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Italia Oggi Rassegna Stampa
24.01.2020 Il passato nazista della Bauer Verlag
Commento di Roberto Giardina

Testata: Italia Oggi
Data: 24 gennaio 2020
Pagina: 12
Autore: Roberto Giardina
Titolo: «Il passato nazista della Bauer»
Riprendiamo da ITALIA OGGI di oggi 24/01/2020, a pag.12, con il titolo "Il passato nazista della Bauer" il commento di Roberto Giardina.

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Roberto Giardina

La Bauer Verlag sta per festeggiare i 150 anni. Fondata nel 1875, la tona della casa editrice dedica alla prima metà, fino al 1945, appena otto righe e neanche una parola sul III Reich. Molte delle tardive rivelazioni sui rapporti di imprese e di giornali con il nazismo sono scontate. Come si può aver lavorato durante i 12 anni della dittatura senza aver taciuto e assecondato il regime? La domanda che ci si deve porre, ovviamente, è fino a che punto si ha collaborato, e se si è diventati complici. Oggi, la Bauer sostiene di non aver alcun documento su quel periodo. Il grande gruppo editoriale tedesco ha 600 testate in 17 paesi, circa due miliardi e 300 milioni di fatturato, 11.500 dipendenti, è rivelatore. Nel maggio del 1940, scrive Der Spiegel, l'editore Alfred Bauer comprò ad Amburgo, per pochi Reichsmark, i beni del commerciante ebreo Paul Dessauer. Aveva combattuto nella Grande Guerra, era stato ferito e decorato, e si illuse su Hitler: si considerava un tedesco, non aveva nulla da temere. I nazisti nel '39, lo arrestarono con l'accusa di aver tentato di portare all'estero il suo capitale.

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Liberato, gli avevano congelato tutti i suoi conti correnti. Dessauer fu costretto a liquidare i suoi beni per poter lasciare il Reich Comprò tutto, Alfred Bauer, e in questi casi l'acquirente doveva avere ottimi rapporti con il regime. Alfred Bauer, dopo la fine della guerra subì un processo da parte degli Alleati, e si difese: non era mai stato un nazista convinto, aveva chiesto la tessera del partito solo nel 1939 per poter continuare la pubblicazione delle sue riviste, e poter fronteggiare i continui attacchi alla sua «casa». Era stato costretto a licenziare diversi dipendenti e giornalisti non graditi al regime. Quando, dopo la fine del Reich, Paul Dessauer da New York chiese la istituzione dei suoi beni, o un indennizzo, gli avvocati della Bauer si opposero con forza: il prezzo pagato nel 1940, 90 mila Reichsmark, era quello reale in rapporto a quel periodo. E Alfred Bauer trovò testimoni secondo cui non aveva approfittato della situazione di pericolo di Dessauer. Erano tutti suoi dipendenti.

Ma Dessauer, in realtà, ottenne molto meno della cifra concordata: la Bauer pagò appena 28.575 Reichsmark, e prima di poter lasciare la Germania, fu costretto a pagare una tassa straordinaria per ottenere il visto, e un'altra imposta per i beni «posseduti da ebrei». Gli restò appena quel che bastava a comprare i biglietti. Le casse del trasloco, con mobili e suppellettili, non giunsero mai a New York, e furono messe all'asta alla fine del 1940. Dessauer morì nel 1952, i suoi eredi ottennero da Bauer un risarcimento straordinario di 9 mila Deutsche Mark, e altri 45 mila per il negozio nel centro di Amburgo. In realtà la Bauer Verlag continuò a prosperare negli anni Trenta, da piccola impresa di provincia a imperio editoriale, anche se la famiglia oggi si comporta come se «tra il 1933 e il 1945 la casa editrice non fosse esistita», denuncia lo storico Karl Christian Führer. Ad esempio, il Funk Wacht, una specie di Radiocorriere, passò da 40 mila copie a più di 400 mila. Impossibile senza l'appoggio dei capi del partito: la radio era considerata il miglior strumento di propaganda, e i periodici che pubblicavano notizie sulle trasmissioni erano strettamente controllati. Alfred Bauer consolidò le fortune di famiglia con investimenti in altri settori, soprattutto nell'immobiliare, comprando diverse proprietà di ebrei. Quando Hitler giunge al potere nel 1933, Heinrich Bauer, il padre di Alfred, denuncia un reddito di 49.252 Reichsmark, cinque anni dopo ha guadagnato 618,210 marchi. Oggi, la famiglia Bauer possiede sempre diversi immobili che appartennero a ebrei, costretti all'espatrio o finiti nei lager. Altre case editrici, come la DuMont o Bertelsmann, hanno aperto gli archivi agli storici, e lasciato esaminare e valutare il loro passato. Anche Der Spiegel, nato dopo la guerra nel 1947, controllò il passato dei suoi redattori, compromessi con il regime. Solo quest'anno la Bauer si è piegata alle pressioni, e affiderà a uno storico il compito di indagare sul suo passato.

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