashnikov. Pronti a tutto.
Il calcio può far evadere dalla vi­ta ma non evitarla con un drib­bling. Il terrore può quasi mettere insieme una squadra. Da paura. Della nazionale, ma saudita, face­va parte Sulaiman al-Hudaiti, quando giocava nel Jeddah, quan­do si dice l’ironia delle parole, era capocannoniere del campionato. La polizia degli sceicchi lo ha arre­stato perchè guerrigliero della jihad. Dichiarato. E pronto a im­molarsi alla causa della guerra san­ta contro l'Occidente. Ai gendar­mi, come fa qualunque calciatore pizzicato in fallo dall’arbitro, ha chiesto per quale motivo avrebbe dovuto essere punito. Non ho fat­to nulla di male, arbitro, al massi­mo è un fallo di reazione, non sono io quello che ha cominciato. Per­dona loro perchè non sanno quel­lo che fanno.
E tre calciatori dell’Al Rashid, quando sui cieli della pa­tria scoccò l’ora del destino, ab­bandonarono i compagni di squa­dra per unirsi ai mujaheddin che si battevano in terra irachena. Majid Al Sawat, fu catturato men­tre stava per lanciarsi in una mis­sione suicida a Bagdad.
Il più famoso di tutti però è Nizar Trabelsi, tunisino del Fortuna Duesseldorf, convertito all'Islam radicale, indottrinato in Afghani­stan,
indifferente all’integrazio­ne, lui che viveva in un altro mon­do, ricco, amato e famoso. In ma­nette pure lui, beccato in un appar­t­amento di Bruxelles due giorni do­po l' 11 settembre con i piani sul ta­volo di un attacco ancora peggiore di quello di New York se invece che un dilettante fosse stato un professionista. Voleva colpire la base atomica di Kleine Brogel che, nel nord est del Paese, custodisce una dozzina di ogive nucleari con gli stessi esplosivi combinati usati contro gli americani a Nairobi e Dar es Salaam. Di Osama diceva: «Lo amo molto, come un padre». Le istruzioni per costruire l’ordi­gno gliele aveva date lui.Le colpe dei padri sono a volte le stesse dei figli. Pensare che anni fa i calciato­ri finivano in galera per motivi op­posti. Saeed Al-Owairan, il Mara­dona del deserto, a Usa 94 segnò lo stesso gol che Diego infilò all’In­ghilterra e fu coperto d’oro da re Fahd. Gli piacevano le donne però persino durante il Ramadan. L’aria del deserto cambiò. Tre an­ni di prigione per aver infranto la sharia. Gli piaceva vivere. Pratica­mente uno di noi.

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